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L'ANGELICO SOFFITTO STELLATO EX OSPEDALE S. MATTEO (SEC XV)

L'ANGELICO SOFFITTO STELLATO EX OSPEDALE S. MATTEO (SEC XV)

PAVIA

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POSTO

120

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L'ANGELICO SOFFITTO STELLATO EX OSPEDALE S. MATTEO (SEC XV)
“Fate che l’infirmaria splendisca come il cielo stellato in una notte serena”: così il fondatore dell’Ospedale San Matteo di Pavia, fra Domenico da Catalogna, si esprimeva nel 1449 volendo che sul soffitto ligneo della imponente struttura a crociera del nuovo Ospedale trovasse posto una splendida decorazione pittorica con oltre 1600 tavolette recanti ciascuna un busto d’angelo o testine di angeli di eccellente levatura qualitativa. Oggi, quella eccellente copertura con schiere di angeli, in attesa di restauro è visibile in alcuni luoghi dell’Università, come il Museo Archeologico e il Salone di Storia dell’Arte nel Palazzo Centrale dell’Ateneo. L’eccezionalità della decorazione sta nel fatto che i soffitti erano rifiniti in modo da creare un effetto complessivo di festoso capocielo arricchito da colori quali il cinabro, il blu oltremare, il nero vite, l’ocra gialla, la biacca con un’orchestrazione cromatica di grande impatto. Trattasi di un unicum nel panorama italiano e forse europeo della scultura lignea quattrocentesca il cui valore è dato dall’evidente virtuosismo artigianale, capace di creare un effetto d’insieme, proprio come fra Domenico aveva voluto. Ogni tavoletta quadrangolare sembra essere una piccola tessera di uno straordinario mosaico punteggiato da piccoli angeli impostati di preferenza di tre quarti, le cui figure delineate con tratto sicuro rivelano volti dall’espressione quieta, quasi trasognata, come a voler rasserenare l’animo dei degenti che percepivano in qualche modo di essere protetti da lassù, in sintonia con quel concetto della bellezza come terapia, un comune sentire del tardo medioevo. L’altissima qualità dell’opera trova conferma nella perizia dei magistri a lignamine , quali Cristoforo da Conigo che fu il maestro chiamato a realizzare la soffittatura e Giovanni da Senago ai quali si affiancarono altri maestri attivi nell’orbita cittadina, tutti impegnati e coordinati in una vastissima impresa di alto livello professionale, anche dal punto di vista organizzativo e gestionale. Il complesso delle tavolette si configura come splendido esempio di immagini preziose della cultura figurativa pavese del pieno Quattrocento e rispecchia quel clima di intenso fervore artistico che ha caratterizzato la Pavia quattrocentesca. Purtroppo, nel tempo, gran parte di queste opere sono andate perdute per diversi motivi; in primo luogo la scarsa qualità dell’essenza legnosa che funge da supporto e ancora l’umidità ambientale e l’intervento di restauro effettuato in passato per liberare le tavolette dallo strato di calce che le copriva. Una sapiente opera di restauro, in continuità con la prima fase già realizzata riporterà questi tesori d’arte all’antico splendore.

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“Fate che l’infirmaria splendisca come il cielo stellato in una notte serena”: così il fondatore dell’Ospedale San Matteo di Pavia, fra Domenico da Catalogna, si esprimeva nel 1449 volendo che sul soffitto ligneo della imponente struttura a crociera del nuovo Ospedale trovasse posto una splendida decorazione pittorica con oltre 1600 tavolette recanti ciascuna un busto d’angelo o testine di angeli di eccellente levatura qualitativa. Oggi, quella eccellente copertura con schiere di angeli, in attesa di restauro è visibile in alcuni luoghi dell’Università, come il Museo Archeologico e il Salone di Storia dell’Arte nel Palazzo Centrale dell’Ateneo. L’eccezionalità della decorazione sta nel fatto che i soffitti erano rifiniti in modo da creare un effetto complessivo di festoso capocielo arricchito da colori quali il cinabro, il blu oltremare, il nero vite, l’ocra gialla, la biacca con un’orchestrazione cromatica di grande impatto. Trattasi di un unicum nel panorama italiano e forse europeo della scultura lignea quattrocentesca il cui valore è dato dall’evidente virtuosismo artigianale, capace di creare un effetto d’insieme, proprio come fra Domenico aveva voluto. Ogni tavoletta quadrangolare sembra essere una piccola tessera di uno straordinario mosaico punteggiato da piccoli angeli impostati di preferenza di tre quarti, le cui figure delineate con tratto sicuro rivelano volti dall’espressione quieta, quasi trasognata, come a voler rasserenare l’animo dei degenti che percepivano in qualche modo di essere protetti da lassù, in sintonia con quel concetto della bellezza come terapia, un comune sentire del tardo medioevo. L’altissima qualità dell’opera trova conferma nella perizia dei magistri a lignamine , quali Cristoforo da Conigo che fu il maestro chiamato a realizzare la soffittatura e Giovanni da Senago ai quali si affiancarono altri maestri attivi nell’orbita cittadina, tutti impegnati e coordinati in una vastissima impresa di alto livello professionale, anche dal punto di vista organizzativo e gestionale. Il complesso delle tavolette si configura come splendido esempio di immagini preziose della cultura figurativa pavese del pieno Quattrocento e rispecchia quel clima di intenso fervore artistico che ha caratterizzato la Pavia quattrocentesca. Purtroppo, nel tempo, gran parte di queste opere sono andate perdute per diversi motivi; in primo luogo la scarsa qualità dell’essenza legnosa che funge da supporto e ancora l’umidità ambientale e l’intervento di restauro effettuato in passato per liberare le tavolette dallo strato di calce che le copriva. Una sapiente opera di restauro, in continuità con la prima fase già realizzata riporterà questi tesori d’arte all’antico splendore.
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