“Adottare un Bene FAI è un gesto che unisce cuore e ragione”

“Adottare un Bene FAI è un gesto che unisce cuore e ragione”

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“Adottare un Bene FAI è un gesto che unisce cuore e ragione”
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02 marzo 2026

Graziana Tura Canova è iscritta al FAI dal 1980 e, insieme al marito, ha deciso di adottare l’Abbazia di San Fruttuoso: «Adottare un Bene significa prendersene cura, seguirne il percorso di conservazione e valorizzazione, e sentirlo un po’ anche proprio. È un gesto che unisce cuore e ragione».

Quando e come ha conosciuto il FAI? Cosa l’ha colpita fin da subito?

Il mio incontro con il FAI nasce dal mio impegno all’interno di Italia Nostra. Fu proprio in quel contesto che ebbi modo di conoscere l’architetto Bazzoni, uno dei fondatori del FAI. Ricordo bene come parlasse con entusiasmo della nascita di una nuova realtà dedicata alla tutela del patrimonio italiano, ispirata al modello del National Trust inglese, di cui avevo già avuto modo di apprezzare la visione attraverso una conferenza del 1968 di J. F. W. Rathbone sul National Trust e l’ambiente naturale in Inghilterra. In quel momento il FAI era agli inizi, con pochissimi iscritti. Ricordo ancora le parole di Bazzoni, pronunciate con un sorriso carico di determinazione: «Dobbiamo arrivare almeno a mille». Quella frase, così semplice, racchiudeva tutta la forza di un sogno che stava prendendo forma. Ciò che mi colpì fin da subito fu proprio questo: l’entusiasmo contagioso, la concretezza del progetto e la volontà di coinvolgere direttamente le persone. Sentii immediatamente che stava nascendo qualcosa di importante, un’iniziativa capace di unire passione, cultura e impegno civile.

Per questo decisi senza esitazione di farne parte, accompagnando il FAI fin dai suoi primi passi. Ho infatti la tessera numero 714.

C’è un momento particolare, legato al FAI, che ricorda con più affetto?

Ho avuto la fortuna di partecipare a moltissimi viaggi organizzati dal FAI, occasioni preziose per scoprire luoghi straordinari e condividere esperienze con persone animate dalla stessa passione. Tra tutti, ce n’è uno che ricordo con un affetto speciale: il viaggio in Etruria del 1981, al quale partecipai insieme a Bazzoni. Fu un’esperienza intensa e profondamente formativa. Visitammo siti di straordinario valore storico e archeologico, accompagnati da racconti, spiegazioni e momenti di autentica condivisione. In quel viaggio percepii in modo ancora più chiaro lo spirito del FAI: non solo tutela dei beni, ma anche diffusione della conoscenza, educazione alla bellezza e creazione di legami umani autentici. Ricordo l’entusiasmo, la curiosità, il clima quasi familiare che si respirava tra i partecipanti. Erano anni in cui tutto stava nascendo, e si aveva la sensazione di prendere parte a un’avventura collettiva, fatta di scoperta, impegno e visione. Quel viaggio in Etruria rimane per me uno dei simboli più belli di quel periodo pionieristico.

Lei è iscritta dal 1980: cosa ha significato per Lei accompagnare il FAI in tutti questi anni?

È stato bellissimo vedere il FAI crescere e consolidarsi nel tempo. Essere iscritta fin dal 1980 mi ha permesso di assistere passo dopo passo alla sua evoluzione: dai primi piccoli progetti ai grandi restauri, dalle prime Giornate FAI alla costruzione di una vera rete nazionale di volontari e sostenitori.

Accompagnare il FAI in tutti questi anni ha significato sentirmi parte di una comunità viva, attiva e appassionata, e poter osservare con i miei occhi come un impegno costante possa davvero trasformare luoghi, storie e vite.

Ogni Bene recuperato e ogni iniziativa educativa realizzata hanno reso tangibile la missione del FAI e mi hanno dato un senso di appartenenza profondo e duraturo.

C’è un Bene FAI che le è particolarmente caro? Perché? Cosa l’ha spinta, nel 2025, a diventare adottatrice di un Bene?

Tra tutti i Beni che il FAI ha recuperato, ce ne sono alcuni che portiamo nel cuore più di altri. Per me e mio marito, uno di questi è l’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (GE). Non è solo un luogo di grande bellezza e valore storico, ma un Bene che abbiamo avuto la fortuna di visitare e di conoscere da vicino, percependone l’anima e la storia.
Per questo abbiamo deciso, finché ci sarà possibile, di dare un ulteriore contributo adottando l’Abbazia.

È un gesto che unisce gratitudine e responsabilità: vogliamo continuare a sostenere concretamente la sua conservazione e permettere che anche le generazioni future possano godere della sua bellezza.
cuore e ragione
cuore e ragione

Cosa rappresenta per Lei il gesto dell’adozione?

Per me l’adozione rappresenta un atto d’amore e di responsabilità. È un modo concreto per dimostrare che ciascuno di noi può fare la differenza.

Adottare un Bene significa prendersene cura, seguirne idealmente il percorso di conservazione e valorizzazione, e sentirlo un po’ anche proprio. È un gesto che unisce cuore e ragione: da un lato c’è l’emozione di vedere un luogo tornare a vivere, dall’altro la consapevolezza che senza un impegno costante la bellezza non può essere preservata. Per questo ho deciso di sostenere l’Abbazia di San Fruttuoso, anche se sono un’appassionata di castelli, finché ne avrò la possibilità. Ho provato anche a fare volontariato, e quell’esperienza mi è piaciuta moltissimo: è stato emozionante partecipare in prima persona, contribuire attivamente e condividere entusiasmo e passione con altre persone. Oggi, non essendo più tanto giovane, continuo a dare il mio sostegno attraverso l’adozione, che rimane per me il modo più concreto e prezioso per contribuire al lavoro del FAI.

Che messaggio si sentirebbe di lasciare alle generazioni più giovani?

Mi dispiace molto vedere che i miei nipoti, come tanti giovani oggi, conoscono poco del nostro patrimonio culturale e naturale. Purtroppo vivono lontano, ma vorrei incoraggiarli, e incoraggiare tutti i ragazzi, a scoprire e apprezzare la bellezza che ci circonda. La tutela dei Beni non è un compito astratto: è parte della nostra identità e della nostra storia, e ciascuno di noi può contribuire a preservarla. Visitare i luoghi, conoscerli, comprenderne il valore: questi sono gesti che arricchiscono e formano, e che aiutano a costruire un rapporto vivo con la cultura e il territorio. Spero che le nuove generazioni possano imparare a sentirsi protagoniste di questa cura e protezione.

Cosa direbbe a chi sta pensando oggi di sostenere il FAI?

Direi loro di farlo con forza ed entusiasmo! Non esitate: sostenere il FAI significa investire concretamente nella bellezza e nella memoria del nostro Paese.

Visitate il più possibile i luoghi straordinari dell’Italia: dalle ville alle abbazie, dai giardini storici ai borghi recuperati. State tranquilli: i risultati del lavoro del FAI sono sotto gli occhi di tutti. I Beni restaurati parlano da soli, testimoniando che ogni contributo, piccolo o grande che sia, ha un impatto reale e duraturo. È un’esperienza che arricchisce chi dona e chi riceve, e che lascia un segno concreto nel nostro comune patrimonio culturale.

Diventa anche tu "custode della bellezza"

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