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ABBAZIA DI SAN DONNINO IN SOGLIO

ABBAZIA DI SAN DONNINO IN SOGLIO

ROCCA SAN CASCIANO, FORLI CESENA

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ABBAZIA DI SAN DONNINO IN SOGLIO
A tre chilometri da Rocca San Casciano, verso S. Zeno e Galeata, si trova l’abbazia benedettina di San Donnino, dedicata al santo martirizzato a Fidenza nel III secolo e protettore della città emiliana. Chiesa e monastero furono retti intorno all’anno Mille, probabilmente alle dipendenze dell’abbazia di San Benedetto in Alpe (risalente al IX secolo) o come eremo dell’abbazia benedettina di Sant’Andrea di Dovadola. La primitiva chiesa, dedicata a San Donnino in Soglio, cioè in trono (come abate), era in origine a tre navate, con abside affrescata da artisti di scuola riminese del Trecento, che raccontavano la vita del santo e di cui restano alcune tracce. Le sculture romaniche erano in pietra d’Istria, i cui frammenti sono stati incastonati nella facciata della chiesa rifatta nel Settecento, a una sola navata e più piccola. Oggi è affiancata dall’ex palazzo abbaziale, che, con la sua base a scarpata e le mura possenti, presenta ancora la struttura difensiva dell’intera costruzione medievale. Fu, infatti, il medioevo il periodo di massimo splendore di quest’abbazia, centro spirituale, culturale ed economico sull’Appennino; legata all’abbazia di S. Benedetto in Alpe, di S. Ellero e all’eremo di Camaldoli. Aveva anche legami di dominio sui vicini castelli di Montecerro, Orsarola e Montevecchio dei Rocchi, località descritte dalla “Descriptio romandiolae” del cardinal Anglico nel 1371. Nel 1337 San Donnino è citato nel capitolo monastico di quell’anno come secondo monastero della diocesi di Forlimpopoli. Nel 1368 è abate un certo Giacomo, cui si riferisce, secondo lo storico don Mambrini di Galeata, la scritta “in caratteri gotici posta dietro l’altar maggiore”, ancora visibile, “che però deve ricordare un’opera da lui compiuta, forse gli affreschi” dell’abside. Il monastero fu soppresso dopo il Concilio di Trento (concluso nel 1563), ad opera di San Carlo Borromeo, legato del Papa a Ravenna. Da allora rimase parrocchia. Nella vicina località di Zuccherelle avvenne un presunto miracolo il 21 luglio 1505 e vi fu costruita una chiesetta dedicata alla Madonna della Fonte, ancor oggi esistente. L’interno della chiesa è oggi spoglio. Nella facciata, invece, sopra la porta, sono incastonate alcune sculture in pietra d’Istria della chiesa primitiva con caratteristiche preromane, risalenti forse alla costruzione dell’edificio, avvenuta secondo alcuni, intorno al 1070-1080. La scultura a sinistra rappresenta S. Pietro che regge nella mano destra il pastorale e nell’altra le chiavi del Paradiso; al centro si trova l’Agnello con la croce (Cristo); sulla destra, un monaco con un incensiere fumante. Sotto la scritta “HOC OPUS FECIT DOMINUS PETRUS ABAS” (l’abate Pietro fece quest’opera), si trovano tre dei quattro evangelisti (il leone di S. Marco, il vitello di S. Luca e l’uomo angelicato di S. Matteo, rappresentati nel simbolo degli animali apocalittici). Manca l’aquila di S. Giovanni, che si trovava nel proseguimento della pietra. Fanno parte di queste sculture il bassorilievo dei “santi gemini” e le sculture delle colombe che si abbeverano, ora nella chiesa del Suffragio a Rocca San Casciano. Oggi l’abbazia di San Donnino è meta di escursionisti da tutta la Romagna e non solo per la bellezza dell’ambiente e del panorama, oltre che per il fascino spirituale e storico della località.

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ABBAZIA DI SAN DONNINO IN SOGLIO
A tre chilometri da Rocca San Casciano, verso S. Zeno e Galeata, si trova l’abbazia benedettina di San Donnino, dedicata al santo martirizzato a Fidenza nel III secolo e protettore della città emiliana. Chiesa e monastero furono retti intorno all’anno Mille, probabilmente alle dipendenze dell’abbazia di San Benedetto in Alpe (risalente al IX secolo) o come eremo dell’abbazia benedettina di Sant’Andrea di Dovadola. La primitiva chiesa, dedicata a San Donnino in Soglio, cioè in trono (come abate), era in origine a tre navate, con abside affrescata da artisti di scuola riminese del Trecento, che raccontavano la vita del santo e di cui restano alcune tracce. Le sculture romaniche erano in pietra d’Istria, i cui frammenti sono stati incastonati nella facciata della chiesa rifatta nel Settecento, a una sola navata e più piccola. Oggi è affiancata dall’ex palazzo abbaziale, che, con la sua base a scarpata e le mura possenti, presenta ancora la struttura difensiva dell’intera costruzione medievale. Fu, infatti, il medioevo il periodo di massimo splendore di quest’abbazia, centro spirituale, culturale ed economico sull’Appennino; legata all’abbazia di S. Benedetto in Alpe, di S. Ellero e all’eremo di Camaldoli. Aveva anche legami di dominio sui vicini castelli di Montecerro, Orsarola e Montevecchio dei Rocchi, località descritte dalla “Descriptio romandiolae” del cardinal Anglico nel 1371. Nel 1337 San Donnino è citato nel capitolo monastico di quell’anno come secondo monastero della diocesi di Forlimpopoli. Nel 1368 è abate un certo Giacomo, cui si riferisce, secondo lo storico don Mambrini di Galeata, la scritta “in caratteri gotici posta dietro l’altar maggiore”, ancora visibile, “che però deve ricordare un’opera da lui compiuta, forse gli affreschi” dell’abside. Il monastero fu soppresso dopo il Concilio di Trento (concluso nel 1563), ad opera di San Carlo Borromeo, legato del Papa a Ravenna. Da allora rimase parrocchia. Nella vicina località di Zuccherelle avvenne un presunto miracolo il 21 luglio 1505 e vi fu costruita una chiesetta dedicata alla Madonna della Fonte, ancor oggi esistente. L’interno della chiesa è oggi spoglio. Nella facciata, invece, sopra la porta, sono incastonate alcune sculture in pietra d’Istria della chiesa primitiva con caratteristiche preromane, risalenti forse alla costruzione dell’edificio, avvenuta secondo alcuni, intorno al 1070-1080. La scultura a sinistra rappresenta S. Pietro che regge nella mano destra il pastorale e nell’altra le chiavi del Paradiso; al centro si trova l’Agnello con la croce (Cristo); sulla destra, un monaco con un incensiere fumante. Sotto la scritta “HOC OPUS FECIT DOMINUS PETRUS ABAS” (l’abate Pietro fece quest’opera), si trovano tre dei quattro evangelisti (il leone di S. Marco, il vitello di S. Luca e l’uomo angelicato di S. Matteo, rappresentati nel simbolo degli animali apocalittici). Manca l’aquila di S. Giovanni, che si trovava nel proseguimento della pietra. Fanno parte di queste sculture il bassorilievo dei “santi gemini” e le sculture delle colombe che si abbeverano, ora nella chiesa del Suffragio a Rocca San Casciano. Oggi l’abbazia di San Donnino è meta di escursionisti da tutta la Romagna e non solo per la bellezza dell’ambiente e del panorama, oltre che per il fascino spirituale e storico della località.
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