07 luglio 2026
A seguito del conferimento al FAI dell’intero patrimonio della Fondazione Piero Portaluppi, il prezioso archivio di arredi, disegni, documenti e libri trova oggi la sua nuova casa in uno spazio appositamente allestito all’ultimo piano di Villa Necchi Campiglio, riallacciando il legame tra il celebre architetto e uno dei suoi progetti più noti e apprezzati. La visita della Villa si arricchisce così di un nuovo percorso con un’offerta culturale unica: tre sale con esposizione permanente di arredi e disegni dall’Archivio Piero Portaluppi e una mostra temporanea, che sarà rinnovata ogni anno, per valorizzare di volta in volta, per temi e confronti, il ricchissimo fondo da oggi conservato qui. La prima mostra Piero Portaluppi: l’arte del disegno, fino al 18 ottobre 2026 espone 44 tra i più noti e significativi disegni dell’architetto milanese: dalle ironiche caricature della gioventù ai progetti più maturi per case private e palazzi istituzionali, dai bozzetti per interventi su edifici storici della città alle tavole del Piano Regolatore del 1927, dai disegni di architetture realizzate a quelli per edifici futuribili, fino ai dettagli di arredi e decori che si ritrovano nella stessa Villa Necchi.
Fino al 10 gennaio 2027 a Villa e Collezione Panza a Varese si può visitare Josef Albers. Meditations, una mostra personale dedicata a uno dei grandi maestri del secondo Novecento.
«Josef Albers divenne famoso in tutto il mondo per aver dipinto oltre 2.000 quadri di quadrati. Il formato del quadro gli dava l’opportunità di mostrare la magia e la voce del colore in modi molto diversi».
Realizzata in collaborazione con la Josef and Anni Albers Foundation e curata da Nicholas Fox Weber su un progetto di Gabriella Belli, l’esposizione riunisce ventinove opere, finora quasi mai esposte, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti.
Le opere all’interno degli spazi della villa settecentesca sono proposte in un allestimento rarefatto e meditativo che invita il visitatore a un’esperienza lenta, immersiva e intensamente personale. È in questa dimensione sospesa, insieme ottica e interiore, che il lavoro di Josef Albers incontra lo spirito di Villa Panza e la visione collezionistica di Giuseppe Panza di Biumo. Pur non essendo mai entrato nella sua raccolta, Albers appare oggi come uno dei riferimenti teorici che ha saputo guidare le ricerche che hanno animato l’avventura collezionistica di Panza: il colore, il rapporto tra luce e spazio e la tensione verso un equilibrio essenziale.
I lavori riuniti in mostra chiedono innanzitutto questo: di rallentare. Di fermarsi davanti ai dipinti abbastanza a lungo perché il colore possa compiere la sua magia. Occorre concedersi il tempo necessario per cogliere come ciò che a un primo sguardo appare fermo, piatto, perfettamente misurato possa invece trasformarsi lentamente.
Un tono avanza, un altro arretra e, mentre la luce cambia, gli angoli retti sembrano farsi curvi. Il movimento è continuo e sottile e, nel tempo dell’osservazione, i colori sembrano penetrare l’uno nell’altro.
Attraverso strutture geometriche essenziali e combinazioni cromatiche meticolosamente calibrate, Albers trasforma la pittura in un campo di verifica del vedere. In questo senso, Meditations non presenta soltanto un nucleo straordinario di opere di Josef Albers, ma rende nuovamente percepibile una qualità essenziale della sua ricerca: la capacità di aprire, attraverso il colore, uno spazio di silenzio, di concentrazione, di esperienza. Ed è proprio in questa sospensione, insieme ottica e interiore, che il lavoro di Albers incontra in profondità lo spirito di Villa Panza e alcune delle linee di ricerca più intense della sua collezione permanente.
La mostra, realizzata in collaborazione con il FAI e con il supporto di Galleria Continua, presenta fino al 22 novembre 2026 venti sculture di Leandro Erlich, alcune delle quali inedite, che danno forma a organismi impossibili, eppure sorprendentemente familiari: farfalle con ali-orecchie, cavoli che diventano architetture, coralli che assumono la fisionomia di metropoli, alberi che terminano in piedi umani.
Ibridi che suggeriscono che l’arte non sia un ornamento del mondo, ma una forza che ne continua la creazione, operando allo stesso livello dei processi evolutivi e geochimici che hanno modellato il pianeta.
Il mondo che emerge dai lavori di Erlich è un ecosistema in continuo aggiustamento e riadattamento, in cui l’ironia e il gioco tra natura, cultura, architettura e corpo si fondono in un’unica dinamica. Le sculture presenti nel progetto, Hybrids, visualizzano così una metamorfosi intima e spirituale: la “fisiologia nascosta” che accompagna ogni autentico atto di un artista.
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