27 gennaio 2026
Questi cinque luoghi, che narrano storie di riscatto, fanno parte dei venti progetti sostenuti attraverso il Bando I Luoghi del Cuore.
35° classificato con 11.153 voti al 12°censimento
Il suo nome significa “nido degli astori”, i falchi che venivano usati per la caccia nel Medioevo, e la sua origine è degli inizi del Duecento, anche se la sua struttura attuale risale ai rifacimenti della seconda metà del Quattrocento.La sua è una storia di contese tra il vescovo di Fossombrone e Rocca Contrada, il nome antico di Arcevia, che portò alla costituzione di una storica realtà ancora attiva: l’antica istituzione degli Uomini di Nidastore. L’Istituzione affonda le sue radici nel XV secolo quando gli abitanti di Nidastore si ribellarono e uccisero il conte Raniero di Taddeo, nipote del vescovo di Fossombrone, che, secondo la tradizione, esercitava lo ius primae noctis sulle giovani spose del castello, di cui era feudatario. I suoi beni furono rivendicati da Rocca Contrada, nome antico di Arcevia, con cui gli abitanti di Nidastore giunsero a un accordo nel 1460: in cambio di un censo pagato in grano, i beni contesi passarono collettivamente a loro.
L’Istituzione ha agito per secoli come equivalente del Comune, realizzando la scuola, le strade e portando la linea elettrica. Solo nel 1855 il borgo fu costretto dal prefetto ad assoggettarsi al Comune di Arcevia, ma l’Istituzione, il cui archivio è tutelato dal MIC, è ancora un soggetto giuridico.
l progetto candidato dall’Istituzione Uomini di Nidastore al Bando I Luoghi del Cuore, ha l'obiettivo di recuperare i primi tre ambienti dell’edificio ottocentesco posto all’ingresso del borgo per realizzare uno spazio di aggregazione, un infopoint, un punto di partenza per le escursioni, l’allestimento di foto storiche e una ricostruzione, con oggetti donati dagli abitanti, di una cucina degli anni Sessanta, quando cominciò lo spopolamento di Nidastore e un temporary shop per artigiani e produttori locali.
Il progetto, del costo totale di 110.000 euro, cofinanziato in gran parte dall’Istituzione Uomini di Nidastore oltre a una serie di sponsorizzazioni tecniche, ottiene un contributo di 40.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
210° classificato con 2.637 voti al 12° censimento
Situato nell’Alta Val Bormida, tra Piemonte e Liguria, a pochi chilometri dalla Colla di San Giacomo, spartiacque appenninico dal quale si scende a Finale Ligure. Secondo fonti storiche, il nucleo centrale del Santuario sarebbe stato in origine un tempio pagano; la struttura si presentava in forma rotonda all’interno, bassa, piccola, poligonale all’esterno e con contrafforti semicircolari ed equidistanti. Era il 1097 quando il marchese di Savona Bonifacio del Vasto donò alla Canonica di Ferrania la chiesa di Mallare, insieme a molti altri possedimenti e luoghi sacri. Nel XIV secolo, anche per l’incremento demografico locale, il Santuario divenne la prima parrocchiale di Mallare, dedicata a Santa Maria e San Nicola e venne ricostruito nella volta in stile gotico, con arco acuto compresso e con costoloni diagonali e rosone centrale. La vocazione mariana del santuario si consolidò nel 1601 con l’arrivo della statua marmorea della Madonna della Misericordia, di autore sconosciuto, e si rafforzò dopo lo scampato pericolo della peste del 1631, attribuito all’intercessione della Vergine, evento che spinse la comunità locale ad ampliare la chiesa con nuovi corpi barocchi.
Mallare, circa mille abitanti, custodisce un santuario amato dalla comunità che, per quattro censimenti consecutivi, lo ha votato ottenendo oltre 2.500 voti. Per tre edizioni ha partecipato al bando presentando progetti di restauro che, nonostante il mancato contributo del FAI, sono stati realizzati grazie ad attività di raccolta fondi organizzate dalla comunità.
Il progetto candidato al bando 2025, che ha ottenuto un contributo per il restauro degli ultimi due lotti della chiesa, ha un forte valore simbolico a suggello dell’impegno profuso per anni dall'Associazione per il recupero, valorizzazione e promozione di Mallare. Nello specifico, saranno restaurati gli apparati decorativi della volta e delle pareti laterali. Nonostante sia un piccolo comune, il santuario rappresenta un punto di aggregazione importante e lo dimostrano le numerose collaborazioni – ben 23 piccole realtà commerciali, dal tabaccaio del paese alla carrozzeria, dal ristorante alla tipografia – attive nella promozione del luogo e nell’organizzazione di eventi di raccolta fondi.
Il progetto, candidato dalla Parrocchia al Bando I Luoghi del Cuore, interessa il restauro degli apparati decorativi della volta e delle pareti laterali.
Il progetto, del costo totale di 52.000 euro, ottiene un contributo di 6.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
16° classificata con 20.547 voti al 12° censimento
La Torre domina le colline del paese di San Salvatore Monferrato, emergendo nel paesaggio del basso Monferrato. Costruita nel Quattrocento come struttura di avvistamento e rappresentanza, la torre faceva parte di un articolato sistema difensivo e di comunicazione visiva che collegava tra loro numerosi presidi del territorio. Alta oltre 24 metri, realizzata in laterizio a vista e caratterizzata da murature possenti, è un esempio di architettura militare caratteristico del territorio, testimonianza storica del dominio dei Paleologi, famiglia di origine bizantina che governò il Marchesato del Monferrato tra XIII e XVI secolo. Accanto alla torre sorge la cosiddetta “torretta”, una cisterna per la raccolta delle acque meteoriche, elemento essenziale per l’autosufficienza del complesso. Originariamente la cisterna era interrata e la torre aveva un aspetto più basso e massiccio rispetto a quello attuale. Il grande buco su uno dei lati corrisponde all’antico varco di ingresso alla struttura, oggi a circa sette metri di altezza sul lato rivolto verso Alessandria. Nel 1859, durante il Risorgimento italiano, la torre tornò a svolgere una funzione strategica come osservatorio e sede di un telegrafo ottico utilizzato dallo Stato Maggiore sabaudo; dalla sua sommità Vittorio Emanuele II osservò le manovre delle truppe austriache all’inizio della Seconda Guerra d’Indipendenza.
Nel corso dei secoli il monumento ha subito danni e trasformazioni, ma ha mantenuto intatta la sua forza simbolica, oltre a connotare l’identità paesaggistica di San Salvatore.
Il Comune ha promosso un programma di restauro e rifunzionalizzazione del complesso monumentale, con l’obiettivo di conservare l’identità storica del bene, restituendolo al tempo stesso alla collettività come luogo vivo, accessibile e capace di generare valore. Il restauro vuole infatti rendere la torre uno spazio culturale, in parte museo e in parte destinata ad accogliere piccole esposizioni, eventi culturali e attività legate alla conoscenza del territorio.
Un pluriennale programma, candidato dal Comune al bando I Luoghi del Cuore, consentirà, attraverso un progetto pluriennale articolato in più lotti, di restaurare torre e cisterna e valorizzarle attraverso un sistema di illuminazione e l’inserimento di pannelli didattici nel parco circostante per accompagnare il visitatore nella scoperta della storia della torre, del sistema difensivo medievale e del paesaggio. Infine, con un lotto in avvio di progettazione, saranno realizzate le sistemazioni interne: la torre sarà attrezzata con una scala, per renderla visitabile in tutta la sua altezza, mentre la cisterna diventerà l’ambiente di ingresso. Il completamento degli interventi con l’apertura al pubblico è previsto nel 2028.
Il progetto, del costo totale di euro 62.500, ottiene un contributo di 45.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
55° classificato con 7.697 voti al 12° censimento
Nella pianura parmense, nella frazione di Fidenza, Castione Marchesi, sorge il complesso abbaziale, fondato nel 1033 dai Marchesi Obertenghi, che ha subito diverse trasformazioni e aggiornamenti di gusto e di funzione nel tempo, ma la cui struttura conserva importanti tracce della sua storia. In particolare, l’Abbazia, con pianta basilicale e capitelli decorati, rappresenta un’importante fonte di informazioni sull’evoluzione dell’architettura monastica emiliana, nella fase di passaggio tra romanico e gotico. Tra l’XI e XII secolo divenne un centro religioso, culturale ed economico di primo piano, strettamente legato al passaggio dei pellegrini lungo la Via Francigena. Fa parte del complesso anche il rivellino, elemento fortificato posto a difesa dell’ingresso, destinatario del contributo FAI e Intesa Sanpaolo.
In una frazione che conta poco più di 230 abitanti, il valore del progetto va oltre il restauro architettonico. Attorno al progetto per il rivellino si è infatti consolidata una rete ampia e strutturata di portatori d’interesse: sono oltre quattordici le attestazioni di collaborazione e di cofinanziamento che testimoniano il coinvolgimento sia di piccole imprese edili locali, impegnate nei lavori, sia di soggetti istituzionali e del territorio quali il Comune, la Diocesi, le scuole e diverse associazioni culturali e locali.
Tale partecipazione conferma l’esistenza di una comunità viva e attivamente impegnata. Tra le lettere di sostegno al progetto figurano anche quella del Complesso Monumentale della Pilotta, che garantirà un supporto scientifico per specifiche iniziative culturali e una attestazione di valore culturale proveniente addirittura dal Giappone, a firma della storica dell’arte e docente presso l’Università di Waseda di Tokyo, Yoshie Kojima, specializzata nell'arte romanica e gotica italiana, nota per il suo studio approfondito del Duomo di Fidenza. La gestione futura degli spazi sarà affidata alla collaborazione tra la Parrocchia di Santa Maria Assunta e l’APS Abbazia Castione Marchesi, assicurando così un presidio continuo del luogo e una programmazione culturale stabile e duratura.
Il progetto, candidato dalla Parrocchia al bando I Luoghi del Cuore, prevede il recupero e la valorizzazione del rivellino, attualmente inagibile per criticità strutturali, con l’obiettivo di realizzare una sala di accoglienza con pannelli e dotazioni multimediali per introdurre il visitatore alla storia del monastero, mentre al primo piano saranno realizzati ambienti di ospitalità destinati ai pellegrini della Via Francigena, in continuità con la vocazione originaria del luogo.
Il progetto, del costo totale di 52.000 euro, ottiene un contributo di 25.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
5° classificato con 35.862 voti al 12° censimento
Nel paesaggio dei Monti Sicani, l’Eremo è immerso in una foresta di querce secolari a 986 metri di altitudine: il termine “Coschin”, da cui trae origine il nome della località, significa infatti “oscurità” o “luogo in ombra”. Il sito ha un'importante storia spirituale legata a Santa Rosalia, la patrona di Palermo, che qui probabilmente visse nel XII secolo come eremita. L’origine della devozione locale risale al 1624, quando nel bosco venne scoperta una grotta con una lapide che avrebbe testimoniato la presenza della santa. Diventata meta di pellegrinaggio, vi sorse una prima cappella, mentre la struttura attuale, articolata su più livelli, risale al 1772, quando grazie a donazioni di fedeli venne costruito l’imponente complesso monastico: oltre alla piccola chiesa vi sono la cucina, le celle, il refettorio e i vari ambienti conventuali.
L’eremo, oggi di proprietà del Comune di Santo Stefano Quisquina, è parte di un sistema culturale e devozionale più ampio, rafforzato dall’“Itinerarium Rosaliae”, il cammino inaugurato nel 2015 che collega il Santuario della Quisquina a quello di Monte Pellegrino a Palermo lungo un percorso di 180 chilometri tra natura, storia e spiritualità. Già durante il censimento l’attivazione della comunità è stata molto rilevante, date le piccole dimensioni del Comune e la sua posizione periferica: una dimostrazione della riappropriazione culturale del bene, anche a livello sovralocale.
Il progetto, candidato dal Comune al Bando I Luoghi del Cuore, prevede il restauro del cortile di accesso dell’eremo che versa oggi in condizioni critiche. Il progetto vanta un articolato insieme di cofinanziamenti pubblici e privati, resi disponibili da sette diverse realtà, a cominciare dal Comune. Inoltre, le collaborazioni con il CAI Monti Sicani, Slow Food, Rotary Club, ProLoco e scuole del territorio, rafforzano il valore del progetto portandolo in una direzione di maggiore consapevolezza del valore del patrimonio, da godere attraverso un turismo sostenibile, anche come possibile soluzione per contrastare i fenomeni di marginalizzazione delle aree interne.
Il progetto dal costo di 68.500 euro ottiene un contributo di 46.500 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
nei Beni FAI tutto l'anno
Gratis

