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Daniela Bruno: Breve storia dei “frigoriferi” nei Beni del FAI

Daniela Bruno: Breve storia dei “frigoriferi” nei Beni del FAI

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Daniela Bruno: Breve storia dei “frigoriferi” nei Beni del FAI
Focus

13 maggio 2022

Come si conservavano cibi e bevande al freddo prima dei frigoriferi? Daniela Bruno ci racconta delle cinque ghiacciaie custodite nei Beni del FAI: manufatti eccellenti, testimoni dell’ingegno dell’uomo e della vita quotidiana che ruotava intorno alle dimore donate alla Fondazione.

Da italiani siamo portati ad associare al patrimonio culturale custodito nei musei il concetto di bellezza, ma è molto limitante. Il patrimonio culturale consiste anche di manufatti che non sono “belli”, ma che sono “eccellenti” perché realizzano il loro scopo attraverso l’ingegno, spesso segnando il progresso della civiltà umana.

Questa premessa perché vorrei parlare di un manufatto che non è bello, ma è eccellente e che ha indubbiamente segnato un progresso nelle condizioni di vita dell’uomo. Il primo brevetto di un frigorifero è americano data 1851, ma ci vollero settant’anni perché la General Motors mettesse in produzione il frigorifero moderno con un compressore di gas che produce il freddo. Fu una rivoluzione, perché fino ad allora per conservare i cibi al freddo li si riponevano in armadi caricati con del ghiaccio: le ghiacciaie. Questo sistema non si era mai innovato da secoli, anzi, millenni. Pare che in Mesopotamia nella città di Ur, ci fosse una casa del ghiaccio già 4.000 anni fa. I romani usavano le “niviere”, cavità sotterranee, dove la neve caduta d’inverno e portata giù dai monti era raccolta e pressata sotto strati di paglia isolante, per offrire sorbetti e bevande fredde al sollazzo dell’imperatore. Nei secoli la niviera degli antichi si è evoluta nella ghiacciaia, che si distingue perché è una vera e propria costruzione in muratura a pianta rotonda, non sotterranea, ma comunque seminterrata per favorire l’isolamento termico, coperta a volta ed emergente sotto forma di un piccolo edificio.

Le ghiacciaie nei Beni del FAI

Il FAI per ora è a conoscenza di cinque ghiacciaie nei suoi Beni.

La ghiacciaia più impressionante è a Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno, in provincia di Varese. Tra gli edifici rustici realizzati alla fine del Settecento, accanto alle cantine e all’imponente torchio cinquecentesco, c’è questa profonda cavità sotterranea dalle pareti ricurve e impermeabilizzate. Qui si accedeva da una porticina per immagazzinare sopra la neve ghiacciata i prodotti della villa, che era anche un’azienda agricola: pere, mele, pesche coltivate sulle terrazze e altri cibi deperibili.

La ghiacciaia più romantica è a Villa Panza, sul colle di Biumo, sempre a Varese. Nel 1830 il proprietario, che era allora il Duca Pompeo Litta, affidò a Luigi Canonica, il più famoso architetto di epoca neoclassica e che fu anche al servizio di Napoleone, oltre alla costruzione di un grande salone da pranzo, con ala dei rustici e delle scuderie, anche la sistemazione di una parte del giardino improntata al gusto romantico inglese allora di gran moda. L’architetto disegnò un parco mosso da collinette e sopra una di queste, tra alberi ombrosi, fece realizzare un tempietto classicheggiante che nasconde ben protetta la grotta di una ghiacciaia.

La ghiacciaia più commovente, invece, è a Villa del Balbianello sul lago di Como. Commovente perché qui, in una cavità profonda, sovrastata da un piccolo edificio con tetto di beole removibili quando nevicava, nascosto tra i pini e le palme del rigoglioso giardino si conservano le ceneri di Guido Monzino, ultimo proprietario della villa donata al FAI nel 1988. La sua passione per l’alpinismo lo portò sulle vette del mondo dall’Everest al Kilimangiaro. Simbolicamente, proprio in una ghiacciaia Monzino volle essere sepolto.

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La ghiacciaia più misteriosa è al Castello di Masino, vicino a Ivrea. Misteriosa perché non sappiamo dove era, ma sappiamo che c’era, ne parlano i documenti dell’archivio storico.

Il 3 gennaio 1787 il Conte Valperga di Masino scrisse al suo agente di approfittare della neve caduta per raccoglierla nella ghiacciaia, così da risparmiare sulle costose forniture di ghiaccio che per esempio, per una colazione al Castello con i figli di re Carlo Emanuele III, fu portato da Andrate che era un po’ più a monte.

Infine, recentemente abbiamo ripulito dalla vegetazione la ghiacciaia di Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia, vicino a Padova. Ai margini del giardino che qui tradizionalmente si chiama “brolo” e che in realtà è un orto produttivo ancora solcato da vigne e punteggiato di alberi di marasche, si trova il solito edificio rotondo seminterrato, rivestito in muratura con la volta crollata. Vi si accedeva da un corridoio con doppia porta per isolarlo dall’esterno. Il pavimento in legno era sopraelevato e poggiava sulla muratura che corre tutto intorno, affinché l’acqua di scioglimento percolasse nel terreno sottostante. Possiamo immaginare che qui si conservassero frutta e ortaggi, ma sappiamo che nel Cinquecento si faceva uso proprio del ghiaccio per gelati, sorbetti e granatine e per refrigerare le bevande, tra cui il vino. Un gran lusso per i vescovi padovani proprietari della villa, un vizio poco salutare secondo Alvise Cornaro, amministratore della stessa curia, committente della villa e autore di un trattato sulla Vita Sobria.

Recentemente abbiamo ripulito questa ghiacciaia per studiarla meglio, perché questo piccolo edificio, apparentemente poco interessante e di certo non bello ci fa toccare con mano alcuni aspetti della vita quotidiana della villa non meno utili a ricostruirne la storia ad esempio dell’analisi delle sue pitture. Abbiamo affidato approfondimenti all’università di Padova tramite borse di studio e abbiamo potuto farlo solo grazie a un generoso e affezionato sostenitore del FAI, partner per la valorizzazione di Villa dei Vescovi che ha rinnovato anche quest'anno il suo contributo: un’azienda che si chiama Epta e, pensate un po’, è un gruppo multinazionale specializzato nella refrigerazione commerciale, storicamente presente nel territorio con i marchi Costan ed Eurocryor e i suoi siti produttivi di Solesino (PD) e Limana (BL).

Daniela Bruno, Vice Direttrice Generale FAI per gli Affari Culturali

La Vita Sobria – Stili di vita sostenibili

Domenica 29 maggio non perderti a Villa dei Vescovi “La Vita Sobria”: nel segno delle idee avveniristiche di Alvise Cornaro, una giornata per ricavare spunti per interpretare concretamente uno stile di vita sano, in armonia con l’ambiente, rispettoso di sé e degli altri. Si potranno approfondire tanti temi legati a tutti gli accorgimenti di risparmio energetico implementabili nelle proprie case, sperimentare benefici del vivere con consapevolezza a basso impatto ambientale, ricavare linee guida per il risparmio idrico ed energetico: buone pratiche concrete da applicare nella quotidianità.

Per scoprire tutto il programma della giornata clicca qui

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