
Le antiche carceri di Trento sono un'importante testimonianza storico-artistica della città: fanno parte di un complesso monumentale di fine Ottocento, che comprende anche il Tribunale e il Penitenziario. Il carcere, esempio di architettura civile di grande qualità del periodo austro-ungarico, costruito con materiale locale - la pietra di Trento - si sviluppa su tre piani più uno interrato. All’interno, sul corpo centrale dell’edificio, si affacciano due piani di celle con ballatoi sorretti da mensole in pietra. Tre grandi aperture illuminano dall’alto lo spazio centrale, mentre un finestrone in vetro policromo è collocato sul lato occidentale. Lungo la facciata orientale si apre una graziosa cappella a due livelli.
Costruito nel centro cittadino tra 1876 e 1881 su progetto dell’architetto imperiale Karl Schaden (Vienna, 1843-1914), il complesso – uno fra i più rilevanti dell’Impero, per novità della concezione, ricercatezza e imponenza - riuniva in maniera efficiente carcere e tribunale, con l’obiettivo di garantire massima sicurezza e funzionalità. Per il suo valore di presidio asburgico in un territorio sensibile, il complesso fu inaugurato nel 1891 dall’Imperatore Francesco Giuseppe.
Dopo poco più di un secolo di utilizzo, negli anni Duemila il carcere si avviava a perdere la propria funzione. Con la realizzazione della nuova casa di detenzione fuori dal centro cittadino, l’edificio di Schaden è caduto in disuso. Nonostante uno studio commissionato dalla Provincia autonoma di Trento attestasse il valore storico-artistico della struttura, la Provincia approvò la realizzazione di un nuovo polo giudiziario che prevedeva la demolizione dello storico edificio.
In occasione del censimento I Luoghi del Cuore 2008, grazie alla raccolta voti promossa dalla Delegazione FAI di Trento, si sono schierati per la salvaguardia del bene anche docenti universitari, scrittori e giornalisti: da Andreas Lehne, direttore della Soprintendenza Federale viennese ai monumenti, al giurista Paolo Grossi, membro della Corte Costituzionale, fino a Pietro Citati, che al carcere ha dedicato nel 2011 un accorato articolo. Dopo una lunga battaglia sostenuta dal FAI insieme ad altre associazioni, in cui si sono alternati tentativi di mediazione e – ironia della sorte – un articolato iter giudiziario fatto di ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, alla fine del 2013 la Provincia di Trento ha finalmente deciso di rinunciare alla demolizione delle carceri.
Scongiurato il pericolo di abbattimento, nel 2023 è stato presentato il progetto di riqualificazione dell'edificio, da 60 milioni di euro, che mira a preservare il più possibile le strutture esistenti, con il restauro delle ex-carceri e l’ampliamento del Palazzo di Giustizia. Nuova vita sarà donata al piano terra, che sarà aperto al pubblico (previo controllo di sicurezza): il progetto segue l'idea degli edifici pubblici come spazi a disposizione della comunità, accoglienti e vivibili.
La gara per l'avvio dei lavori sulla prima unità funzionale è stata aggiudicata ad aprile 2026.
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