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Fatta erigere dal marchese di Torino Olderico Manfredi per conservare le reliquie di San Giusto Martire, la chiesa abbaziale (poi divenuta cattedrale nel 1772) venne consacrata nel 1027. L'edificio è posto nel cuore di Susa, con portale di ingresso sull’attuale piazza Savoia, corrispondente al foro della città di età romano-imperiale, e accesso laterale dall’omonima piazza, in prossimità delle mura urbiche tardo-romane e della porta, nota come “Porta del Paradiso”. L'edificio, dotato in origine di un grande transetto aggettante e presbiterio, affiancato da quattro cappelle, in linea con le elaborazioni più aggiornate e prestigiose dell’architettura religiosa europea del tempo, fu profondamente rimaneggiato nell'area absidale nel 1321, data in cui si segnala l'urgenza di eseguire un intervento di rifacimento in quanto la zona minacciava rovina. Risale probabilmente a quella data l'obliterazione dell'originaria cripta romanica riemersa da poco grazie ad una campagna di scavo avviata nel 2021, che ha consentito di individuare al di sotto di un primo piano pavimentale, verosimilmente risalente alla fase sei/settecentesca dell’edificio, con impronta dell’altare, arretrato rispetto alla collocazione odierna dell’altera maggiore, un potente strato macerioso (h complessiva ca. 3 m), riconducibile all’attività di abbattimento delle strutture della basilica romanica, come indiziato dalla presenza di numerosi frammenti di intonaco e frammenti di stucco ancora con motivi fitomorfi e cornici ad ovoli, talora con tracce di policromia. La scoperta indubbiamente più inaspettata è data dalla presenza di una cripta, a ferro di cavallo, conservata al di sotto di quello che doveva essere il piano pavimentale della basilica romanica. Al momento non è ancora stato possibile individuare il sistema di accesso all’ambiente sotterraneo, forse costituito da duplice scalinata verosimilmente dislocata ai due lati dell’abside, in corrispondenza delle navate minori. Il muro perimetrale della cripta risulta scandito da almeno sei colonne in pietra, disposte ad intervalli regolari, prive di capitelli e impostate su basamento continuo. In corrispondenza del fondo della cripta, il progressivo avanzamento dell’indagine ha permesso di mettere in luce un duplice scalinata, con forma ad U capovolta che consente l’accesso ad un ulteriore ambiente ipogeo con sviluppo in senso est-ovest, non ancora interamente definito. I gradini della scalinata, sei in tutto, sono realizzati in pietra e conservano nell’alzata cospicue tracce di intonaco rosso, sul terzo gradino si individuano inoltre gli incassi di cardini forse da riferirsi ad un cancello. Ai lati della scalinata sono state rinvenute due colonnine esagonali in pietra. L’ambiente ipogeo, forse un martyrion destinato a conservare le reliquie del Santo, non sembra trovare al momento confronti diretti in altri edificio religiosi piemontesi.

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