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SS.GIACOMO E LAZZARO E MANICOMIO - VERONA BORGO ROMA

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SS.GIACOMO E LAZZARO E MANICOMIO - VERONA BORGO ROMA
La chiesa dei Santi Giacomo e Lazzaro. Nel 1517-18 la Repubblica di Venezia aveva ordinato, per motivi militari, l’abbattimento di tutte le costruzioni entro un miglio dalle mura magistrali di Verona. Questa operazione ha comportato per Verona sud la perdita di molti edifici storici fra cui l’antica chiesa e relativo ospedale dei SS. Giacomo e Lazzaro. I resti della chiesa, ricostruita successivamente fuori dal miglio, sono ancora visibili all’interno del Policlinico vicino alla rampa del pronto soccorso. Consacrata nel 1522 è la testimonianza di una antica istituzione laica risalente ancora al 1168 che ha costituito l’origine dell’ospitalità veronese. L’istituzione laica del comune di Verona dei SS. Giacomo e Lazzaro era così importante che divenne titolare dell’Ufficio di Sanità Veronese. Era ricca di beni e di terreni che in molte occasioni le furono sottratti e destinati alla costruzione o mantenimento di altre strutture ospedaliere cittadine che lei stessa gestiva. La chiesa conservava, fino alla sua dismissione, molte statue trecentesche recuperate dalle antiche chiese dell’Acquaro attribuite al maestro di S.Anastasia e al maestro Alberto Spacaprea (ora al museo di Castelvecchio) e opere pittoriche di Dionisio Brevio, Domenico Brusasorzi, Pietro Rotari, Antonio Cavaggioni e Nicola Giolfino (ora nella sede dell’Azienda Ospedaliera Università Integrata). Sotto la pittura a calce che ricopre ancora le pareti interne della chiesa sono stati individuati affreschi che potremmo portare alla luce ed apprezzare solo con un restauro. Il Manicomio di San Giacomo. Dopo le vicissitudini del precedente ospedale di San Giacomo e Lazzaro costruito nel 1500 sul fianco della chiesa destinata alla cura degli scabbiosi, (da qui l’appellativo di San Giacomo alla Rogna), e chiuso a fine “700, le funzioni furono trasferite alla Casa della Misericordia, ospedale cittadino che lascerà poi posto a Palazzo Barbieri. Solo nel 1879 venne nuovamente utilizzato come manicomio, quando la Provincia staccò dal proprio ospedale il reparto maniaci e, con un progetto del dottor Caterino Stefani per la parte medica e dell’ingegner Enrico Carli per la parte strutturale, si tentò un recupero dei pazienti attraverso l'istituzione di una Colonia Agricola per alienati. Ai primi decenni del XX secolo, l'ospedale psichiatrico di San Giacomo, dopo la direzione di Stefani, Meneghetti e Lambranzi acquisì, dal punto di vista architettonico e strutturale, la sua forma definitiva, con i grandi padiglioni, le officine, le strutture di servizio, e appariva come un cantiere sempre attivo, per far fronte ad una crescente richiesta di ricoveri e divenendo un piccolo paese con la presenza pressoché costante di 1200 ricoverati fra cui i soldati traumatizzati al ritorno dalle due guerre mondiali. Nel 1957 ebbe inizio l' esperienza, sostenuta con entusiasmo da Cherubino Trabucchi, dell' atelier di pittura e scultura per iniziativa dello scultore Michael Noble coadiuvato dal nobile animo della moglie Ida Borletti. Tra i frequentatori dell' atelier emerse la figura di Carlo Zinelli (1916-1974) che qui trovò il luogo ideale per soddisfare il suo bisogno di esprimersi, incoraggiato e sostenuto anche dall’allora giovane psichiatra Vittorino Andreoli. Testi di Renato Fianco e Patrizio Mantovani tratti dal volume: Borgo Roma e il territorio di Verona sud

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La chiesa dei Santi Giacomo e Lazzaro. Nel 1517-18 la Repubblica di Venezia aveva ordinato, per motivi militari, l’abbattimento di tutte le costruzioni entro un miglio dalle mura magistrali di Verona. Questa operazione ha comportato per Verona sud la perdita di molti edifici storici fra cui l’antica chiesa e relativo ospedale dei SS. Giacomo e Lazzaro. I resti della chiesa, ricostruita successivamente fuori dal miglio, sono ancora visibili all’interno del Policlinico vicino alla rampa del pronto soccorso. Consacrata nel 1522 è la testimonianza di una antica istituzione laica risalente ancora al 1168 che ha costituito l’origine dell’ospitalità veronese. L’istituzione laica del comune di Verona dei SS. Giacomo e Lazzaro era così importante che divenne titolare dell’Ufficio di Sanità Veronese. Era ricca di beni e di terreni che in molte occasioni le furono sottratti e destinati alla costruzione o mantenimento di altre strutture ospedaliere cittadine che lei stessa gestiva. La chiesa conservava, fino alla sua dismissione, molte statue trecentesche recuperate dalle antiche chiese dell’Acquaro attribuite al maestro di S.Anastasia e al maestro Alberto Spacaprea (ora al museo di Castelvecchio) e opere pittoriche di Dionisio Brevio, Domenico Brusasorzi, Pietro Rotari, Antonio Cavaggioni e Nicola Giolfino (ora nella sede dell’Azienda Ospedaliera Università Integrata). Sotto la pittura a calce che ricopre ancora le pareti interne della chiesa sono stati individuati affreschi che potremmo portare alla luce ed apprezzare solo con un restauro. Il Manicomio di San Giacomo. Dopo le vicissitudini del precedente ospedale di San Giacomo e Lazzaro costruito nel 1500 sul fianco della chiesa destinata alla cura degli scabbiosi, (da qui l’appellativo di San Giacomo alla Rogna), e chiuso a fine “700, le funzioni furono trasferite alla Casa della Misericordia, ospedale cittadino che lascerà poi posto a Palazzo Barbieri. Solo nel 1879 venne nuovamente utilizzato come manicomio, quando la Provincia staccò dal proprio ospedale il reparto maniaci e, con un progetto del dottor Caterino Stefani per la parte medica e dell’ingegner Enrico Carli per la parte strutturale, si tentò un recupero dei pazienti attraverso l'istituzione di una Colonia Agricola per alienati. Ai primi decenni del XX secolo, l'ospedale psichiatrico di San Giacomo, dopo la direzione di Stefani, Meneghetti e Lambranzi acquisì, dal punto di vista architettonico e strutturale, la sua forma definitiva, con i grandi padiglioni, le officine, le strutture di servizio, e appariva come un cantiere sempre attivo, per far fronte ad una crescente richiesta di ricoveri e divenendo un piccolo paese con la presenza pressoché costante di 1200 ricoverati fra cui i soldati traumatizzati al ritorno dalle due guerre mondiali. Nel 1957 ebbe inizio l' esperienza, sostenuta con entusiasmo da Cherubino Trabucchi, dell' atelier di pittura e scultura per iniziativa dello scultore Michael Noble coadiuvato dal nobile animo della moglie Ida Borletti. Tra i frequentatori dell' atelier emerse la figura di Carlo Zinelli (1916-1974) che qui trovò il luogo ideale per soddisfare il suo bisogno di esprimersi, incoraggiato e sostenuto anche dall’allora giovane psichiatra Vittorino Andreoli. Testi di Renato Fianco e Patrizio Mantovani tratti dal volume: Borgo Roma e il territorio di Verona sud
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