«Le Giornate del FAI, megafono di un impegno che dura 365 giorni dal 1975»

«Le Giornate del FAI, megafono di un impegno che dura 365 giorni dal 1975»

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«Le Giornate del FAI, megafono di un impegno che dura 365 giorni dal 1975»
Focus

09 marzo 2026

Il discorso del Presidente FAI Marco Magnifico in occasione della conferenza stampa della XXXIV edizione delle Giornate FAI di Primavera, che si è tenuta il 9 marzo 2026 a Roma presso il Ministero della Cultura, alla presenza del Ministro Alessandro Giuli.

Caro signor Ministro, care e cari amiche e amici che siete in sala oggi oppure collegati da casa o dai vostri uffici, un giorno come tanti altri del 1992 eravamo seduti nello studio della nostra presidente Giulia Maria Crespi in corso Venezia 20 a Milano a domandarci, come sempre più spesso facevamo, cosa e come potevamo fare perché l’Italia si accorgesse di noi.

Nel ’92 i Beni della Fondazione in tutta Italia erano 9 rispetto ai 75 di oggi, gli iscritti 15 mila rispetto ai 320 mila del 2025 e i visitatori paganti nei nostri Beni poche migliaia in tutto; oggi sono 1 milione e 200 mila in crescita costante. Eravamo un ardimentoso gruppetto, godevamo della generosa fiducia di pochi amici e della considerazione di poche migliaia di iscritti ma dopo poco più di 15 anni di esistenza volevamo e dovevamo uscire dallo stagno.

La Fondazione Napoli 99 di Maurizio e Mirella Barracco aveva proprio in quel 1992 da poco concluso con grande clamore e ammirazione la prima edizione di Napoli Porte Aperte e siccome copiare dai più bravi è una buona pratica se può essere di stimolo a far meglio e di più, decidemmo di provare a far la stessa cosa; ma in tutta Italia.

L’Italia del FAI nel ’92 era, però, quasi tutta al Nord e assai piccola; i presidi FAI sul territorio erano 30 rispetto ai quasi 380 di oggi e quel 20 marzo 1993 – giorno della prima edizione della Giornata FAI di Primavera (che aveva come sottotitolo “Aperto per non dimenticare” perché allora era ancora l’oblio il grande nemico del nostro Patrimonio) – i Beni aperti furono circa 50 in tutta Italia; il prossimo weekend saranno 780 e anche se non è di numeri che voglio parlare oggi, non posso non ricordare con orgoglio come nelle precedenti 33 edizioni siano stati più di 13 milioni gli Italiani coinvolti dal FAI nel visitare oltre 17 mila monumenti mai o poco aperti in oltre 7.600 città, cittadine, paesi e campagne della Nazione.

Se quel giorno del 1992 volevamo attenzione, ce l’abbiamo fatta!

Le Giornate FAI di Primavera – assieme a quelle più recenti d’Autunno – sono diventate la più imponente manifestazione di piazza dedicata al Patrimonio storico e paesaggistico che si organizza in Italia e il fatto di presentarla qui assieme a lei, signor Ministro, sottolinea lo spirito sussidiario che da sempre anima ogni attività del FAI a fianco delle Istituzioni della Repubblica. La notorietà e il successo delle Giornate FAI, se Dio vuole, non tramontano e le Delegazioni del FAI – eroiche, civili, appassionate, ardimentose e curiose – continuano sorprendentemente a sfornare nuove proposte di aperture straordinarie che si affiancano a tante di successo delle precedenti edizioni; anche nell’edizione 2026 molte di esse saranno raccontate dagli Apprendisti Ciceroni, studenti tra i 15 e i 18 anni, che quest’anno saranno oltre 17 mila! Un grande progetto educativo.

Tutto benissimo quindi; tutto come sempre esaltante e incoraggiante anche perché l’interesse dei nostri concittadini non scema... anzi!

In occasione di questa prima Giornata di Primavera dei nostri secondi 50 anni abbiamo però iniziato a ragionare, con i colleghi e con i nostri Delegati – con i quali ci siamo appena riuniti in assemblea lo scorso 21 febbraio al Petruzzelli di Bari (eravamo in 800!) – su un necessario cambio della prospettiva con la quale vedere, promuovere e comunicare questo strepitoso evento la cui apparente ripetitività non mette certo in discussione la nostra più decisa volontà di continuare a dargli tutto il peso e la considerazione che merita.

Se infatti le Giornate FAI di Primavera nacquero nel ’92 per “far parlare del FAI” e farci uscire dallo stagno, oggi bisogna fare un passo in più e fare in modo che esse, non isolate nel loro successo ma pienamente integrate nell’immagine globale della Fondazione, diventino a tutti gli effetti la principale occasione annuale per far capire che cosa facciamo tutti i giorni e che l’iscrizione al FAI che in quei due giorni chiediamo in tutte le piazze con insistenza e tenacia serve a sostenere la complessa realtà quotidiana di una Fondazione che acquisisce, restaura e valorizza per sempre e per tutti Beni culturali e paesaggistici di ogni tipo, dimensione e varietà (dai castelli agli alpeggi di montagna, dalle grandi ville con i loro giardini alle piccole botteghe come l’antica barberia Giacalone di Genova) in grado di raccontare 365 giorni l’anno – e non solo due – la loro storia e, con la loro, quella dell’Italia.

Le Giornate del FAI dunque come apice annuale del coinvolgimento della collettività in quella attività di educazione che svolgiamo tutti i giorni nei nostri Beni e che, come recita lo Statuto, è lo scopo esclusivo della missione del FAI; non un fuoco d’artificio apparentemente isolato e quasi altro dalla attività quotidiana ma momento tentacolare e spettacolare di una più silente, impegnativa, onerosa e costante opera che dal Monte Grappa (l’Alpeggio di Monte Fontana Secca e Col de Spadaròt) a Pantelleria (il Giardino Pantesco Donnafugata) il FAI svolge ogni giorno a servizio dei 75 Beni della Fondazione, 60 dei quali aperti regolarmente al pubblico e 15 in restauro.

Perché, ricordiamocelo: una Fondazione È i suoi Beni.

Nel 2026 sono ben 150 i cantieri e i progetti di restauro e valorizzazione in programma di cui 27 già aperti e in corso oggi; 170 i professionisti e i consulenti esterni di ogni tipo coinvolti e 110 le imprese e gli artigiani ai quali daremo un insieme variegato di lavori che, per quest’anno, ammonteranno a quasi 12 milioni di euro; a questi si aggiungono almeno altri 2 milioni per la manutenzione ordinaria che, come ognun sa (ma in Italia non è poi così di moda) è il segreto di Pulcinella per assicurare un futuro certo a un monumento d’arte o di natura. Uno sforzo che se da un lato ci fa ogni anno tremar le vene ai polsi dall’altro ci esalta grazie alla spettacolare diversità degli interventi e al favore, l’interesse e la generosità con cui siamo premiati e incoraggiati dal numero sempre crescente di chi decide di iscriversi così dando futuro a un FAI condannato a crescere per far bene a questo nostro straordinario Paese.

I nostri Beni, però, non sono solo il risultato di una costante opera di restauro e manutenzione e uno spunto educativo per raccontare un brano di storia italiana ma anche l’incarnazione quotidiana del nostro modo di essere presenti, attivi, dinamici e quando serve polemici nel grande teatro del dibattito nazionale sulla tutela e la valorizzazione del Patrimonio.

Non tanto con le parole (poche) ma con i fatti: tanti. Per dimostrare che se si vuole si può!

La sostenibilità energetica della maggioranza dei nostri Beni è la dimostrazione che siccome si deve, appunto!, si può anche se il tema dell’impatto degli impianti rinnovabili sul paesaggio può essere catastrofico se non si rispetta – come da troppe parti si tenta di non rispettare – la scelta obbligatoria di realizzarli solo e soltanto sulle aree giudicate idonee; la nostra attività di agricoltori (centinaia ormai gli ettari che possediamo di agrumeti, boschi, alpeggi e vigneti che manteniamo con pratiche colturali rigorosamente biologiche) dimostra che è possibile, e quindi doveroso sostenendo i piccoli agricoltori, tutelare il paesaggio coltivandolo anche facendo a meno della agricoltura intensiva che banalizza il paesaggio e depaupera il suolo; unici sul lago di Como soffocato come tante altre zone d’Italia dal turismo eccessivo, abbiamo limitato del 30% gli ingressi alla nostra Villa del Balbianello… speravamo di essere da esempio ma ci illudevamo; nessuno ci ha ancora emulato ma dovranno farlo se non vogliono finire come Re Mida come spesso rammento dalle pagine dei giornali locali; lo studio, il monitoraggio e le complesse operazione di consolidamento del suolo che mettiamo in atto e che sono indispensabili per evitare tragedie come quella di Niscemi rammentano quanto la lotta al dissesto idrogeologico debba essere la più imponente e la più urgente delle opere pubbliche a cui pensare e nel nostro piccolo (ma mica tanto) abbiamo investito quasi 1 milione e mezzo in questi ultimi due anni tra il Giardino della Kolymbethra, dove un costone roccioso di calcarenite stava sfaldandosi rischiando di far precipitare a valle – esattamente come a Niscemi – le nostre Case Montana e Villa Gregoriana a Tivoli, dove con un sofisticato e diffuso sistema di spie monitoriamo il movimento di tutto il versante verso il baratro dell’Aniene; e da ultimo vogliamo essere presenti con i fatti anche nella rigenerazione del paesaggio suburbano così spesso umiliato, in alcune delle sue più belle contrade, da una speculazione che ha partorito una miriade di piccoli mostri che ne hanno ucciso per sempre la bellezza.

Abbiamo aperto proprio mercoledì scorso in Veneto un cantiere nei pressi di quel sommo capolavoro di architettura, poesia e spirito che è la Tomba Memoriale Brion di Carlo Scarpa ad Altivole (donato al FAI da Ennio Brion – e da sua sorella Donatella – nel 2022) dove il crescente (e in parte preoccupante) aumento dei visitatori ci obbliga a realizzare un centro servizi per toilette, ristoro e aule didattiche che in un cimitero non possono trovar posto. Invece di costruire abbiamo comperato una orrenda villetta e invece di demolirla e ricostruirla abbiamo chiesto a Michele De Lucchi di farla diventar bella; trasformare un ranocchio in un principe per dimostrare che, anche se non del tutto, rigenerare un paesaggio deturpato è possibile…

Le Giornate del FAI di Primavera, quindi, sempre di più come un grande e potente megafono per raccontare chi siamo e cosa facciamo ogni giorno; non uno spettacolare evento isolato ma il testimone di un impegno quotidiano e diffuso in tutto il Paese, di un ardimento, di una curiosità, di uno spirito di servizio e di una attenzione concreta ai temi della tutela che si affida al sostegno di un numero sempre maggiore di cittadini per continuare, di fianco e con le istituzioni dello Stato, a far bene al Paese più bello del mondo: il nostro.

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