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I Luoghi del Cuore
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SANT'ANTONIO

SANT'ANTONIO

ANZIO, ROMA

22,116°

POSTO

6

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SANT'ANTONIO
Le peschiere romane, molto comuni tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., erano adibite all'allevamento dei pesci, collocate in mare a poca distanza dalla costa. Spesso appartenevano a ville marittime di nobili e ricchi romani, che dal I secolo a.C. costellavano il litorale tra l'odierna Anzio e l'area di Torre Astura (zona che in epoca romana apparteneva interamente al territorio dell'antica città di Antium). Quanto resta della peschiera romana in questione è ormai in estremo degrado, di fronte al villino Nesi, nei pressi del Belvedere. Con la costruzione delle dighe di fronte al Forte San Gallo, negli anni '60, quest'opera marittima aveva subito un parziale insabbiamento. In'epoca recente, le mareggiate o le correnti asportavano dalla peschiera la sabbia, scoprendone in parte la struttura. Oggi l'azione dell'uomo ha ridotto la costruzione in uno stato penoso. Questa è databile tra l'età repubblicana e il primo periodo dell'Impero; quasi certamente (Luigi Jacono, "Piscinae in litore constructae", in "Notizie degli scavi di antichità", vol. XXI, Roma, Tipografia della R. Accademia Nazionale dei Lincei, 1924, pp. 333-340) apparteneva ad una villa marittima romana situata sul pianoro corrispondente al villino Nesi.

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Le peschiere romane, molto comuni tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., erano adibite all'allevamento dei pesci, collocate in mare a poca distanza dalla costa. Spesso appartenevano a ville marittime di nobili e ricchi romani, che dal I secolo a.C. costellavano il litorale tra l'odierna Anzio e l'area di Torre Astura (zona che in epoca romana apparteneva interamente al territorio dell'antica città di Antium). Quanto resta della peschiera romana in questione è ormai in estremo degrado, di fronte al villino Nesi, nei pressi del Belvedere. Con la costruzione delle dighe di fronte al Forte San Gallo, negli anni '60, quest'opera marittima aveva subito un parziale insabbiamento. In'epoca recente, le mareggiate o le correnti asportavano dalla peschiera la sabbia, scoprendone in parte la struttura. Oggi l'azione dell'uomo ha ridotto la costruzione in uno stato penoso. Questa è databile tra l'età repubblicana e il primo periodo dell'Impero; quasi certamente (Luigi Jacono, "Piscinae in litore constructae", in "Notizie degli scavi di antichità", vol. XXI, Roma, Tipografia della R. Accademia Nazionale dei Lincei, 1924, pp. 333-340) apparteneva ad una villa marittima romana situata sul pianoro corrispondente al villino Nesi.
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