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EX CASINO' DEI GIOCHI

BAGNI DI LUCCA, LUCCA

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EX CASINO' DEI GIOCHI

La storia dell’Ex Casinò di Bagni di Lucca ha radici molto antiche ed è strettamente legata alle Terme della cittadina, dove la Contessa Matilde di Canossa (1046-1115) aveva trovato grandissimo beneficio e grata della guarigione, grazie all’istituzione del Lascito di Matilde offriva a sue spese un bagno e un pasto ai poveri che vi si recavano. Per garantire la continuità del servizio a seguito della sua morte, la Repubblica di Lucca permise eccezionalmente di giocare presso i Bagni, in modo tale che gli incassi potessero contribuire al mantenimento delle strutture. Il gioco d’azzardo era permesso, ma solo nel periodo delle balneazioni, solo ai “forestieri” ed i proventi, dovevano essere devoluti per il mantenimento del lascito e degli stabilimenti.

Già nello Statuto del Comune di Lucca del 1331 il gioco è regolamentato e dal XVI secolo viene concesso alle donne, per la prima volta in Europa, di recarsi ai tavoli da gioco senza accompagnatori maschili. Nel 1611 viene concesso presso il salone principale delle Terme di Bagni di Lucca, l’appalto esclusivo per il Biribisso, un gioco tipico di Bagni di Lucca che segnò la nascita del primo casinò d’Europa!

Carlo Ludovico di Borbone, Duca di Lucca, decise di spostare il gioco d’azzardo sulla strada carrozzabile, ricca di alberghi e di punti di ritrovo. La costruzione dell’edificio attuale risale al 1839, quando furono presentati due progetti dal suo architetto di corte Pardini. L’edificazione fu finanziata da due imprenditori francesi, Adrien Mathis ed Edourd Ginnestet, che ottennero in cambio dal Duca la privativa del gioco d’azzardo.

 

L’edificio poggia su di un podio terrazzato imponente, delimitato da una ringhiera di ferro a disegni geometrici, che sono riconoscibili come la firma dell’Architetto Pardini.  La facciata si caratterizza per sei semicolonne ioniche con capitelli in cotto a finto marmo e per 4 pilastri ai 4 angoli, questa decorazione riprende quella dell’Eretteo uno dei templi più celebri dell’Acropoli di Atene. Essa è completata con fasce decorative: quella superiore riporta dei festoni e il giglio borbonico; quella inferiore invece trofei, strumenti musicali e ludici. Al centro della facciata è visibile lo stemma dei Borboni di Parma. Al Casinò non c’è una porta d’ingresso principale: tutte le porte sono uguali, per trasmettere l’idea che da ogni parte si acceda ad un luogo di delizie.

Gli interni sono impreziositi dai magnifici affreschi di Francesco Bianchi detto il “Diavoletto”, il quale ribadisce l’aria di mondanità, rappresentandovi gli strumenti della musica, del gioco e dello spettacolo. Lo stile di questo artista riprende le tendenze neoclassiche ancora in voga aggiungendovi la semplicità e la linearità tipiche del periodo rinascimentale e i colori in questo caso sono molto chiari per conferire al luogo un aspetto che fosse sì solenne ma allo stesso tempo accogliente e caloroso. L’edificio comprende un vestibolo, una sala grande, detta dei gigli e dedicata alle feste come testimonia il piccolo palchetto per l’orchestra; la sala della Lira, detta delle Signore; la sala da Gioco, detta del Pavone; il gabinetto di lettura e la sala da biliardo.

Al Casinò si giocava al Faraone, al Biribisso, alla Reale; vi si tenevano però anche grandi balli, eventi musicali e letterari. Nel 1847 il ducato di Lucca passò sotto il controllo del Granducato di Toscana e il Granduca Leopoldo II proibì il gioco d’azzardo ma il luogo non ha mai perso il suo ruolo fondamentale di centro della cultura e dell’intrattenimento nel panorama della Media Valle del Serchio.

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