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La Biblioteca Capitolare di Verona è la più antica biblioteca di area culturale latina ad essere ancora oggi in attività. Nasce come emanazione dello «Scriptorium», una sorta di officina libraria dove venivano prodotti libri per l’istruzione e la formazione disciplinare e religiosa dei futuri sacerdoti. Durante i secoli di transizione tra Tarda Antichità ed Alto Medioevo furono infatti prevalentemente gli uomini di Chiesa a ricevere un’istruzione, nonché ad avere la possibilità di acquisire e tramandare l’antica cultura classica. L’antichità dello Scriptorium è attestata in particolare dal codice XXXVIII, di contenuto agiografico, che l’amanuense Ursicino ha terminato di ricopiare il 1° agosto dell’anno 517 d.C. e che quindi da 1503 anni testimonia l’attività della Biblioteca. Oltre al codice di Ursicino in Capitolare sono conservati numerosi manoscritti unici al mondo. Possiamo trovare ad esempio la più antica copia del “De Civitate Dei” di Sant’Agostino, scritta all’inizio del V secolo. Le "Istituzioni" di Gaio del VI sec.: unico testo superstite della giurisprudenza romana classica pervenutoci senza manomissioni e rielaborazioni successive. L’"Indovinello Veronese", la più antica testimonianza scritta della lingua volgare italiana, scritto tra la fine dell'VIII e l’inizio del IX secolo. L’iconografia rateriana, la più antica rappresentazione grafica di Verona, e molti altri volumi, per un patrimonio complessivo di più di 100 mila libri tra manoscritti e testi a stampa. La Biblioteca è sopravvissuta nei secoli alla peste, alle requisizioni napoleoniche, all’alluvione dell’Adige del 1882 e anche al disastroso bombardamento del 1945; ad inizio 2020 è nata la Fondazione Biblioteca Capitolare con l’obiettivo di creare le premesse perché questa eredità culturale continui ad arricchire l’Umanità anche nei secoli futuri. La Biblioteca necessita ad oggi di interventi di digitalizzazione, restauro, messa in sicurezza e valorizzazione di tutto il suo patrimonio.

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