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Emporio di Casa Macchi: ricostruire lo spirito di un luogo

Emporio di Casa Macchi: ricostruire lo spirito di un luogo

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Emporio di Casa Macchi: ricostruire lo spirito di un luogo
Focus

13 dicembre 2021

L’apertura dell’Emporio di Casa Macchi si inserisce in un progetto di rivitalizzazione del centro storico di Morazzone (VA). Intervista a Daniela Bruno, Vice Direttrice Generale per gli Affari Culturali FAI.

Il 5 dicembre 2021, festa di S. Ambrogio, patrono di Morazzone, di fronte agli abitanti del paese, accorsi numerosi per l’occasione, alla presenza del Sindaco Maurizio Mazzucchelli e di Stefano Bruno Galli, Assessore all’Autonomia e alla Cultura di Regione Lombardia, che con Fondazione Cariplo sostiene questo progetto, il FAI ha inaugurato l’Emporio di Casa Macchi, il primo passo verso l’apertura integrale, in programma alla fine del 2022, dell’annessa dimora lasciata in eredità al FAI nel 2015 da Maria Luisa Macchi e attualmente in restauro.

Per capire meglio cosa significa aprire un “emporio” in una piccola comunità e perché la Fondazione ha impegnato tante energie in questo progetto, abbiamo rivolto alcune domande a Daniela Bruno, Vice Direttrice Generale per gli Affari Culturali del FAI.

Daniela Bruno, l’inaugurazione dell’Emporio di Casa Macchi è stato davvero un evento eccezionale per il FAI…

Lavoro al FAI da 8 anni, e ne ho viste diverse di inaugurazioni, ma devo dire che questa ci mancava. Abbiamo inaugurato un’abbazia in Puglia, una salina a Cagliari, una torre a San Gimignano e una casa sul Canal Grande di Venezia, ma un piccolo negozio di paese ci mancava…Questa apertura per noi ha un valore culturale altrettanto rilevante: perché questo borgo è parte del patrimonio di cultura, storia e identità dell’Italia, e il FAI, insieme alle istituzioni e ai cittadini, vuole contribuire a proteggerlo, conservarlo e valorizzarlo, e non come un monumento storico fermo nel tempo, ma come un luogo che pulsa di vita e guarda al futuro.
L’Emporio di Casa Macchi è l’esempio del recupero di un luogo che testimonia la storia, la tradizione e l’identità di Morazzone, che vanno riscoperte, tutelate e valorizzate, ma è anche il contributo concreto del FAI alla rivitalizzazione di questo bel borgo di provincia, che può tornare ad essere animato com’era fino alla prima metà del Novecento…

Perché il FAI apre un piccolo negozio di paese? Che valenza ha questa apertura per la comunità locale?

Nell’Ottocento l’edificio che oggi chiamiamo Casa Macchi era denominato sui documenti catastali e notarili “casa con bottega”. Da allora, pertanto, qui c’era una bottega: prima un pizzicagnolo, poi una macelleria, un parrucchiere, un laboratorio di sartoria e una cartoleria…Accanto a questo negozio, rimasto aperto fino al 1977, sulla piazza e lungo la Strada Maggiore, oggi Via Mazzucchelli, all’inizio del Novecento e fino al 1975 si contavano 25 tra negozi e botteghe, tra cui una drogheria e una pizzicheria, quattro fabbri e tre falegnami, una calzoleria e un negozio di maglieria, due forni per il pane e un fruttivendolo, etc. Gran parte di questi esercizi che animavano la vita e l’economia di Morazzone, però, oggi ha chiuso i battenti.

Nei piccoli paesi come Morazzone, nelle provincie di tutta Italia, i negozi chiudono…

È un fenomeno diffuso e preoccupante: i paesi si spopolano e i piccoli negozi chiudono, soffocati dal poco guadagno, perché gli abitanti sono pochi, senza appositi benefici fiscali, e schiacciati dalla concorrenza dei centri commerciali e dello shopping on-line. Nel 2018 Confesercenti ha lanciato un allarme: tra dieci anni i negozi di vicinato saranno estinti insieme al commercio al dettaglio. La pandemia ha rallentato questa crisi, ma i piccoli negozi e le botteghe artigiane soffrono e chiudono in Italia al ritmo di 10 mila all’anno, 27 al giorno.
Ma senza questi piccoli negozi, rischia di spegnersi la vita dei piccoli paesi.
Perché i piccoli negozi di paese hanno tradizionalmente una funzione collettiva che va oltre il loro specifico esercizio: tramandano la storia e l’identità del luogo, e soprattutto offrono un servizio di comunità e di vicinato, in quanto, molto spesso, unici presidi di vitalità e di socialità in paesi semi-abbandonati, con una popolazione spesso prevalentemente anziana, oppure abitati sì, ma come quartieri-dormitorio delle vicine città, dove unicamente pulsa la vita.
Per reagire a questo fenomeno il FAI ha deciso di fare la sua parte e di aprire l’Emporio, che sarà anche l’ingresso con biglietteria del futuro Bene, Casa Macchi.

Quindi l’Emporio è legato a Casa Macchi…

Se abbiamo aperto l’Emporio oggi lo dobbiamo a una persona: Maria Luisa Macchi. Nel 2015 ha lasciato in eredità al FAI la sua casa “perché fosse un museo vivo che dà lustro a Morazzone”. Casa Macchi è una dimora borghese di fine Ottocento tipica della provincia lombarda, apparentemente ordinaria, e in realtà straordinaria, perché completamente arredata e decorata, con tutti i suoi mobili, quadri e argenteria, e gli oggetti di uso quotidiano al loro posto, fino alla caffettiera sulla stufa, ferma nel tempo come per un improvviso abbandono: una straordinaria testimonianza del modo di vivere e del gusto dell’abitare di una famiglia borghese lombarda tra Ottocento e Novecento.
Casa Macchi aprirà al pubblico alla fine del 2022
, alla prossima festa del Santo Patrono. Da due anni fervono i lavori dietro al suo portone, ma intanto oggi abbiamo aperto una piccola porta, la porta dell’Emporio. Per questo primo intervento il FAI deve ringraziare in particolare Fondazione Cariplo, che ha sostenuto i restauri nell’ambito del Programma “Patrimonio per lo sviluppo”, e in generale Regione Lombardia, che ha finanziato l’accordo di programma promosso dal Comune di Morazzone con il FAI e finalizzato alla rivitalizzazione di questo centro storico proprio a partire dall’apertura al pubblico di Casa Macchi.

Che tipo di servizi propone questo piccolo negozio alla comunità di Morazzone?

Innanzitutto è un negozio di generi vari, com’erano i vecchi empori di paese, a servizio della comunità, cui abbiamo chiesto di farci sapere cosa serve, così ce lo procureremo…È anche una bottega storica, restaurata con attenzione filologica alle poche tracce degli allestimenti originali e soprattutto allo spirito del luogo, perché entrando vi si respiri l’atmosfera della stessa Casa Macchi, ferma nel tempo alla fine dell’Ottocento. Oggi però siamo nel 2021 e non è intenzione del FAI preservare i luoghi del passato come mummie: per questo abbiamo deciso di dare all’Emporio di Casa Macchi anche una funzione contemporanea, originale e attuale. Vorremmo che fosse un modello capace di promuovere un’economia locale basata su circolarità e sostenibilità, per diffondere valori e pratiche, comportamenti e stili di vita, che oggi è necessario e urgente adottare per contribuire tutti al contrasto della crisi ambientale: tutti possiamo contribuire, a partire dalle scelte di consumo quotidiane.
In questo negozio, infatti, si vendono alimenti sfusi, per ridurre gli sprechi e i rifiuti di inutili imballaggi, prodotti locali che sostengono l’economia del territorio, articoli realizzati con materiali riciclati, cartoleria e libri di seconda mano, e idee per lavori “fai da te”, che insegnano e promuovono riuso, risparmio e riciclo di risorse e materie: valori e pratiche alla base dell’economia domestica tradizionale, che oggi torna d’attualità, e anche di moda. Perfino i mobili dell’Emporio sono riciclati: provengono da La Casa del Miele, una bottega storica di Milano che ha da poco chiuso i battenti… Anche per questo ha un aspetto vintage l’Emporio: entrando sembra di fare un salto indietro nel tempo, tra Ottocento e Novecento, quando Casa Macchi era abitata e la sua bottega in piena attività.

Prima di restaurare un luogo storico e per ben valorizzarlo, cosa fa il FAI?

Prima di restaurare il FAI si mette sempre a studiare, collaborando con le migliori risorse della comunità scientifica locale, e ne approfitto per ringraziare i tanti docenti e ricercatori, con i loro studenti, che ci stanno aiutando a ricostruire la storia di Casa Macchi.
Il FAI ha siglato nel 2019 un accordo quadro con l’Università dell’Insubria, in particolare con il Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate e con il Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita, attivando, grazie al finanziamento di Fondazione Cariplo, borse di studio per indagini storiche e botanico-naturalistiche per lo studio e la valorizzazione di Casa Macchi.
Ringrazio i professori Andrea Candela e Bruno Cerabolini, responsabili scientifici di queste ricerche per il FAI, e il loro collaboratore Michele delle Fratte, originario di Morazzone; ringrazio anche Maria Faccioli, ricercatrice dell’Università dell’Insubria, che ha fatto per noi una piccola ricerca proprio sulle botteghe storiche di Morazzone, e infine i professori Andrea Bellavita e Katia Visconti, che hanno coinvolto i loro studenti in un progetto di storytelling su Casa Macchi che ci sarà utile per la futura valorizzazione. Non posso dimenticare, infine, Diego Dalla Gasperina, storico di Morazzone, e il professor Giuseppe Armocida, anche lui storico e accademico di fama: insieme hanno scritto un articolo scientifico, il primo, dedicato proprio a Casa Macchi.

Allora, prossimo appuntamento il 5 dicembre del 2022?

Festeggeremo un’altra volta insieme alla comunità di Morazzone, sempre rivolgendo un affettuoso pensiero a Maria Luisa Macchi, alla cui generosità e lungimiranza dobbiamo l’opportunità di questa bella avventura… Nel frattempo, però, andate a fare una passeggiata a Morazzone e visitate l’Emporio di Casa Macchi: i vostri acquisti – sostenibili! - aiutano il FAI a portare avanti la sua missione, ovvero a realizzare questo e tanti altri progetti.

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