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CHIESA DI SAN PIETRO O DEL CONSACRATO

CHIESA DI SAN PIETRO O DEL CONSACRATO

LONATE CEPPINO, VARESE

1,054°

POSTO

110

VOTI 2020
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CHIESA DI SAN PIETRO O DEL CONSACRATO
La chiesa di S. Pietro, protesa sulle pendici della Valle Olona, esisteva già nel 1144, quando Bonifacio di Caidate, dona i suoi beni alla chiesa in cambio di celebrazioni a suffragio della sua anima; conferma della sua esistenza si ha anche alla fine del 1200. La chiesa sarà ampliata nel 1570 con la costruzione di due nuove cappelle nella navata, un oratorio per il clero a sud della chiesa, lo spostamento dell’altare maggiore in posizione più arretrata. Altri lavori saranno eseguiti nel corso dei secoli fino al 1933 quando, costruita la nuova parrocchiale, fu spogliata di tutte le suppellettili. È tuttavia apprezzabile, nonostante l’abbandono, un importante apparato decorativo che testimonia il continuo interesse per l’abbellimento e l’adeguamento artistico dell’edificio perpetratosi nei secoli. Sono presenti dipinti murali cinquecenteschi posti all’ingresso (una lunetta con un affresco raffigurante la Vergine ed il Bambino tra i santi Pietro e Paolo ed il un riquadro contenente la raffigurazione della traslazione della “casa di Loreto”). Un dipinto cinquecentesco raffigurante l’Immacolata (in pessime condizioni) si trova nella cappella di S. Ambrogio e/o della “concezione”. Un dipinto raffigurante la “deposizione di Gesù dalla Croce” posto nella cappella dell'ossario, l’apparato decorativo delle cappelle della “concezione e della “purificazione” e l'affresco nel battistero (trasportato alla chiesa nuova) sono stati attribuiti al pittore Biagio Bellotti (Busto Arsizio, 26 febbraio 1714 – Busto Arsizio, 5 agosto 1789 pittore, architetto, organista, scrittore, coreografo e canonico). Il coro e la volta ospitano dipinti murali del pittore di Locate Varesino Filippo Comerio (Locate Varesino1747- Milano 1829) “uno dei protagonisti più eccentrici del neoclassicismo lombardo” . Suoi sono il dipinto a sinistra dell'altare raffigurante la scena tratta dall'antico testamento in cui è raffigurata la contesa della primogenitura tra Esaù e Giacobbe per un piatto di lenticchie. Sue anche le figure femminili nei pennacchi della volta raffiguranti le quattro virtù cardinali e l'allegoria " della vera fede (o vera chiesa) che vince la falsa chiesa" affiancati dall'arcangelo Uriele. Del Comerio anche il riquadro al centro della volta della navata che raffigurava una stupenda assunzione di Maria (molto rovinato). Nel 1906 fu affidato al pittore Antonio Ambrogio Alciati (Vercelli 1878 - Milano 1929) il “rinnovamento decorativo” della chiesa. Suoi sono un grande dipinto murale posto sulla parete sinistra del coro raffigurante “il dono di un serpente di bronzo di Mosè agli ebrei” ed alcuni quadri nelle volte tra cui la bellissima Santa Cecilia musicante che sovrastava l'organo. Lungo le pareti della navata si susseguono dei riquadri con dipinti devozionali ottocenteschi che rimandano alle confraternite presenti e attive in passato nella comunità. Degni di nota sono anche gli stucchi di gusto neoclassico su fondo celeste che ricorrono in tutta la chiesa, su cornicioni, cornici e capitelli. Questi sono di ottima fattura e di rara integrità e sono testimonianza di un'arte tipicamente autoctona; gli stuccatori "varesotti" erano infatti sin dal XVI secolo tra i più rinomati e richiesti in tutta Europa. L’abbandono della chiesa di S. Pietro se pur abbia procurato danni dovuti all’incuria ha oltremodo conservato l’apparato decorativo com’era nei primi anni del ‘900, preservandolo da manomissioni o deturpazioni successive; si conserva pertanto una rara sequenza storico artistica.

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La chiesa di S. Pietro, protesa sulle pendici della Valle Olona, esisteva già nel 1144, quando Bonifacio di Caidate, dona i suoi beni alla chiesa in cambio di celebrazioni a suffragio della sua anima; conferma della sua esistenza si ha anche alla fine del 1200. La chiesa sarà ampliata nel 1570 con la costruzione di due nuove cappelle nella navata, un oratorio per il clero a sud della chiesa, lo spostamento dell’altare maggiore in posizione più arretrata. Altri lavori saranno eseguiti nel corso dei secoli fino al 1933 quando, costruita la nuova parrocchiale, fu spogliata di tutte le suppellettili. È tuttavia apprezzabile, nonostante l’abbandono, un importante apparato decorativo che testimonia il continuo interesse per l’abbellimento e l’adeguamento artistico dell’edificio perpetratosi nei secoli. Sono presenti dipinti murali cinquecenteschi posti all’ingresso (una lunetta con un affresco raffigurante la Vergine ed il Bambino tra i santi Pietro e Paolo ed il un riquadro contenente la raffigurazione della traslazione della “casa di Loreto”). Un dipinto cinquecentesco raffigurante l’Immacolata (in pessime condizioni) si trova nella cappella di S. Ambrogio e/o della “concezione”. Un dipinto raffigurante la “deposizione di Gesù dalla Croce” posto nella cappella dell'ossario, l’apparato decorativo delle cappelle della “concezione e della “purificazione” e l'affresco nel battistero (trasportato alla chiesa nuova) sono stati attribuiti al pittore Biagio Bellotti (Busto Arsizio, 26 febbraio 1714 – Busto Arsizio, 5 agosto 1789 pittore, architetto, organista, scrittore, coreografo e canonico). Il coro e la volta ospitano dipinti murali del pittore di Locate Varesino Filippo Comerio (Locate Varesino1747- Milano 1829) “uno dei protagonisti più eccentrici del neoclassicismo lombardo” . Suoi sono il dipinto a sinistra dell'altare raffigurante la scena tratta dall'antico testamento in cui è raffigurata la contesa della primogenitura tra Esaù e Giacobbe per un piatto di lenticchie. Sue anche le figure femminili nei pennacchi della volta raffiguranti le quattro virtù cardinali e l'allegoria " della vera fede (o vera chiesa) che vince la falsa chiesa" affiancati dall'arcangelo Uriele. Del Comerio anche il riquadro al centro della volta della navata che raffigurava una stupenda assunzione di Maria (molto rovinato). Nel 1906 fu affidato al pittore Antonio Ambrogio Alciati (Vercelli 1878 - Milano 1929) il “rinnovamento decorativo” della chiesa. Suoi sono un grande dipinto murale posto sulla parete sinistra del coro raffigurante “il dono di un serpente di bronzo di Mosè agli ebrei” ed alcuni quadri nelle volte tra cui la bellissima Santa Cecilia musicante che sovrastava l'organo. Lungo le pareti della navata si susseguono dei riquadri con dipinti devozionali ottocenteschi che rimandano alle confraternite presenti e attive in passato nella comunità. Degni di nota sono anche gli stucchi di gusto neoclassico su fondo celeste che ricorrono in tutta la chiesa, su cornicioni, cornici e capitelli. Questi sono di ottima fattura e di rara integrità e sono testimonianza di un'arte tipicamente autoctona; gli stuccatori "varesotti" erano infatti sin dal XVI secolo tra i più rinomati e richiesti in tutta Europa. L’abbandono della chiesa di S. Pietro se pur abbia procurato danni dovuti all’incuria ha oltremodo conservato l’apparato decorativo com’era nei primi anni del ‘900, preservandolo da manomissioni o deturpazioni successive; si conserva pertanto una rara sequenza storico artistica.
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