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POZZO SACRO MILIS

POZZO SACRO MILIS

GOLFO ARANCI, SASSARI

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POZZO SACRO MILIS
ll tempio a pozzo di Milis, ubicato nel territorio di Golfo Aranci, uno dei più importanti della zona, risale al VIII - VII secolo A.C. Fu scavato da Domenico Lovisato nel 1889. Il sito, ubicato nei pressi del moderno porto e della stazione ferroviaria, è tutt’oggi scarsamente studiato e valorizzato, nonostante sia immerso in un’area strategica per lo sviluppo turistico e culturale del territorio. Il sito si trova tra due fasce di binari (in parte dismessi) su un terreno di proprietà di RFI, e l’unico accesso è tramite una proprietà privata chiusa con cancelli. Presenta la parte esterna gravemente danneggiata dai lavori svolti nell’800 per la costruzione della linea ferroviaria. Lo studioso Dionigi Panedda ipotizza che, durante la posa del binario adiacente, nel 1883 sia stata demolita l'area circolare antistante. ll pozzo è una delle attrazioni, nonché luogo di studi archeologi, di Golfo Aranci soprattutto perché, nel mistero che lo caratterizza, si potrebbe nascondere gran parte della storia del paese. Esso rappresenta il sito di ricerca, oseremo dire, più importante presente nel territorio golfarancino. In passato veniva chiamato Puttu Romanu (Pozzo Romano). Si sa di certo che il pozzo veniva utilizzato dalle imbarcazioni, che frequentavano le coste per il rifornimento dell'acqua e fu sfruttato fino a poche decine di anni fa come pura e semplice cisterna per l'approvvigionamento dei naviganti. Il pozzo, con un orientamento Sud-Est, è costruito con conci di scisto e calcare finemente lavorati e posti a filari; il vano scala è formato attualmente da 22 gradini (al momento dello scavo se ne contavano almeno 40). La copertura del vano è gradonata. La camera del pozzo, di pianta ellittica e con copertura ad ogiva piuttosto slanciata, è stata danneggiata in tempi recenti con la creazione di una luce funzionale per l’installazione di un sistema idraulico per la captazione delle acque; risulta danneggiata anche la contro cupola, che presenta un diametro di circa 5 m. e con un’altezza residua di circa 1 m., che trova confronti con quella di “Funtana Coberta” di Ballao (intatta) e quella del pozzo di “Sa Testa” di Olbia. A copertura della maestosa rampata troviamo usato il solito sistema, comune alle costruzioni del genere, che dà l'impressione, come si è osservato per Sa Testa, di una scala vista dal di sotto. Essendo però la tromba della scala a sezione trapezoidale, con progressivo restringimento verso l'alto, i blocchi di copertura dei lastroni di scisto locale sono monolitici e poggiano, progressivamente degradando, suoi regolari piani di posa dei due lati. I numerosi ritrovamenti di oggetti nell’area circostante (nel 1884 lo studioso Pietro Tamponi ritrovò un anellino d'oro del peso di 10 grammi acquistato poi dal museo di Cagliari; nel 1937 il soprintendente Doro Levi ritrovò “un pugnalato ben conservato e da buona patina” e “una piccola, ma belle fibula italica ad arco, lunga staffa e bottoncino” databile V Sec A.C. Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano) inducono a pensare che con eventuali scavi intorno al perimetro del pozzo, si potrebbero fare nuove scoperte che aiuterebbero a capire meglio il suo uso e la sua posizione insolita paragonata rispetto agli altri pozzi sacri nuragici presenti in Sardegna. Il sito attualmente non accessibile e non fruibile necessita di importanti interventi di messa in sicurezza e valorizzazione.

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ll tempio a pozzo di Milis, ubicato nel territorio di Golfo Aranci, uno dei più importanti della zona, risale al VIII - VII secolo A.C. Fu scavato da Domenico Lovisato nel 1889. Il sito, ubicato nei pressi del moderno porto e della stazione ferroviaria, è tutt’oggi scarsamente studiato e valorizzato, nonostante sia immerso in un’area strategica per lo sviluppo turistico e culturale del territorio. Il sito si trova tra due fasce di binari (in parte dismessi) su un terreno di proprietà di RFI, e l’unico accesso è tramite una proprietà privata chiusa con cancelli. Presenta la parte esterna gravemente danneggiata dai lavori svolti nell’800 per la costruzione della linea ferroviaria. Lo studioso Dionigi Panedda ipotizza che, durante la posa del binario adiacente, nel 1883 sia stata demolita l'area circolare antistante. ll pozzo è una delle attrazioni, nonché luogo di studi archeologi, di Golfo Aranci soprattutto perché, nel mistero che lo caratterizza, si potrebbe nascondere gran parte della storia del paese. Esso rappresenta il sito di ricerca, oseremo dire, più importante presente nel territorio golfarancino. In passato veniva chiamato Puttu Romanu (Pozzo Romano). Si sa di certo che il pozzo veniva utilizzato dalle imbarcazioni, che frequentavano le coste per il rifornimento dell'acqua e fu sfruttato fino a poche decine di anni fa come pura e semplice cisterna per l'approvvigionamento dei naviganti. Il pozzo, con un orientamento Sud-Est, è costruito con conci di scisto e calcare finemente lavorati e posti a filari; il vano scala è formato attualmente da 22 gradini (al momento dello scavo se ne contavano almeno 40). La copertura del vano è gradonata. La camera del pozzo, di pianta ellittica e con copertura ad ogiva piuttosto slanciata, è stata danneggiata in tempi recenti con la creazione di una luce funzionale per l’installazione di un sistema idraulico per la captazione delle acque; risulta danneggiata anche la contro cupola, che presenta un diametro di circa 5 m. e con un’altezza residua di circa 1 m., che trova confronti con quella di “Funtana Coberta” di Ballao (intatta) e quella del pozzo di “Sa Testa” di Olbia. A copertura della maestosa rampata troviamo usato il solito sistema, comune alle costruzioni del genere, che dà l'impressione, come si è osservato per Sa Testa, di una scala vista dal di sotto. Essendo però la tromba della scala a sezione trapezoidale, con progressivo restringimento verso l'alto, i blocchi di copertura dei lastroni di scisto locale sono monolitici e poggiano, progressivamente degradando, suoi regolari piani di posa dei due lati. I numerosi ritrovamenti di oggetti nell’area circostante (nel 1884 lo studioso Pietro Tamponi ritrovò un anellino d'oro del peso di 10 grammi acquistato poi dal museo di Cagliari; nel 1937 il soprintendente Doro Levi ritrovò “un pugnalato ben conservato e da buona patina” e “una piccola, ma belle fibula italica ad arco, lunga staffa e bottoncino” databile V Sec A.C. Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano) inducono a pensare che con eventuali scavi intorno al perimetro del pozzo, si potrebbero fare nuove scoperte che aiuterebbero a capire meglio il suo uso e la sua posizione insolita paragonata rispetto agli altri pozzi sacri nuragici presenti in Sardegna. Il sito attualmente non accessibile e non fruibile necessita di importanti interventi di messa in sicurezza e valorizzazione.
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