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Castello di Lagopesole

CASTELLO DI LAGOPESOLE

AVIGLIANO, POTENZA

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CASTELLO DI LAGOPESOLE
Il castello di Lagopesole è una suggestiva fortificazione di origine pieno medievale situata nel territorio del comune di Avigliano (PZ), a ridosso della subarea del Vulture-Alto Bradano, in Basilicata. Il toponimo «Lagopesole», da cui prende nome l’omonima frazione, deriva da un piccolo lago preistorico, prosciugato agli inizi del Novecento, appunto “pensile” in quanto adagiato sulle vicine alture dell’attuale contrada Piano del Conte; la sua prima menzione documentaria risale al 1036, quando è citato nel Codex diplomaticus Cavensis, relativamente alla chiesa «Sancti Symeonis propinquo ipso laco, quae vocatur de pran-dulo», nell’antica diocesi di Vitalba, suffraganea della metropolia di Canosa-Bari. La fortezza, circondata dalla riserva naturale antropologica di Coste Castello (istituita col decreto 29.03.1972 del Ministero per l’Agricoltura e le Foreste), domina la vallata da una collina elevantesi per circa 825 metri dal livello del mare, e consta di uno spesso circuito murario, alto 17 metri e a forma rettangolare, che si sviluppa per circa 57 x 93 metri, con sette torri quadrangolari. Il castello è suddiviso internamente in due cortili di dimensioni molto diseguali, il minore dei quali, esito forse di un ampliamento successivo rispetto al progetto originario, presenta al centro un impotente torrione (donjon). Eretto plausibilmente in epoca normanna (XI secolo), la sua prima attestazione risale al 1129, quando l’abate Alessandro di Telese scrive che re Ruggero II di Sicilia († 1154) si fermò nell’«oppidum quod vulgo nominatur Lacupesulum». Il cronista Falcone di Benevento, inoltre, ci fa sapere che nel 1137, «dove scorre il fiume vicino a Lagopesole», avvenne l’incontro di tre giorni tra l’imperatore Lotario II di Supplimburgo († 1137) e il papa Innocenzo II († 1143). Grazie al Catalogus Baronum (redatto e aggiornato tra XII e XIII secolo), poi, sappiamo che il feudo di Lago-pesole ricadeva nella giurisdizione del conte di Conversano. La conformazione architettonica del castello è essenzialmente frutto degli interventi effettuati per volontà dell’imperatore Federico II di Svevia († 1250) e di suo figlio e re di Sicilia Manfredi († 1266), con lievi modifiche sotto Carlo I d’Angiò († 1285), che utilizzò frequentemente il maniero come residenza estiva. Dal XIV secolo in poi, complici i mutamenti storico-politici e la formazione di quella che sarà la città capitale di Napoli, il castello subì un lento ma inesorabile calo di attenzione da parte dei sovrani del Mezzogiorno. Infatti, nel 1416 passò sotto il dominio feudale della casata Caracciolo e poi, dal 1531 dei Doria, che ne detennero la proprietà fino al 1969, anno in cui fu assorbito stabilmente dal demanio statale per 15 milioni di lire. Tra gli anni ’90 e i primi del ’00 è stato sede dell’Istituto Inter-nazionale di Studi Federiciani del Consiglio Nazionale delle Ricerche, grazie a Cosimo Damiano Fonseca. Da agosto 2024 il maniero è di nuovo parzialmente visitabile per alcuni giorni alla settimana, e fa parte dell’istituto autonomo dei Musei e parchi archeologi-ci di Melfi e Venosa, afferente al Ministero della Cultura; inoltre, è attualmente il focus di un progetto di ricerca guidato dal sun-nominato Kai Kappel (Università di Berlino) e da Klaus Tragbar (Università di Innsbruck), con la collaborazione scientifica di Fulvio Delle Donne (Università di Napoli “Federico II”), che si concluderà alla fine del 2025. Il castello di Lagopesole, dunque, è ancora oggi un simbolo identitario in grado di catalizzare l’interesse degli appassionati di Medioevo e di racconti leggendari, immerso com’è in un ammaliante paesaggio appenninico che sembra voler custodire gelosamente il suo carattere fiero, nella speranza che la Basilicata e l’intero Meridione d’Italia possano spingere a una maggiore valorizzazione di un bene culturale così prezioso. Testo a cura di B. L. Guarnaccio

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Il castello di Lagopesole è una suggestiva fortificazione di origine pieno medievale situata nel territorio del comune di Avigliano (PZ), a ridosso della subarea del Vulture-Alto Bradano, in Basilicata. Il toponimo «Lagopesole», da cui prende nome l’omonima frazione, deriva da un piccolo lago preistorico, prosciugato agli inizi del Novecento, appunto “pensile” in quanto adagiato sulle vicine alture dell’attuale contrada Piano del Conte; la sua prima menzione documentaria risale al 1036, quando è citato nel Codex diplomaticus Cavensis, relativamente alla chiesa «Sancti Symeonis propinquo ipso laco, quae vocatur de pran-dulo», nell’antica diocesi di Vitalba, suffraganea della metropolia di Canosa-Bari. La fortezza, circondata dalla riserva naturale antropologica di Coste Castello (istituita col decreto 29.03.1972 del Ministero per l’Agricoltura e le Foreste), domina la vallata da una collina elevantesi per circa 825 metri dal livello del mare, e consta di uno spesso circuito murario, alto 17 metri e a forma rettangolare, che si sviluppa per circa 57 x 93 metri, con sette torri quadrangolari. Il castello è suddiviso internamente in due cortili di dimensioni molto diseguali, il minore dei quali, esito forse di un ampliamento successivo rispetto al progetto originario, presenta al centro un impotente torrione (donjon). Eretto plausibilmente in epoca normanna (XI secolo), la sua prima attestazione risale al 1129, quando l’abate Alessandro di Telese scrive che re Ruggero II di Sicilia († 1154) si fermò nell’«oppidum quod vulgo nominatur Lacupesulum». Il cronista Falcone di Benevento, inoltre, ci fa sapere che nel 1137, «dove scorre il fiume vicino a Lagopesole», avvenne l’incontro di tre giorni tra l’imperatore Lotario II di Supplimburgo († 1137) e il papa Innocenzo II († 1143). Grazie al Catalogus Baronum (redatto e aggiornato tra XII e XIII secolo), poi, sappiamo che il feudo di Lago-pesole ricadeva nella giurisdizione del conte di Conversano. La conformazione architettonica del castello è essenzialmente frutto degli interventi effettuati per volontà dell’imperatore Federico II di Svevia († 1250) e di suo figlio e re di Sicilia Manfredi († 1266), con lievi modifiche sotto Carlo I d’Angiò († 1285), che utilizzò frequentemente il maniero come residenza estiva. Dal XIV secolo in poi, complici i mutamenti storico-politici e la formazione di quella che sarà la città capitale di Napoli, il castello subì un lento ma inesorabile calo di attenzione da parte dei sovrani del Mezzogiorno. Infatti, nel 1416 passò sotto il dominio feudale della casata Caracciolo e poi, dal 1531 dei Doria, che ne detennero la proprietà fino al 1969, anno in cui fu assorbito stabilmente dal demanio statale per 15 milioni di lire. Tra gli anni ’90 e i primi del ’00 è stato sede dell’Istituto Inter-nazionale di Studi Federiciani del Consiglio Nazionale delle Ricerche, grazie a Cosimo Damiano Fonseca. Da agosto 2024 il maniero è di nuovo parzialmente visitabile per alcuni giorni alla settimana, e fa parte dell’istituto autonomo dei Musei e parchi archeologi-ci di Melfi e Venosa, afferente al Ministero della Cultura; inoltre, è attualmente il focus di un progetto di ricerca guidato dal sun-nominato Kai Kappel (Università di Berlino) e da Klaus Tragbar (Università di Innsbruck), con la collaborazione scientifica di Fulvio Delle Donne (Università di Napoli “Federico II”), che si concluderà alla fine del 2025. Il castello di Lagopesole, dunque, è ancora oggi un simbolo identitario in grado di catalizzare l’interesse degli appassionati di Medioevo e di racconti leggendari, immerso com’è in un ammaliante paesaggio appenninico che sembra voler custodire gelosamente il suo carattere fiero, nella speranza che la Basilicata e l’intero Meridione d’Italia possano spingere a una maggiore valorizzazione di un bene culturale così prezioso. Testo a cura di B. L. Guarnaccio
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