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BIVONGI

MULINO “DO FURNU”

BIVONGI, REGGIO CALABRIA

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MULINO “DO FURNU”
Il mulino si trova a pochi minuti dal centro cittadino di Bivongi, ai piedi del Monte Consolino. Il mulino costituisce, insieme alla contigua Ferriera Fieramosca, una straordinaria testimonianza del passato industriale della vallata dello Stilaro. Realizzato nel XIII secolo dai circestensi, nel corso dei secoli, l'antico forno per l'argento fu trasformato in ferriera per produrre granate per l'esercito reale e, fino al sec. XVII, appartenne alla famiglia Fieramosca. Il mulino venne utilizzato fino al XVIII secolo per la frantumazione della galena, cioè, solfuro di piombo ricco di argento, che costituisce il principale minerale per l'estrazione del piombo, sfruttato fin dagli albori della civiltà. Sui resti della ferriera venne poi realizzata una conceria che rimase attiva fino agli anni '50. Lo stabilimento in località “Argalìa” fondava la sua attività produttiva sul funzionamento del “forno”, utilizzato per la riduzione del ferro ma anche per la fusione dell'argento il cui minerale veniva frantumato nell'adiacente mulino. E di fatti “Furnu” (forno) è il termine che con il passaggio alla lingua volgare inizia ad individuare lo stesso opificio e la struttura molitoria attigua.Con l'acquisizione della struttura da parte dei cistercensi nel XIII secolo, lo stabilimento metallurgico do “furnu” si garantì i miglioramenti tecnologici introdotti dai “monaci bianchi”,avviandosi progressivamente, già durante il periodo della dominazione angioina, alla specializzazione nella produzione di materiale bellico per il governo. La fabbrica venne poi concessa in donazione nel 1524 a Cesare Fieramosca, e fece parte di fatto del primo polo siderurgico del Regno di Napoli.

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Il mulino si trova a pochi minuti dal centro cittadino di Bivongi, ai piedi del Monte Consolino. Il mulino costituisce, insieme alla contigua Ferriera Fieramosca, una straordinaria testimonianza del passato industriale della vallata dello Stilaro. Realizzato nel XIII secolo dai circestensi, nel corso dei secoli, l'antico forno per l'argento fu trasformato in ferriera per produrre granate per l'esercito reale e, fino al sec. XVII, appartenne alla famiglia Fieramosca. Il mulino venne utilizzato fino al XVIII secolo per la frantumazione della galena, cioè, solfuro di piombo ricco di argento, che costituisce il principale minerale per l'estrazione del piombo, sfruttato fin dagli albori della civiltà. Sui resti della ferriera venne poi realizzata una conceria che rimase attiva fino agli anni '50. Lo stabilimento in località “Argalìa” fondava la sua attività produttiva sul funzionamento del “forno”, utilizzato per la riduzione del ferro ma anche per la fusione dell'argento il cui minerale veniva frantumato nell'adiacente mulino. E di fatti “Furnu” (forno) è il termine che con il passaggio alla lingua volgare inizia ad individuare lo stesso opificio e la struttura molitoria attigua.Con l'acquisizione della struttura da parte dei cistercensi nel XIII secolo, lo stabilimento metallurgico do “furnu” si garantì i miglioramenti tecnologici introdotti dai “monaci bianchi”,avviandosi progressivamente, già durante il periodo della dominazione angioina, alla specializzazione nella produzione di materiale bellico per il governo. La fabbrica venne poi concessa in donazione nel 1524 a Cesare Fieramosca, e fece parte di fatto del primo polo siderurgico del Regno di Napoli.
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