Si avvisano i gentili visitatori che a causa di lavori di manutenzione straordinaria, I Giganti della Sila resteranno chiusi temporaneamente fino a nuova comunicazione. (Leggi qui la nota stampa)
Vi ringraziamo per la comprensione.
Sull’altipiano della Sila, a 1.400 metri di altitudine, si estende per cinque ettari la Riserva Naturale dei Giganti di Fallistro, un luogo unico in Italia dove la natura è protagonista assoluta. Tra i silenzi del Parco Nazionale della Sila, svettano oltre 60 pini larici e aceri montani, alti fino a 45 metri, con tronchi larghi due e un’età di circa 350 anni: patriarchi imponenti, testimoni delle antiche selve silane, piantati nel Seicento dai Baroni Mollo, proprietari del vicino Casino di caccia oggi Bene del FAI.
La selva fu per secoli fonte di vita e sostentamento. I piciari, boscaioli esperti, incidevano la corteccia per estrarre la resina, preziosa per impermeabilizzare navi, curare ferite o sigillare botti di vino. Dalle schegge resinose si ricavava la teda, combustibile naturale che illuminava le notti dei pastori durante la transumanza. Molti alberi, feriti da queste antiche incisioni, conservano ancora profonde cavità dove un tempo gli uomini trovavano riparo.
Un atto notarile del 1631 documenta l’acquisto di queste terre da parte dei Mollo, che trasformarono la zona in una fiorente azienda agricola e serica. Tra Sette e Ottocento, il Casino ospitava un mulino, una filanda, cappelle e stalle, e le sete qui prodotte raggiungevano Marsiglia, Londra e Lione. Con la Seconda guerra mondiale, la proprietà fu espropriata e in seguito integrata nel patrimonio dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali.
Grazie all’impegno di Paola Manes, madre delle ultime proprietarie, si giunse nel 1987 all’istituzione della Riserva Naturale Guidata Biogenetica di Fallistro, oggi tutelata dal Parco Nazionale della Sila e riconosciuta dall’UNESCO come parte della Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera. Qui l’intervento dell’uomo è minimo: la natura segue...
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