I Luoghi del Cuore
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LA FLORIDIANA

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LA FLORIDIANA

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La Villa Floridiana faceva parte della più vasta tenuta che Ferdinando I di Borbone, re delle due Sicilie, donò alla moglie morganatica Lucia Migliaccio di Partanna, che ne fece la sua residenza estiva. Il complesso si estendeva per più di 18 ettari dalla collina del Vomero, fino alla Riviera di Chiaia. Sul cancello d’ingresso lo stesso sovrano fece apporre la scritta a lettere dorate “La Floridiana”, in onore del titolo nobiliare della moglie, duchessa di Floridia. La villa venne realizzata dall’architetto Niccolini - allievo del Vanvitelli - tra il 1817 e il 1819 secondo il gusto neoclassico, a seguito della ristrutturazione di un edificio preesistente. Il parco della Villa Floridiana è una scenografica alternanza di tortuosi sentieri e ombrosi boschetti, bellissimo quello di camelie, con ampie zone occupate da praterie e aperte verso il golfo, in un'affascinante sintesi di elementi geometrici e di soluzioni prospettiche. Nella fitta vegetazione del parco, la cui cura fu affidata al direttore del Real Orto Botanico Friedrich Dehnhardt, accanto alle grotte già esistenti (dimora di animali esotici che il re si faceva portare dallo zoo allestito nel parco della Reggia di Portici), furono inseriti altri pittoreschi elementi, come il grazioso Teatro all’aperto detto della Verzura. La struttura a pianta ellittica è delimitata da una bassa siepe di mirto, da quinte arboree sulla scena e da una doppia gradinata di piperno nella platea. Ricordiamo fra l'altro il tempio ionico, bianco padiglione a pianta centrale che, posto al margine estremo del giardino a terrazza, inquadra con le sue colonne splendide vedute cittadine. Da un punto di visto paesistico, il bosco di lecci, pini, platani, cedri e cipressi è un’importante sopravvivenza della vegetazione che da secoli caratterizzava questo versante collinare, mentre il giardino all’inglese, impostato da Niccolini e ulteriormente arricchito dall’architetto Lamont Young, presenta scale e dirupi, grotte e affacci, finte rocce e fontane, elementi naturalistici e opere edilizie, che creano un suggestivo insieme pittoresco, atto a creare molteplici “sorprese” e punti di osservazione, verso il fitto bosco o viceversa verso il panorama su Napoli e il golfo, con Capri sullo sfondo. Dopo la morte della duchessa l’edificio e il parco subirono numerose trasformazioni da parte degli eredi fino al 1919, anno in cui la Villa venne acquistata dallo Stato e destinata nel 1931 a sede museale. Oggi la Villa ospita il Museo delle ceramiche Duca Di Martina che comprende seimila opere di manifattura occidentale e orientale, databili dal XII al XIX secolo.

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Sebastiano Somma

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La Villa Floridiana faceva parte della più vasta tenuta che Ferdinando I di Borbone, re delle due Sicilie, donò alla moglie morganatica Lucia Migliaccio di Partanna, che ne fece la sua residenza estiva. Il complesso si estendeva per più di 18 ettari dalla collina del Vomero, fino alla Riviera di Chiaia. Sul cancello d’ingresso lo stesso sovrano fece apporre la scritta a lettere dorate “La Floridiana”, in onore del titolo nobiliare della moglie, duchessa di Floridia. La villa venne realizzata dall’architetto Niccolini - allievo del Vanvitelli - tra il 1817 e il 1819 secondo il gusto neoclassico, a seguito della ristrutturazione di un edificio preesistente. Il parco della Villa Floridiana è una scenografica alternanza di tortuosi sentieri e ombrosi boschetti, bellissimo quello di camelie, con ampie zone occupate da praterie e aperte verso il golfo, in un'affascinante sintesi di elementi geometrici e di soluzioni prospettiche. Nella fitta vegetazione del parco, la cui cura fu affidata al direttore del Real Orto Botanico Friedrich Dehnhardt, accanto alle grotte già esistenti (dimora di animali esotici che il re si faceva portare dallo zoo allestito nel parco della Reggia di Portici), furono inseriti altri pittoreschi elementi, come il grazioso Teatro all’aperto detto della Verzura. La struttura a pianta ellittica è delimitata da una bassa siepe di mirto, da quinte arboree sulla scena e da una doppia gradinata di piperno nella platea. Ricordiamo fra l'altro il tempio ionico, bianco padiglione a pianta centrale che, posto al margine estremo del giardino a terrazza, inquadra con le sue colonne splendide vedute cittadine. Da un punto di visto paesistico, il bosco di lecci, pini, platani, cedri e cipressi è un’importante sopravvivenza della vegetazione che da secoli caratterizzava questo versante collinare, mentre il giardino all’inglese, impostato da Niccolini e ulteriormente arricchito dall’architetto Lamont Young, presenta scale e dirupi, grotte e affacci, finte rocce e fontane, elementi naturalistici e opere edilizie, che creano un suggestivo insieme pittoresco, atto a creare molteplici “sorprese” e punti di osservazione, verso il fitto bosco o viceversa verso il panorama su Napoli e il golfo, con Capri sullo sfondo. Dopo la morte della duchessa l’edificio e il parco subirono numerose trasformazioni da parte degli eredi fino al 1919, anno in cui la Villa venne acquistata dallo Stato e destinata nel 1931 a sede museale. Oggi la Villa ospita il Museo delle ceramiche Duca Di Martina che comprende seimila opere di manifattura occidentale e orientale, databili dal XII al XIX secolo.
, MUSEO NAZIONALE DELLA CERAMICA DUCA DI MARTINA, NAPOLI
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