15 settembre 2026
Negli anni Venti del Novecento la navigazione sui laghi era in pieno sviluppo. Sul Sebino, in particolare, il ruolo trainante dell’acciaieria di Lovere creava la necessità di trasportare i lavoratori provenienti dalle diverse località; parallelamente anche il turismo, soprattutto nel fine settimana, era in crescita.
La navigazione pubblica sul Lago d’Iseo aveva già una lunga storia: il primo battello era stato varato nel 1841, seguito nel 1854 dal piroscafo “Sebino”. La crescita della domanda spinse la “Società di Navigazione a Vapore sul Lago d'Iseo” a commissionare la costruzione di un altro piroscafo, realizzato nel 1926 nei cantieri Cerusa di Genova Voltri.
Il nome era legato alla devozione locale per Bartolomea Capitanio, una religiosa di Lovere, proclamata beata da Papa Pio XI proprio nel 1926.
All’epoca non esisteva la saldatura: lo scafo venne realizzato in lamiera chiodata, esattamente come quello dell’Amerigo Vespucci. In entrambi i casi, la tenuta dei chiodi, battuti a mano, è ancora oggi fondamentale per il galleggiamento: se si staccassero o rompessero, le lamiere si separerebbero e i battelli affonderebbero.
Dopo cinque anni dal varo della Capitanio, il motore a vapore – di cui resta la memoria nello slanciato fumaiolo – fu sostituito con uno a diesel della Franco Tosi di Legnano, trasformando il piroscafo in motonave. Mitragliata all’ormeggio di Sarnico durante un’incursione aerea alleata nella Seconda guerra mondiale, l’imbarcazione si incendiò ed andò temporaneamente in disarmo.
Tornò a navigare negli anni Cinquanta, con l’acquisto da parte di Italsider che la trasformò in rimorchiatore adibito al traino delle chiatte. Dismessa dal servizio, fu acquistata in successione da diversi armatori privati, che con grande passione la salvarono dal disarmo, anche con alcune trasformazioni. Mentre lo scafo in lamiera chiodata, lungo 24 metri e largo 4,40, è quello originale, negli anni Settanta la sovrastruttura è stata cambiata, saldando e adattando allo scafo e alla coperta quella del rimorchiatore Trieste, un “cugino” del 1925, ormai dismesso.
All’inizio degli anni Duemila, La Capitanio tornò a rischiare la demolizione, ma alcuni appassionati decisero di salvarla, acquistandola e creando un gruppo dedicato alla sua salvaguardia e alla sua gestione: è nata così, nel 2023, l’associazione “La Capitanio 1926”, che comprende privati cittadini, ma anche diverse istituzioni, in un partenariato che concretizza il grande valore simbolico della motonave, vero e proprio Bene culturale del Sebino. Tra i soci rientrano sei Comuni, la prestigiosa Accademia Tadini di Lovere, ma anche l’Automotoclub Storico Italiano (ASI) e la Navigazione Lago d'Iseo, oltre a numerose aziende e realtà locali. Oltre 700 ore di lavoro volontario e la disponibilità di diversi professionisti hanno permesso di farla navigare e di sistemare gli interni, anche trovando arredi e oggetti d’epoca, come un grammofono ancora funzionante.
Candidarla al censimento del FAI nel 2024 è stato quindi un vero atto di cuore, per renderla conosciuta anche fuori dall’ambito strettamente locale e per arrivare nel migliore dei modi alla celebrazione del centenario.
Sono stati raggiunti quasi 9.000 voti, raccolti tra cittadini, turisti e diverse scuole locali. Un risultato che ha portato la motonave al 46° posto della classifica nazionale, offrendo la possibilità di candidare un progetto al bando che FAI e Intesa Sanpaolo lanciano dopo ogni edizione del censimento.
Selezionato insieme ad altri 19 tra oltre cento candidati, il progetto per La Capitanio parla non solo di passato, ma anche di futuro. Certo, la necessità primaria era quella della manutenzione straordinaria dello scafo centenario, che da oltre un quarto di secolo non veniva tirato in secca. Parallelamente, l’Associazione ha candidato una vera e propria visione: rendere il battello un museo itinerante, che si sposti tra una località e l’altra del Lago d’Iseo, raccontandone la storia, ma anche ospitando piccoli eventi, come concerti serali, di cui si fa inusuale palcoscenico.
All’avvio dell’intervento, nello scorso luglio, le condizioni dello scafo non erano pienamente note e il suo recupero, rivelatosi più complesso del previsto, ha aggregato progressivamente nuove risorse: al contributo di 22.000 euro del programma “I Luoghi del Cuore” si sono aggiunti cofinanziamenti e sponsorizzazioni tecniche, che hanno permesso di superare i tanti ostacoli emersi durante il cantiere.
Il recupero dello scafo della Capitanio è diventato infatti un inatteso e sorprendente laboratorio, dove tecnologia e passione si sono intrecciate costantemente, come raccontiamo nel videostorytelling realizzato dal FAI.
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