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IL MAUSOLEO SCHILIZZI AI CADUTI IN GUERRA A POSILLIPO

IL MAUSOLEO SCHILIZZI AI CADUTI IN GUERRA A POSILLIPO

NAPOLI

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IL MAUSOLEO SCHILIZZI AI CADUTI IN GUERRA A POSILLIPO
Li dove Via Posillipo sfocia in piazza Salvatore di Giacomo, si apre l’ ingresso del Mausoleo Schilizzi di Napoli, uno dei migliori esempi italiani dello stile architettonico neo-egizio. Il mausoleo di Posillipo, ufficialmente Ara votiva per i caduti della patria, è il custode dei caduti di Napoli della Prima e Seconda Guerra mondiale, compresi gli eroi delle Quattro Giornate che liberarono la città dai tedeschi. L’imponente monumento venne concepito in stile neo-egizio e la sua realizzazione curata da Alfonso Guerra su commissione di Matteo Schilizzi. Un banchiere livornese trasferitosi a Napoli, che qui intendeva ospitare le tombe dei suoi familiari. Matteo Schilizzi, di origine ebrea, era un uomo singolare e generoso che aiutò molti indigenti partenopei durante il colera del 1884. Insieme alla duchessa Ravaschieri fondò nel 1900 il “Lina Ravaschieri”, il primo ospedale ortopedico per bambini. Lo Schilizzi era anche attivamente impegnato nella politica e nel giornalismo, era uno dei maggiori finanziatori del Corriere di Napoli. Per mutati interessi della famiglia Schilizzi, i lavori iniziati nel 1881, vennero sospesi pochi anni dopo (nel 1889). Fu solo dopo un lungo periodo di fermo e di abbandono, durato circa trenta anni, che Camillo Guerra portò a termine la sua costruzione. Il comune di Napoli lo acquista nel 1921 e a partire dal 1929 lo dedica a mausoleo per i caduti della Patria. Dopo quelli della Grande guerra, trasferiti da Poggioreale, arriveranno quelli della 2° guerra mondiale e delle Quattro giornate di Napoli. L’esterno è austero e incute timore e rispetto ed è caratterizzato da quattro colonne a fior di loto. L’interno, invece, è decorato con il gusto eclettico proprio dell’epoca, ed è caratterizzato da un palese richiamo a forme stilistiche dell’antico Egitto. LA LEGGENDA Come ogni monumento di Napoli che si rispetti anche il Mausoleo Schilizzi ha la sua legenda. Al tramonto alcuni residenti di Piazza Salvatore di Giacomo affermano di sentire distintamente rumori di passi, altri vedono un’ombra proprio di fronte all’ingresso di questa strana tomba. Di chi si tratta? Probabilmente è il fantasma del banchiere livornese Matteo Schilizzi che torna a fare una passeggiata nei giardini del luogo nel quale sperava di riposare eternamente insieme alla sua famiglia

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Li dove Via Posillipo sfocia in piazza Salvatore di Giacomo, si apre l’ ingresso del Mausoleo Schilizzi di Napoli, uno dei migliori esempi italiani dello stile architettonico neo-egizio. Il mausoleo di Posillipo, ufficialmente Ara votiva per i caduti della patria, è il custode dei caduti di Napoli della Prima e Seconda Guerra mondiale, compresi gli eroi delle Quattro Giornate che liberarono la città dai tedeschi. L’imponente monumento venne concepito in stile neo-egizio e la sua realizzazione curata da Alfonso Guerra su commissione di Matteo Schilizzi. Un banchiere livornese trasferitosi a Napoli, che qui intendeva ospitare le tombe dei suoi familiari. Matteo Schilizzi, di origine ebrea, era un uomo singolare e generoso che aiutò molti indigenti partenopei durante il colera del 1884. Insieme alla duchessa Ravaschieri fondò nel 1900 il “Lina Ravaschieri”, il primo ospedale ortopedico per bambini. Lo Schilizzi era anche attivamente impegnato nella politica e nel giornalismo, era uno dei maggiori finanziatori del Corriere di Napoli. Per mutati interessi della famiglia Schilizzi, i lavori iniziati nel 1881, vennero sospesi pochi anni dopo (nel 1889). Fu solo dopo un lungo periodo di fermo e di abbandono, durato circa trenta anni, che Camillo Guerra portò a termine la sua costruzione. Il comune di Napoli lo acquista nel 1921 e a partire dal 1929 lo dedica a mausoleo per i caduti della Patria. Dopo quelli della Grande guerra, trasferiti da Poggioreale, arriveranno quelli della 2° guerra mondiale e delle Quattro giornate di Napoli. L’esterno è austero e incute timore e rispetto ed è caratterizzato da quattro colonne a fior di loto. L’interno, invece, è decorato con il gusto eclettico proprio dell’epoca, ed è caratterizzato da un palese richiamo a forme stilistiche dell’antico Egitto. LA LEGGENDA Come ogni monumento di Napoli che si rispetti anche il Mausoleo Schilizzi ha la sua legenda. Al tramonto alcuni residenti di Piazza Salvatore di Giacomo affermano di sentire distintamente rumori di passi, altri vedono un’ombra proprio di fronte all’ingresso di questa strana tomba. Di chi si tratta? Probabilmente è il fantasma del banchiere livornese Matteo Schilizzi che torna a fare una passeggiata nei giardini del luogo nel quale sperava di riposare eternamente insieme alla sua famiglia
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