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SAN GIOVANNI DI BOLVELLO E L’ANTICA FORNACE DI LATERIZI

SAN GIOVANNI DI BOLVELLO E L’ANTICA FORNACE DI LATERIZI

FIASTRA, MACERATA

530°

POSTO

6

VOTI 2023
SAN GIOVANNI DI BOLVELLO E L’ANTICA FORNACE DI LATERIZI
La piccola frazione di S. Giovanni di Bolvello, nel comune di Fiastra (MC) prende il nome dal santo a cui è dedicata la chiesa. Il piccolo borgo è stato abbandonato fin dagli anni ‘50 del secolo scorso quando anche l’ultima famiglia si trasferì; ma fino agli anni ’40 la fornace di laterizi, di cui rimangono ormai pochi resti, dava lavoro a molte persone. Il tetto del forno è quasi completamente crollato, ma rimane intatta la fornace dove venivano accatastati i manufatti pronti per la cottura e anche la camera di combustione è ancora perfettamente conservata. Accanto alla fornace c’è ancora il pozzo che forniva acqua per la realizzazione dei mattoni e dei coppi. Il terreno intorno alla fornace è ricco di argilla che serviva per la realizzazione dei manufatti. Resti di coppi, di mattoni da costruzione, di pianelle per pavimenti sono ancora lì a testimoniare un’arte antica di imprenditoria artigianale pre-industriale. La chiesa, ad una sola navata con struttura a capanna e in parte distrutta dal recente terremoto del 2016, è dedicata a S. Giovanni. Fino al 1980 il 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni, dalla chiesa di S. Martino partiva la processione che dalla frazione di Colli, portava i fedeli fino al piccolo borgo. Alla vigilia della festa le donne e i bambini di S. Martino si recavano a San Giovanni per ripulire ed addobbare la chiesa. Le ragazze raccoglievano fiori odorosi per preparare “l’acqua di San Giovanni”. Nell’acqua non dovevano mancare le piante care al Santo: le piante scacciadiavoli e scacciastreghe che nella notte fatata volavano nel cielo. Perciò le anziane del paese suggerivano di mettere l’iperico, foglie di noce, l’erba di San Pietro, ma anche l’artemisia e la ruta. La spighetta e il rosmarino, insieme a vari tipi di menta, completavano la raccolta. Ma c’era una tradizione che le ragazze rispettavano scrupolosamente ogni anno per conoscere il “mestiere” del futuro sposo. Alla vigilia della festa, prima dell’Ave Maria, cioè prima del tramonto, si metteva l’albume di un uovo in una bottiglia piena per metà di acqua, possibilmente presa dalla sorgente che sgorgava presso la chiesa di San Giovanni, si metteva poi la bottiglia fuori dalla finestra della camera della ragazza. Durante la notte sarebbe passato il Santo a benedire l’acqua e dai segni che avrebbe lasciato nell’albume si poteva “interpretare” la professione del futuro sposo. Il sentiero che porta a San Giovanni attraversa boschi di castagni , in alcuni tratti è costeggiato da antichi muretti a secco, ed è inserito in una delle tappe del “Cammino delle Terre Mutate”, percorso di solidarietà che porta ogni anno centinaia di camminatori attraverso i territori di Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio colpiti dal terremoto.

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SAN GIOVANNI DI BOLVELLO E L’ANTICA FORNACE DI LATERIZI
La piccola frazione di S. Giovanni di Bolvello, nel comune di Fiastra (MC) prende il nome dal santo a cui è dedicata la chiesa. Il piccolo borgo è stato abbandonato fin dagli anni ‘50 del secolo scorso quando anche l’ultima famiglia si trasferì; ma fino agli anni ’40 la fornace di laterizi, di cui rimangono ormai pochi resti, dava lavoro a molte persone. Il tetto del forno è quasi completamente crollato, ma rimane intatta la fornace dove venivano accatastati i manufatti pronti per la cottura e anche la camera di combustione è ancora perfettamente conservata. Accanto alla fornace c’è ancora il pozzo che forniva acqua per la realizzazione dei mattoni e dei coppi. Il terreno intorno alla fornace è ricco di argilla che serviva per la realizzazione dei manufatti. Resti di coppi, di mattoni da costruzione, di pianelle per pavimenti sono ancora lì a testimoniare un’arte antica di imprenditoria artigianale pre-industriale. La chiesa, ad una sola navata con struttura a capanna e in parte distrutta dal recente terremoto del 2016, è dedicata a S. Giovanni. Fino al 1980 il 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni, dalla chiesa di S. Martino partiva la processione che dalla frazione di Colli, portava i fedeli fino al piccolo borgo. Alla vigilia della festa le donne e i bambini di S. Martino si recavano a San Giovanni per ripulire ed addobbare la chiesa. Le ragazze raccoglievano fiori odorosi per preparare “l’acqua di San Giovanni”. Nell’acqua non dovevano mancare le piante care al Santo: le piante scacciadiavoli e scacciastreghe che nella notte fatata volavano nel cielo. Perciò le anziane del paese suggerivano di mettere l’iperico, foglie di noce, l’erba di San Pietro, ma anche l’artemisia e la ruta. La spighetta e il rosmarino, insieme a vari tipi di menta, completavano la raccolta. Ma c’era una tradizione che le ragazze rispettavano scrupolosamente ogni anno per conoscere il “mestiere” del futuro sposo. Alla vigilia della festa, prima dell’Ave Maria, cioè prima del tramonto, si metteva l’albume di un uovo in una bottiglia piena per metà di acqua, possibilmente presa dalla sorgente che sgorgava presso la chiesa di San Giovanni, si metteva poi la bottiglia fuori dalla finestra della camera della ragazza. Durante la notte sarebbe passato il Santo a benedire l’acqua e dai segni che avrebbe lasciato nell’albume si poteva “interpretare” la professione del futuro sposo. Il sentiero che porta a San Giovanni attraversa boschi di castagni , in alcuni tratti è costeggiato da antichi muretti a secco, ed è inserito in una delle tappe del “Cammino delle Terre Mutate”, percorso di solidarietà che porta ogni anno centinaia di camminatori attraverso i territori di Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio colpiti dal terremoto.
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