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LA GUALCHIERA DI COIANO, O MULINO NALDINI

LA GUALCHIERA DI COIANO, O MULINO NALDINI

PRATO

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LA GUALCHIERA DI COIANO, O MULINO NALDINI
Si tratta di un ambiente unico nel suo genere, di origine medievale legato all'industria della lana. Il sistema di gore che è derivato dal fiume Bisenzio mediante il Cavalciotto di Santa Lucia nel 1200 alimentava 48 mulini e 20 gualchiere. Il Cavalciotto è costituito da una diga sul corso del fiume a circa 4 km a nord dalla città di Prato. Sulla sponda destra del fiume in corrispondenza di questa diga venne costruito un edificio rimasto praticamente intatto fin dal medioevo, chiamato il Casotto dei Calloni, dove attraverso 3 antiche serrande idrauliche in rovere (i calloni) tutt'oggi perfettamente funzionanti veniva regolato il passaggio dell’acqua derivata dal Bisenzio in un canale, il Gorone, che nei pressi del centro storco di Prato si diramava in 5 canali dando origine a 50 km di Gore. Lungo il Gorone e le Gore erano ubicati i suddetti opifici idraulici. Nella frazione di Coiano, il Gorone, fin dall'inizio del secolo XIII, alimentava 3 mulini. Due, dell’antica famiglia Naldini, venivano usati anche per l’attività di follatura. In via della Gualchiera il Comune di Prato è il proprietario di uno di questi antichi opifici, meglio conosciuto come la Gualchiera di Coiano, dove fino ad una ventina d’anni fa veniva esercitata l’attività di follatura ed in pratica è unico per la conservazione di macchine originali dell’inizio del secolo scorso e anche di quello precedente. L’edificio, in pessimo stato di conservazione, potrebbe diventare un eccezionale museo dell’archeologia industriale in quanto mantiene praticamente intatta all'interno tutta la struttura del processo produttivo comprensivo di macchine, pulegge, albero di trasmissione principale e alberi di rinvio alimentati da una unica sorgente di forza motrice costituita fino ai primi anni del secolo scorso da due turbine idrauliche alimentate dal margone adiacente l’edificio. Vi potrebbero anche venir riprodotte alcune fasi della filiera di produzione del tessuto oltre a quella propria di follatura. Nel 1935, per integrare l’energia dell’acqua nei mesi estivi fu installato, mantenendo intatto l’intero sistema di trasmissione, anche un unico motore elettrico asincrono trifase con rotore ad anelli avvolto e reostato di avviamento, motore molto interessante come testimonianza di archeologia industriale. La Gualchiera potrebbe trasformarsi in una valida appendice del Museo del Tessuto, con caratteristiche uniche forse in tutta Europa e cioè diventare la testimonianza reale di un edificio industriale con le antiche fasi e macchine del processo produttivo perfettamente funzionanti.

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Si tratta di un ambiente unico nel suo genere, di origine medievale legato all'industria della lana. Il sistema di gore che è derivato dal fiume Bisenzio mediante il Cavalciotto di Santa Lucia nel 1200 alimentava 48 mulini e 20 gualchiere. Il Cavalciotto è costituito da una diga sul corso del fiume a circa 4 km a nord dalla città di Prato. Sulla sponda destra del fiume in corrispondenza di questa diga venne costruito un edificio rimasto praticamente intatto fin dal medioevo, chiamato il Casotto dei Calloni, dove attraverso 3 antiche serrande idrauliche in rovere (i calloni) tutt'oggi perfettamente funzionanti veniva regolato il passaggio dell’acqua derivata dal Bisenzio in un canale, il Gorone, che nei pressi del centro storco di Prato si diramava in 5 canali dando origine a 50 km di Gore. Lungo il Gorone e le Gore erano ubicati i suddetti opifici idraulici. Nella frazione di Coiano, il Gorone, fin dall'inizio del secolo XIII, alimentava 3 mulini. Due, dell’antica famiglia Naldini, venivano usati anche per l’attività di follatura. In via della Gualchiera il Comune di Prato è il proprietario di uno di questi antichi opifici, meglio conosciuto come la Gualchiera di Coiano, dove fino ad una ventina d’anni fa veniva esercitata l’attività di follatura ed in pratica è unico per la conservazione di macchine originali dell’inizio del secolo scorso e anche di quello precedente. L’edificio, in pessimo stato di conservazione, potrebbe diventare un eccezionale museo dell’archeologia industriale in quanto mantiene praticamente intatta all'interno tutta la struttura del processo produttivo comprensivo di macchine, pulegge, albero di trasmissione principale e alberi di rinvio alimentati da una unica sorgente di forza motrice costituita fino ai primi anni del secolo scorso da due turbine idrauliche alimentate dal margone adiacente l’edificio. Vi potrebbero anche venir riprodotte alcune fasi della filiera di produzione del tessuto oltre a quella propria di follatura. Nel 1935, per integrare l’energia dell’acqua nei mesi estivi fu installato, mantenendo intatto l’intero sistema di trasmissione, anche un unico motore elettrico asincrono trifase con rotore ad anelli avvolto e reostato di avviamento, motore molto interessante come testimonianza di archeologia industriale. La Gualchiera potrebbe trasformarsi in una valida appendice del Museo del Tessuto, con caratteristiche uniche forse in tutta Europa e cioè diventare la testimonianza reale di un edificio industriale con le antiche fasi e macchine del processo produttivo perfettamente funzionanti.
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