Ai margini del borgo storico di Recanati, accanto al cinquecentesco Monastero di Santo Stefano, si apre l’Orto sul Colle dell’Infinito, luogo dove il giovane Leopardi concepì e ambientò, nel 1819, la sua lirica più celebre. Per secoli hortus conclusus delle monache, coltivato con fiori, ortaggi e alberi da frutto, l’orto divenne per il poeta un rifugio di quiete e solitudine, uno spazio raccolto da cui lo sguardo si perdeva sulle dolci linee dei Monti Sibillini e del mare.
Affidato al FAI nel 2017 dal Comune di Recanati, dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani e dal Centro Mondiale della Poesia e della Cultura "Giacomo Leopardi", l’orto è stato restaurato e restituito al pubblico come luogo di contemplazione e memoria, per offrire un’esperienza interiore oltre che paesaggistica.
Visitare questo Bene FAI significa riscoprire, oggi come due secoli fa, il senso profondo di quei versi: l’infinito non come paesaggio esterno, ma come dimensione interiore in cui ciascuno può riconoscersi.
Edificio razionalista del 1937 firmato da Guglielmo de Angelis d’Ossat, custodisce una straordinaria biblioteca tematica con oltre 12.000 volumi.
"Visita guidata dentro la poesia L’Infinito", un viaggio tra proiezioni immersive, narrazioni e parole tratte dallo Zibaldone.
La prima edizione a stampa de L'Infinito, custodita nella biblioteca del Centro Nazionale di Studi Leopardiani.
Per mantenerlo intatto e curarlo in modo adeguato, questo luogo - come tutti gli altri salvati dal FAI - necessita di un’attenta manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, e periodici interventi di restauro. Inoltre, i costi di gestione che permettono l’apertura al pubblico sono significativi. Per questo abbiamo bisogno di un aiuto concreto da parte di chi, come noi, vuole mantenere vivi per sempre luoghi unici e speciali.
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