Per iscritti FAI riduzione del 30% per la visita al Giardino Botanico Parco Paternò del Toscano a Sant'Agata li Battiati (CT)
Il parco, situato alle pendici dell’Etna, si estende per circa tre ettari. E’ fortemente caratterizzato dalla presenza di numerosi affioramenti lavici risalenti ad un’antica colata, che hanno consentito la realizzazione di spettacolari scorci di giardino roccioso con, fra le altre essenze, Agavi, Yuccae e Dasylirion, Encephalartos in varietà. Il forte dislivello fra le diverse zone del parco rappresenta uno dei motivi di maggiore suggestione. Il sistema degli antichi terrazzamenti in pietra lavica, infatti, pur rievocando la tradizione dei giardini d’agrumi e dei vigneti presenti in tutto il territorio etneo, è sfruttato per creare ambienti rigogliosi, in cui è inserita, con estrema naturalezza, una grande varietà di essenze, provenienti da tutto il mondo. Oreopanax peltatum (nord America, Messico), Chorisia speciosa (sud America), Dracaena draco (isole Canarie, isole di Capo Verde, Madera), solo per citarne alcune, qualche specie introdotta in Italia dallo stesso proprietario (ad es. Brachychiton rupestris, Australia). E poi la grande passione del paesaggista Ettore Paternò del Toscano: le palme. Il parco ne ospita ben 42 varietà, dalle più comuni nel nostro territorio, come Chamaerops humilis (bacino del mediterraneo), Phoenix canariensis (Isole Canarie) e Syagrus romanzoffianum (Brasile), alle più rare, come Phoenix rupicola (India), Livistona decipiens (Australia) e Trithrinax campestris (Argentina, Uruguay). Il giardino è stato realizzato tra le fine degli anni 50 ed è da allora in continua evoluzione. L’ultima, in ordine cronologico, è la collezione di piante grasse che annovera oltre 30 varietà di esemplari. Nella parte centrale della proprietà si trova il di bosco etneo: Quercus pubescens, Quercus ilex, Pistacia terebinthus ed altre specie autoctone, che il progettista ha conservato a testimonianza dell’antica vocazione del luogo, alle quali ha voluto, però, accostare altre essenze, che ben vi si sposassero: Cupressus sempervirens, Celtis australis, per coltivare ed accrescere, come sempre ha amato fare nelle sue creazioni, ricchezza e diversità di vegetazione, sfruttando, come lui stesso dice, le immense capacità di accoglienza del clima siciliano.
VISITA
nei Beni FAI tutto l'anno
Gratis