Giornata Mondiale dell'Ambiente: rischio e resilienza

Giornata Mondiale dell'Ambiente: rischio e resilienza

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Giornata Mondiale dell'Ambiente: rischio e resilienza
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03 giugno 2026

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il FAI richiama l’attenzione sulla vulnerabilità del nostro ambiente e dei nostri paesaggi di fronte ai cambiamenti climatici. Un’Italia sempre più segnata da eventi estremi, un territorio fragile, esposto per la sua stessa conformazione, ma che custodisce anche straordinarie capacità di resilienza.

Le Case Montana si stagliano sopra il Giardino della Kolymbethra, due piccoli edifici rurali che, prima dell’intervento del FAI, erano ridotti a ruderi, crollanti, feriti dal tempo dell’abbandono. Oggi, restaurate e riportate a nuova vita, si ergono come custodi silenziose sull’orlo del costone da cui sono sostenute. Un costone che porta anch’esso una ferita, legata alla sua stessa geologia.Il versante è costituito da calcareniti: rocce friabili nate dalla cementazione di antichi fondali sabbiosi, che poggiano, a loro volta, su strati più profondi di argille, tenere e deformabili.

Un assetto intrinsecamente fragile, reso ancora più vulnerabile da quei fenomeni metereologici che si stanno intensificando per via dei cambiamenti climatici. Una fragilità che si fa specchio e racconta una condizione che oggi riguarda l’intero Paese.

L’Italia, infatti, è un Paese strutturalmente vulnerabile, sia per la conformazione del suo territorio – la sua orografia, la sua geologia – sia perché rappresenta quello che gli scienziati definiscono oggi un hotspot climatico: un Paese che si sta riscaldando a un ritmo più elevato rispetto alla media globale e che provoca, a cascata, una crescente frequenza di eventi estremi, piogge violente e tempeste e fenomeni di dissesto idrogeologico.

E così, anche i paesaggi italiani diventano sempre più vulnerabili. Fragili nei loro equilibri, dentro una trasformazione rapida e continua.

Come fossero uno spaccato del Paese, anche i Beni del FAI raccontano una storia di vulnerabilità: le conseguenze dei cambiamenti climatici stanno lasciando ferite profonde. Nel 2023 a Villa Necchi Campiglio alcuni alberi secolari sono stati spezzati dal violento temporale che ha colpito Milano; parte del Bosco di San Francesco, nello stesso anno, è stata travolta da un violento nubifragio che ha investito l’Umbria intera provocando fenomeni franosi ed esondazioni. E ancora, il violento ciclone mediterraneo che si è abbattuto sull’Italia meridionale a metà gennaio 2026 ha provocato mareggiate e crolli anche nella Valle dei Templi, non lontano dalle Case Montana. Ma il costone su cui si ergono le due case ha retto.

Proprio nel 2025, per metterlo in sicurezza è stato realizzato un magistrale intervento di ingegneria: operai rocciatori hanno inserito micropali e tiranti in acciaio nella parete, ricucendo la roccia fratturata e assicurando così la stabilità del versante e delle case.

Di fronte ai nuovi rischi e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, l’Italia ha avviato strategie di adattamento, ma in un quadro ancora disomogeneo, in cui resta necessario rafforzare le misure per renderle concrete ed efficaci. Il rapporto di ISPRA del 2025 Ambiente in Italia: uno sguardo d’insieme riporta un segnale positivo: tutte le Regioni e le Province autonome hanno intrapreso almeno un percorso in questa direzione, segno di una crescente attenzione al tema. Tuttavia più lento è però il passaggio dalla pianificazione all’azione. Circa metà delle amministrazioni non ha ancora avviato un percorso per l’adozione di un Piano di Adattamento e, rispetto al 2021, non si registra l’accelerazione che sarebbe stata auspicabile. A oggi risultano approvate sette Strategie e soltanto due Piani di Adattamento. Oggi in un contesto di rischi crescenti, la capacità di adattarsi rapidamente rappresenta una delle sfide più urgenti per il Paese.

Così anche il FAI ha progressivamente modificato la propria attività per rispondere alle nuove esigenze di mitigazione e adattamento climatico. La Fondazione si adopera per una manutenzione che deve farsi sempre più frequente, mirata e costante: dalle pratiche quotidiane di cura del suolo – necessarie a garantire la vitalità di piante ed essenze nei giardini storici – fino all’inserimento di fonti di energia rinnovabile e ai cantieri sostenibili, dove l’economia circolare è da tempo un principio guida. Negli interventi di restauro si conserva infatti quanto più possibile la materia storica esistente, recuperata dalle demolizioni parziali degli edifici stessi.

Il FAI non guarda quindi passivamente al nuovo scenario climatico: lavora già nei suoi Beni per renderli dei laboratori di sostenibilità. Ma il futuro dell’ambiente e dei paesaggi italiani deve essere una scelta corale, che coinvolga tutti, istituzioni, comunità e cittadini.

Salvaguardare un paesaggio oggi significa lasciare alle generazioni future la possibilità di riconoscerlo, di identificarsi in esso. È questa la posta in gioco, e i nostri paesaggi, il nostro patrimonio – fragili ed esposti – sono forse il termometro più sincero di quanto stiamo facendo davvero per difendere il Paese che amiamo.

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