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I Luoghi del Cuore
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ANTICO BORGO DEL NIFONTANO

ANTICO BORGO DEL NIFONTANO

VARESE

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ANTICO BORGO DEL NIFONTANO

Narrate, gente, la vostra terra: ascolta il racconto di Riccardo De Luca e Samanta Franzetti

L'Antico borgo del Nifontano corrisponde all'attuale Viale Europa di Varese. L'origine del nome deriva dalle nove fontane che un tempo alimentavano il mulino e che oggi sono interrate. Oltre al mulino, il borgo era popolato da un piccolo isolato di cascine dove, nel 1173, frate Alberto da Bregnano fondò il primo ospedale medievale della città di Varese: il Nifontano. La cura dei malati non era l'unica missione del ricovero, il luogo infatti offriva anche un riparo a pellegrini e viandanti (le “nove fonti” ne assicuravano l'igiene, Nova Fontes= luogo di sosta e di cura). Nel 1347 fu ampliato grazie a lasciti e generose donazioni dei Varesini. Le vicende del Nifontano non furono pero' così lodevoli come all'inizio. Uomini indegni riuscirono a prevalere nella direzione dell'ospizio e le più nefaste conseguenze non tardarono a manifestarsi. Le rendite dell'ospizio vennero profuse più ai maggiori agi del Consorzio che lo dirigeva, che all'assistenza vera e propria. Visse per anni vicende alterne rifiorendo sotto la direzione del varesino Dario Portabò ma, quando dovette lasciare l'incarico, ricadde nel disordine e nella rovina. Iniqui dirigenti, quali frate Paolino da Legnano e frate Filippo Salmoiraghi, commisero tali nefandezze, tanto da essere accusati di prevaricazione ed appropriazione indebita. L'ospedale del Nifontano non era più sufficiente ad assolvere il suo compito e dopo essere servito da Lazzaretto nelle ricorrenti epidemie, venne abbandonato. Oggi dell'edificio del Nifontano non restano tracce significative, dal viale Europa sono visibili solo le case di origine rurale. Nel 2005 e' stato coperto da una mano di intonaco giallo l' affresco di Giovanni Battista Ronchelli dedicato ai due santi Tommaso Becket e San Giovanni Evangelista.

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L'Antico borgo del Nifontano corrisponde all'attuale Viale Europa di Varese. L'origine del nome deriva dalle nove fontane che un tempo alimentavano il mulino e che oggi sono interrate. Oltre al mulino, il borgo era popolato da un piccolo isolato di cascine dove, nel 1173, frate Alberto da Bregnano fondò il primo ospedale medievale della città di Varese: il Nifontano. La cura dei malati non era l'unica missione del ricovero, il luogo infatti offriva anche un riparo a pellegrini e viandanti (le “nove fonti” ne assicuravano l'igiene, Nova Fontes= luogo di sosta e di cura). Nel 1347 fu ampliato grazie a lasciti e generose donazioni dei Varesini. Le vicende del Nifontano non furono pero' così lodevoli come all'inizio. Uomini indegni riuscirono a prevalere nella direzione dell'ospizio e le più nefaste conseguenze non tardarono a manifestarsi. Le rendite dell'ospizio vennero profuse più ai maggiori agi del Consorzio che lo dirigeva, che all'assistenza vera e propria. Visse per anni vicende alterne rifiorendo sotto la direzione del varesino Dario Portabò ma, quando dovette lasciare l'incarico, ricadde nel disordine e nella rovina. Iniqui dirigenti, quali frate Paolino da Legnano e frate Filippo Salmoiraghi, commisero tali nefandezze, tanto da essere accusati di prevaricazione ed appropriazione indebita. L'ospedale del Nifontano non era più sufficiente ad assolvere il suo compito e dopo essere servito da Lazzaretto nelle ricorrenti epidemie, venne abbandonato. Oggi dell'edificio del Nifontano non restano tracce significative, dal viale Europa sono visibili solo le case di origine rurale. Nel 2005 e' stato coperto da una mano di intonaco giallo l' affresco di Giovanni Battista Ronchelli dedicato ai due santi Tommaso Becket e San Giovanni Evangelista.
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