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VILLA E ACQUEDOTTO ROMANO

VILLA E ACQUEDOTTO ROMANO

PETROSA PETROSA ALTA, COSENZA

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VILLA E ACQUEDOTTO ROMANO
La punta meridionale è interessata da resti di strutture murarie per una notevole estensione: occupano, infatti, tutto il pianoro sommitale della punta a 10 m s.l.m., e le sue pendici settentrionali e meridionali. Le strutture si estendono anche nel retroterra sud-orientale, assecondando la natura del terreno e la linea di costa: Qui la presenza di edifici moderni non consente più di verificarne l’eventuale prosecuzione, anche se, a quanto riferiscono i locali, nel corso di lavori edilizi degli ultimi decenni, sono sempre venuti alla luce resti murari e ceramici. Affioranti sul piano di campagna, sono riconoscibili lunghi muri paralleli alla linea di costa, costruiti in opera cementizia con paramento in opera incerta di calcare locale e frequenti ricorsi di tegoloni di impasto rossiccio, analoghi a quelli dell’acquedotto romano impostato direttamente sulla roccia. Il condotto aggira il piccolo promontorio per addolcire la pendenza e giungere a destinazione con la giusta pressione, e prosegue con andamento rettilineo in direzione della punta meridionale, come mostrano i pochi tratti malamente conservati a lato della stradina moderna che fiancheggia la costa. Purtroppo non vi sono elementi che consentano di seguire ulteriormente il tracciato. Dalla pendenza è intuibile, tuttavia, che conducesse acqua al grande complesso residenziale ubicato sulla punta meridionale del promontorio; quanto all’adduzione si ha solo un indizio costituito dalla notizia del Galli che riferisce della presenza di ruderi, molto probabilmente di acquedotto, in contrada Petrosa. Per quanto concerne i muri, conservati per decine di metri, paralleli ed inframmezzati da contrafforti e muri di spina ortogonali, essi sembrano costituire le sostruzioni di un complesso residenziale terrazzato che doveva sorgere sul pianoro centrale e nell’immediato retroterra orientale. Purtroppo i livelli di alzato del complesso centrale sono stati quasi completamente rasati. Ulteriori danni sono stati arrecati dall’esplosione di un ordigno che, nel corso della seconda guerra mondiale, ha colpito una postazione di avvistamento collocata sulla punta: ancora oggi sono visibili le strutture in cemento della postazione ed il cratere dell’esplosione. L’area sommitale è, tuttavia, cosparsa di frammenti fittili e ceramici, di pietrame e di frammenti di pavimentazione a mosaico policromo; si riconoscono anche tracce di strutture murarie rasate. I muri perimetrali che bordano le linee di costa seguendone il profilo possono essere considerati come sostruzioni, probabilmente accessibili (criptoportico), di un complesso residenziale identificabile con una villa marittima di notevole estensione e di non indifferente impegno architettonico. Sul versante settentrionale della punta, dove le strutture sono meno visibili, si riconoscono, tuttavia, le tracce di un ambiente sporgente, direttamente impostato sulla roccia, probabilmente un affaccio a mare, un belvedere, dal quale godere lo splendido panorama della piana del Lao e da dove, in giornate particolarmente nitide, è possibile ammirare tanto il Capo Palinuro che l’isola di Stromboli. Pur non potendo cogliere l’intero sviluppo planimetrico del complesso, è possibile avvicinare la villa all’impianto di quelle maestose residenze marittime, che dalla fine del I secolo a.C., punteggiano la costa tirrenica, in particolare laziale e campana, in posizioni analoghe, su promontori protesi sul mare, con notevoli effetti panoramici. Nell’ambito della fascia costiera tirrenica calabro-lucana, confronti sono istituibili con i resti di ville individuati sul promontorio della Torre del Porto di San Nicola Arcella e quelli di Santavenere a Capo la Secca di Maratea, quest’ultimo con resti di peschiera.

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La punta meridionale è interessata da resti di strutture murarie per una notevole estensione: occupano, infatti, tutto il pianoro sommitale della punta a 10 m s.l.m., e le sue pendici settentrionali e meridionali. Le strutture si estendono anche nel retroterra sud-orientale, assecondando la natura del terreno e la linea di costa: Qui la presenza di edifici moderni non consente più di verificarne l’eventuale prosecuzione, anche se, a quanto riferiscono i locali, nel corso di lavori edilizi degli ultimi decenni, sono sempre venuti alla luce resti murari e ceramici. Affioranti sul piano di campagna, sono riconoscibili lunghi muri paralleli alla linea di costa, costruiti in opera cementizia con paramento in opera incerta di calcare locale e frequenti ricorsi di tegoloni di impasto rossiccio, analoghi a quelli dell’acquedotto romano impostato direttamente sulla roccia. Il condotto aggira il piccolo promontorio per addolcire la pendenza e giungere a destinazione con la giusta pressione, e prosegue con andamento rettilineo in direzione della punta meridionale, come mostrano i pochi tratti malamente conservati a lato della stradina moderna che fiancheggia la costa. Purtroppo non vi sono elementi che consentano di seguire ulteriormente il tracciato. Dalla pendenza è intuibile, tuttavia, che conducesse acqua al grande complesso residenziale ubicato sulla punta meridionale del promontorio; quanto all’adduzione si ha solo un indizio costituito dalla notizia del Galli che riferisce della presenza di ruderi, molto probabilmente di acquedotto, in contrada Petrosa. Per quanto concerne i muri, conservati per decine di metri, paralleli ed inframmezzati da contrafforti e muri di spina ortogonali, essi sembrano costituire le sostruzioni di un complesso residenziale terrazzato che doveva sorgere sul pianoro centrale e nell’immediato retroterra orientale. Purtroppo i livelli di alzato del complesso centrale sono stati quasi completamente rasati. Ulteriori danni sono stati arrecati dall’esplosione di un ordigno che, nel corso della seconda guerra mondiale, ha colpito una postazione di avvistamento collocata sulla punta: ancora oggi sono visibili le strutture in cemento della postazione ed il cratere dell’esplosione. L’area sommitale è, tuttavia, cosparsa di frammenti fittili e ceramici, di pietrame e di frammenti di pavimentazione a mosaico policromo; si riconoscono anche tracce di strutture murarie rasate. I muri perimetrali che bordano le linee di costa seguendone il profilo possono essere considerati come sostruzioni, probabilmente accessibili (criptoportico), di un complesso residenziale identificabile con una villa marittima di notevole estensione e di non indifferente impegno architettonico. Sul versante settentrionale della punta, dove le strutture sono meno visibili, si riconoscono, tuttavia, le tracce di un ambiente sporgente, direttamente impostato sulla roccia, probabilmente un affaccio a mare, un belvedere, dal quale godere lo splendido panorama della piana del Lao e da dove, in giornate particolarmente nitide, è possibile ammirare tanto il Capo Palinuro che l’isola di Stromboli. Pur non potendo cogliere l’intero sviluppo planimetrico del complesso, è possibile avvicinare la villa all’impianto di quelle maestose residenze marittime, che dalla fine del I secolo a.C., punteggiano la costa tirrenica, in particolare laziale e campana, in posizioni analoghe, su promontori protesi sul mare, con notevoli effetti panoramici. Nell’ambito della fascia costiera tirrenica calabro-lucana, confronti sono istituibili con i resti di ville individuati sul promontorio della Torre del Porto di San Nicola Arcella e quelli di Santavenere a Capo la Secca di Maratea, quest’ultimo con resti di peschiera.
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