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EX-CONVENTO DEI CAPPUCCINI - MONASTERO DEL TERZO MILLENNIO

EX-CONVENTO DEI CAPPUCCINI - MONASTERO DEL TERZO MILLENNIO

MESAGNE, BRINDISI

250°

POSTO

1,019

VOTI 2020
EX-CONVENTO DEI CAPPUCCINI - MONASTERO DEL TERZO MILLENNIO
L’ex-Convento dei Cappuccini di Mesagne evolve in Monastero del 3° Millennio (M3M), un luogo per persone che diffondono cultura, arte e scienza, per innovare la comunità con i saperi e gli strumenti appropriati. Il Comune ha dato il bene in comodato d’uso all’ Impresa Sociale ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo) che senza scopo di lucro lo valorizza con le intelligenze locali che si formano per fare ricerca. Nel passato, monaci e monasteri trasmettevano la conoscenza alla società in vari modi. Oggi, nel Mezzogiorno sempre più povero di capitale umano per l’imponente esodo, tale funzione viene svolta dai ricercatori che, nei luoghi della memoria, possono testimoniare la loro missione territoriale. Snodo operativo fra gli attori del progresso (istituzioni, ricerca, imprese, enti del terzo settore, scuola e comunicazione), nel M3M si individuano criticità, si trovano soluzioni sostenibili, si genera coesione sociale e si portano ritorni economici e immateriali (culturali, morali, etici, etc.) alla comunità. Come? Con le idee forti, il capitale umano ricco di competenze, con i progetti e i fondi scaturiti dai bandi nazionali e internazionali. Visitando il M3M, in aggiunta allo spettacolare monumento della storia cristiana, si ammira lo sforzo di una comunità scientifica in cammino verso l’innovazione, dato che il virtuoso connubio tra passato (Convento dei Cappuccini), futuro (Società della Conoscenza) e risorse (Talenti e Patrimonio), può facilitare la costruzione del futuro con le proprie mani. L’ex convento dei Cappuccini origina da un insediamento monastico di rito greco, la cui chiesa (dedicata a S. Maria di Stigliano e concessa ai Francescani nel 1539) è ora inglobata nella struttura, che ha una navata con volta a crociera e vari affreschi da restaurare e valorizzare. Abbozzato da tuguri basiliani nel 1548 e completato da Lucantonio Resta, arciprete mesagnese, da Padre Antonio da Putignano e dalla Famiglia Albricci, il cui stemma è ancora sulla facciata, il convento ospitò frati di grande spiritualità, quali Giacomo da Molfetta e Angelo da Castellaneta, ministri della provincia di S. Girolamo. Nel 1866 il Regno d’Italia confiscò i beni ecclesiastici; così il Convento fu abbandonato a malincuore dall’ultimo Priore Cappuccino, il mesagnese Frate Francesco al secolo Cosimo Passaro. La struttura fu caserma doganale, scuola, asilo dei poveri (i Cappuccinari), carcere fino al 1971 e poi deposito fino al 2000, quando divenne Casa del Pellegrino, restaurata coi fondi del Giubileo. Allora si riscoprirono gli affreschi di S. Francesco (1568) e l’affresco semicircolare (1592) con il Santo che adora Cristo deposto sul grembo di Maria, con un angelo che suona il violino. In chiesa, un altare barocco è sormontato da una dolce Madonna con Bambino. Nel chiostro c’è uno splendido pozzo, mentre una scala in pietra, con i segni di cinque secoli d’uso, porta al primo piano dove le celle dei frati sono ancora in grado di ospitare ricercatori, studenti, docenti, etc.. In tale ambiente accogliente, quasi un collegio/convento aperto al mondo, ISBEM promuove dal 2007 l’innovazione sociale con dottorati di ricerca, europrogettazione, orientamento pre-universitario, life long learning, summer e winter school, corsi per sentinelle dell’ambiente e la salute, corsi di teatro e musica, sportello sociale per la seconda opinione, comitati per promuovere studio e ricerca fra giovani e adulti, etc.. In sintesi, il M3M intende diffondere la cultura del Paradigma del Dono come antidoto al diffuso Paradigma del Calcolo. Così, impegnandosi a donare, i Cittadini restituiscono alla comunità ciò che loro stessi hanno ricevuto da molti altri e che possono arricchire con passione, impegno e competenze. Con tale approccio, si innerveranno di linfa innovativa anche le comunità periferiche che non possono rischiare il degrado sociale e l’analfabetismo di ritorno.

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L’ex-Convento dei Cappuccini di Mesagne evolve in Monastero del 3° Millennio (M3M), un luogo per persone che diffondono cultura, arte e scienza, per innovare la comunità con i saperi e gli strumenti appropriati. Il Comune ha dato il bene in comodato d’uso all’ Impresa Sociale ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo) che senza scopo di lucro lo valorizza con le intelligenze locali che si formano per fare ricerca. Nel passato, monaci e monasteri trasmettevano la conoscenza alla società in vari modi. Oggi, nel Mezzogiorno sempre più povero di capitale umano per l’imponente esodo, tale funzione viene svolta dai ricercatori che, nei luoghi della memoria, possono testimoniare la loro missione territoriale. Snodo operativo fra gli attori del progresso (istituzioni, ricerca, imprese, enti del terzo settore, scuola e comunicazione), nel M3M si individuano criticità, si trovano soluzioni sostenibili, si genera coesione sociale e si portano ritorni economici e immateriali (culturali, morali, etici, etc.) alla comunità. Come? Con le idee forti, il capitale umano ricco di competenze, con i progetti e i fondi scaturiti dai bandi nazionali e internazionali. Visitando il M3M, in aggiunta allo spettacolare monumento della storia cristiana, si ammira lo sforzo di una comunità scientifica in cammino verso l’innovazione, dato che il virtuoso connubio tra passato (Convento dei Cappuccini), futuro (Società della Conoscenza) e risorse (Talenti e Patrimonio), può facilitare la costruzione del futuro con le proprie mani. L’ex convento dei Cappuccini origina da un insediamento monastico di rito greco, la cui chiesa (dedicata a S. Maria di Stigliano e concessa ai Francescani nel 1539) è ora inglobata nella struttura, che ha una navata con volta a crociera e vari affreschi da restaurare e valorizzare. Abbozzato da tuguri basiliani nel 1548 e completato da Lucantonio Resta, arciprete mesagnese, da Padre Antonio da Putignano e dalla Famiglia Albricci, il cui stemma è ancora sulla facciata, il convento ospitò frati di grande spiritualità, quali Giacomo da Molfetta e Angelo da Castellaneta, ministri della provincia di S. Girolamo. Nel 1866 il Regno d’Italia confiscò i beni ecclesiastici; così il Convento fu abbandonato a malincuore dall’ultimo Priore Cappuccino, il mesagnese Frate Francesco al secolo Cosimo Passaro. La struttura fu caserma doganale, scuola, asilo dei poveri (i Cappuccinari), carcere fino al 1971 e poi deposito fino al 2000, quando divenne Casa del Pellegrino, restaurata coi fondi del Giubileo. Allora si riscoprirono gli affreschi di S. Francesco (1568) e l’affresco semicircolare (1592) con il Santo che adora Cristo deposto sul grembo di Maria, con un angelo che suona il violino. In chiesa, un altare barocco è sormontato da una dolce Madonna con Bambino. Nel chiostro c’è uno splendido pozzo, mentre una scala in pietra, con i segni di cinque secoli d’uso, porta al primo piano dove le celle dei frati sono ancora in grado di ospitare ricercatori, studenti, docenti, etc.. In tale ambiente accogliente, quasi un collegio/convento aperto al mondo, ISBEM promuove dal 2007 l’innovazione sociale con dottorati di ricerca, europrogettazione, orientamento pre-universitario, life long learning, summer e winter school, corsi per sentinelle dell’ambiente e la salute, corsi di teatro e musica, sportello sociale per la seconda opinione, comitati per promuovere studio e ricerca fra giovani e adulti, etc.. In sintesi, il M3M intende diffondere la cultura del Paradigma del Dono come antidoto al diffuso Paradigma del Calcolo. Così, impegnandosi a donare, i Cittadini restituiscono alla comunità ciò che loro stessi hanno ricevuto da molti altri e che possono arricchire con passione, impegno e competenze. Con tale approccio, si innerveranno di linfa innovativa anche le comunità periferiche che non possono rischiare il degrado sociale e l’analfabetismo di ritorno.
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