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ANTICA TIPOGRAFIA MASCIANGELO

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Tutto è rimasto come l’ultimo giorno di lavoro! L’Antica Tipografia Masciangelo dorme in attesa che i suoi tipografi tornino ad alzare la cigolante serranda metallica. Qui macchine, arredi lignei e tipi, risalenti anche alla metà XIX secolo, invecchiano, impolverati, nel locale al pian terreno di un antico palazzo di Corso Roma; ed è qui, dove imparò il “mestiere” il giovane Rocco Carabba, fondatore della famosa Casa Editrice, che vorremmo vedere realizzato il primo Museo Tipografico d’Abruzzo. Domenico Masciangelo nasce a Lanciano nel 1834. Il padre Raffaele, violoncellista nella Cappella Musicale della Madonna del Ponte, lo educò fin da ragazzo allo studio della letteratura. Nel 1863 Domenico acquisì l’antico palazzo già di proprietà della famiglia Della Pergola, di cui è ancora visibile un bellissimo portale in pietra del tardo Cinquecento, e vi fondò la “Tipografia frentana”. La prima pubblicazione è una raccolta di testi del poeta Tommaso Pellicciotti, originario di Gessopalena, seguono una serie di testi dedicati ad episodi significativi della cronaca della città. Nel 1866 è la volta dell’Inno alla guerra: brindisi, scritto dal poeta e patriota lancianese Carlo Madonna, in occasione dell’inizio della Terza guerra d’indipendenza. In questo periodo, Masciangelo chiama a lavorare con sé i giovani Rocco Carabba, entrato in tipografia nel 1868 quando ancora non aveva compiuto quattordici anni e che aprirà la sua tipografia in città nel 1886, Donato D’Arcangelo, che deciderà nel 1881 di trasferirsi ad Atri, e Nicola De Arcangelis, che fonderà la sua impresa editoriale a Casalbordino. Alla morte di Domenico, all’inizio del nuovo secolo, la tipografia passa sotto la direzione del figlio Francesco (1869-1948). Fervente socialista, direttore del periodico “Frentania”, Francesco è autore della svolta in senso politico e sociale della casa editrice dedicandosi alla pubblicazione di testi che testimoniano l’arretratezza nello sfruttamento delle risorse agricole, in particolar modo nelle regioni meridionali. Nel 1915 la tipografia aderisce alla propaganda bellica, una connotazione culturale delle attività della tipografia che viene mantenuta sia nel ventennio di dittatura fascista che nel secondo dopoguerra, quando l’ormai anziano Francesco si prodiga ancora a pubblicare numeri inaugurali di riviste letterarie spesso legate alla tradizione del territorio. I successori di Francesco diminuirono progressivamente le attività della tipografia, che tuttavia ancora negli anni ’80 e ’90 del Novecento si segnala per le edizioni di raccolte di poesie dialettali. L’attività della tipografia Masciangelo sarà ancora in essere fino a pochi anni prima della morte dell’ultimo erede, Aldo De Aloysio. Nei locali sono ancora conservati gli arredi lignei, i macchinari di stampa, come il torchio tipografico in ghisa realizzato dalla ditta Amos Dall’Orto di Monza nel 1863, i caratteri tipografici e gli strumenti di lavoro che sono stati utilizzati dall’epoca della sua fondazione ad oggi. La tipografia è un luogo fortemente rappresentativo e identitario per la città di Lanciano, e per tutta la regione Abruzzo, è il perno attorno al quale si è evoluta l’editoria frentana prima ancora della nascita della più nota Casa Editrice Carabba, rappresentato oggi da un patrimonio di attrezzature e materiali ancora conservati e collocati nel luogo dell’originario utilizzo.

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Tutto è rimasto come l’ultimo giorno di lavoro! L’Antica Tipografia Masciangelo dorme in attesa che i suoi tipografi tornino ad alzare la cigolante serranda metallica. Qui macchine, arredi lignei e tipi, risalenti anche alla metà XIX secolo, invecchiano, impolverati, nel locale al pian terreno di un antico palazzo di Corso Roma; ed è qui, dove imparò il “mestiere” il giovane Rocco Carabba, fondatore della famosa Casa Editrice, che vorremmo vedere realizzato il primo Museo Tipografico d’Abruzzo. Domenico Masciangelo nasce a Lanciano nel 1834. Il padre Raffaele, violoncellista nella Cappella Musicale della Madonna del Ponte, lo educò fin da ragazzo allo studio della letteratura. Nel 1863 Domenico acquisì l’antico palazzo già di proprietà della famiglia Della Pergola, di cui è ancora visibile un bellissimo portale in pietra del tardo Cinquecento, e vi fondò la “Tipografia frentana”. La prima pubblicazione è una raccolta di testi del poeta Tommaso Pellicciotti, originario di Gessopalena, seguono una serie di testi dedicati ad episodi significativi della cronaca della città. Nel 1866 è la volta dell’Inno alla guerra: brindisi, scritto dal poeta e patriota lancianese Carlo Madonna, in occasione dell’inizio della Terza guerra d’indipendenza. In questo periodo, Masciangelo chiama a lavorare con sé i giovani Rocco Carabba, entrato in tipografia nel 1868 quando ancora non aveva compiuto quattordici anni e che aprirà la sua tipografia in città nel 1886, Donato D’Arcangelo, che deciderà nel 1881 di trasferirsi ad Atri, e Nicola De Arcangelis, che fonderà la sua impresa editoriale a Casalbordino. Alla morte di Domenico, all’inizio del nuovo secolo, la tipografia passa sotto la direzione del figlio Francesco (1869-1948). Fervente socialista, direttore del periodico “Frentania”, Francesco è autore della svolta in senso politico e sociale della casa editrice dedicandosi alla pubblicazione di testi che testimoniano l’arretratezza nello sfruttamento delle risorse agricole, in particolar modo nelle regioni meridionali. Nel 1915 la tipografia aderisce alla propaganda bellica, una connotazione culturale delle attività della tipografia che viene mantenuta sia nel ventennio di dittatura fascista che nel secondo dopoguerra, quando l’ormai anziano Francesco si prodiga ancora a pubblicare numeri inaugurali di riviste letterarie spesso legate alla tradizione del territorio. I successori di Francesco diminuirono progressivamente le attività della tipografia, che tuttavia ancora negli anni ’80 e ’90 del Novecento si segnala per le edizioni di raccolte di poesie dialettali. L’attività della tipografia Masciangelo sarà ancora in essere fino a pochi anni prima della morte dell’ultimo erede, Aldo De Aloysio. Nei locali sono ancora conservati gli arredi lignei, i macchinari di stampa, come il torchio tipografico in ghisa realizzato dalla ditta Amos Dall’Orto di Monza nel 1863, i caratteri tipografici e gli strumenti di lavoro che sono stati utilizzati dall’epoca della sua fondazione ad oggi. La tipografia è un luogo fortemente rappresentativo e identitario per la città di Lanciano, e per tutta la regione Abruzzo, è il perno attorno al quale si è evoluta l’editoria frentana prima ancora della nascita della più nota Casa Editrice Carabba, rappresentato oggi da un patrimonio di attrezzature e materiali ancora conservati e collocati nel luogo dell’originario utilizzo.

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