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L’Acquasola è stato il primo giardino pubblico di Genova ma anche uno dei primi in Italia, i cui natali si perdono nel tempo. Già tra il 1320 e il 1347 , vi era, qui, una spianata contenuta in una cinta muraria, demolita nel ‘500 per far posto alle nuove mura dell’architetto Olgiati: un paesaggio di chiese e conventi in cui non mancava pure un “bosco sacro” o perlomeno considerato tale fino al 1468, che si estendeva da qui fino a Soziglia, dedito più ad incontri segreti di innamorati che a pratiche religiose. Un varco interrompeva la continuità della fortificazione: la Porta di San Germano dell’Acquasola, toponimo quest’ultimo di incerta origine: qualcuno sostiene derivi da ” Lacca”, dea a cui era dedicato il bosco, sorella di Camulio o Camuggio, il “Sole”; per altri verrebbe da “Acca”, in sanscrito “madre”, e da “Solis” una delle Diadri; altri ancora lo fanno discendere da “Arca Sol” (residenza degli Arcadi) o dagli Acquizzoli, canali che raccoglievano le acque del Rio Multedo che scendevano da circonvallazione a monte. Nel XVI secolo, questa area, citata col nome dei “muggi”, per i detriti accumulati nella realizzazione di via Garibaldi, via Balbi, e via Giulia (l’attuale via XX Settembre), divenne una discarica, cui solo faceva eccezione il Fossato che era adibito ad una specie di “stadio” per il gioco delle bocce ma, soprattutto, della palla genovese, il pallamaglio, svago considerato “bestiale e pericoloso” per le frequenti pallonate con cui venivano colpiti i passanti. L’uso di questo spazio fu sospeso, nel 1657, per essere usato come fossa comune degli appestati e, per lungo tempo, rimase un luogo incolto ed inospitale. Nel 1818 con la demolizione del Convento medievale di S. Domenico (area del Carlo Felice), anche il Fossato fu colmato e, due anni più tardi, su progetto di Carlo Barabino, iniziarono i lavori per renderlo spazio pubblico. La spianata fu cinta da un possente muraglione che inglobò l’antica Porta dell’Olivella, vecchie pietre che nascondevano, nottetempo, gli incontri clandestini degli affiliati alla carboneria di cui, tra i più noti, si annoverano Giuseppe Mazzini, i fratelli Ruffini, Cesare Bixio (fratello del più celebre Nino), Giorgio e Raimondo Doria, quest’ultimo indicato come delatore ed informatore della polizia. Il luogo delle riunioni viene identificato nel punto in cui il muraglione aggettava sulla Contrada degli Orfani, l’attuale via Galata. L’infame traditore pare che abbia compiuto un’unica opera meritoria: come compenso per la sua voltagabbana avrebbe richiesto che si dotasse il parco di illuminazione pubblica. Come fosse l’Acquasola lo ricorda lo scrittore inglese Charles Dickens: “il giardino che appare tra i tetti e le case, tutto fiorito di rose rosse e fresco per le acque delle piccole fontane…..dove le nobili famiglie della città, con gli abiti della cerimonia, se non con perfetta saggezza, girano intorno con le carrozze di gala…”. Un’epoca in cui questo parco era tanto famoso che, a Mosca, decisero di copiarne il nome per una loro elegante passeggiata, così ameno da essere stato visitato da Gustavo di Svezia e dall’Imperatore d’Austria (1784), dagli Arciduchi di Milano(1786) e dal Principe Condè, nel 1789. Negli anni '70 dell'800 all'Acquasola era attivo il Caffè d'Italia, elegante luogo d'incontro delle famiglie patrizie e benestanti di Genova, dotato di ampie sale all'interno di Villetta Serra. Attualmente il parco si presenta depauperato e privo del suo fascino originale.

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L’Acquasola è stato il primo giardino pubblico di Genova ma anche uno dei primi in Italia, i cui natali si perdono nel tempo. Già tra il 1320 e il 1347 , vi era, qui, una spianata contenuta in una cinta muraria, demolita nel ‘500 per far posto alle nuove mura dell’architetto Olgiati: un paesaggio di chiese e conventi in cui non mancava pure un “bosco sacro” o perlomeno considerato tale fino al 1468, che si estendeva da qui fino a Soziglia, dedito più ad incontri segreti di innamorati che a pratiche religiose. Un varco interrompeva la continuità della fortificazione: la Porta di San Germano dell’Acquasola, toponimo quest’ultimo di incerta origine: qualcuno sostiene derivi da ” Lacca”, dea a cui era dedicato il bosco, sorella di Camulio o Camuggio, il “Sole”; per altri verrebbe da “Acca”, in sanscrito “madre”, e da “Solis” una delle Diadri; altri ancora lo fanno discendere da “Arca Sol” (residenza degli Arcadi) o dagli Acquizzoli, canali che raccoglievano le acque del Rio Multedo che scendevano da circonvallazione a monte. Nel XVI secolo, questa area, citata col nome dei “muggi”, per i detriti accumulati nella realizzazione di via Garibaldi, via Balbi, e via Giulia (l’attuale via XX Settembre), divenne una discarica, cui solo faceva eccezione il Fossato che era adibito ad una specie di “stadio” per il gioco delle bocce ma, soprattutto, della palla genovese, il pallamaglio, svago considerato “bestiale e pericoloso” per le frequenti pallonate con cui venivano colpiti i passanti. L’uso di questo spazio fu sospeso, nel 1657, per essere usato come fossa comune degli appestati e, per lungo tempo, rimase un luogo incolto ed inospitale. Nel 1818 con la demolizione del Convento medievale di S. Domenico (area del Carlo Felice), anche il Fossato fu colmato e, due anni più tardi, su progetto di Carlo Barabino, iniziarono i lavori per renderlo spazio pubblico. La spianata fu cinta da un possente muraglione che inglobò l’antica Porta dell’Olivella, vecchie pietre che nascondevano, nottetempo, gli incontri clandestini degli affiliati alla carboneria di cui, tra i più noti, si annoverano Giuseppe Mazzini, i fratelli Ruffini, Cesare Bixio (fratello del più celebre Nino), Giorgio e Raimondo Doria, quest’ultimo indicato come delatore ed informatore della polizia. Il luogo delle riunioni viene identificato nel punto in cui il muraglione aggettava sulla Contrada degli Orfani, l’attuale via Galata. L’infame traditore pare che abbia compiuto un’unica opera meritoria: come compenso per la sua voltagabbana avrebbe richiesto che si dotasse il parco di illuminazione pubblica. Come fosse l’Acquasola lo ricorda lo scrittore inglese Charles Dickens: “il giardino che appare tra i tetti e le case, tutto fiorito di rose rosse e fresco per le acque delle piccole fontane…..dove le nobili famiglie della città, con gli abiti della cerimonia, se non con perfetta saggezza, girano intorno con le carrozze di gala…”. Un’epoca in cui questo parco era tanto famoso che, a Mosca, decisero di copiarne il nome per una loro elegante passeggiata, così ameno da essere stato visitato da Gustavo di Svezia e dall’Imperatore d’Austria (1784), dagli Arciduchi di Milano(1786) e dal Principe Condè, nel 1789. Negli anni '70 dell'800 all'Acquasola era attivo il Caffè d'Italia, elegante luogo d'incontro delle famiglie patrizie e benestanti di Genova, dotato di ampie sale all'interno di Villetta Serra. Attualmente il parco si presenta depauperato e privo del suo fascino originale.
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