COP29: tra molte difficoltà, un Nuovo Obiettivo di Finanza Climatica

COP29: tra molte difficoltà, un Nuovo Obiettivo di Finanza Climatica

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COP29: tra molte difficoltà, un Nuovo Obiettivo di Finanza Climatica
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25 novembre 2024

Si è conclusa a Baku, nella notte tra sabato 23 e domenica 24 novembre, la COP29, che per due settimane ha riunito delegazioni provenienti da tutto il mondo impegnate nella missione di compiere concreti passi avanti nella lotta contro la crisi climatica.

Alle 02:40 di notte, ora locale azera, Mukhtar Babayev, presidente della COP29 ed ex dirigente della compagnia petrolifera di Stato Socar, ha abbassato il martelletto sancendo che le decisioni erano state prese, senza altre possibilità di obiezioni e senza badare alle “mani alzate” di alcuni Stati che volevano ancora prendere parola. La conferenza si è chiusa così, tra molte difficoltà, dopo 13 giorni intensi e complessi, segnati da momenti di sfiducia, dalla presenza di molte e influenti lobby del settore fossile, dal ritiro della delegazione argentina, dai testi negoziali definiti “inaccettabili”, dalle tensioni legate alla minaccia del neo-eletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di uscire dai negoziati non appena entrerà in carica a gennaio. Le ultime giornate della conferenza sono quindi state pervase da un clima di attesa e incertezze: voci che giravano a gran velocità, sussurri su messaggi in arrivo, cifre aggiornate sugli obiettivi finanziari e la convocazione della plenaria di chiusura che echeggiava tra i corridoi dei padiglioni dello Stadio Olimpico di Baku. A un certo punto, è circolato un nuovo testo sulle decisioni finali. Si sono così formati gruppi, riuniti e sciolti più volte in diverse configurazioni, a dimostrazione delle difficoltà di trovare un compromesso. Alla fine, però, alcuni accordi significativi sono stati raggiunti.

Il Nuovo Obiettivo di Finanza Climatica

Il più importante riguarda la finanza, o meglio, il Nuovo Obiettivo di Finanza Climatica, che prevede l’impegno di mobilitare almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 per supportare i Paesi vulnerabili ed emergenti nella transizione ecologica. Si tratta di flussi finanziari provenienti dai Paesi “ricchi”, di vecchia industrializzazione, destinati a finanziare la transizione ecologica nel Sud globale.

Tuttavia, questo obiettivo non ha soddisfatto appieno alcuni Paesi in via di sviluppo che lo hanno considerato insufficiente e privo dell'ambizione necessaria.

Paesi come India, Bolivia e Nigeria hanno espresso forti preoccupazioni, definendo la cifra di 300 miliardi come un «insulto», un «affronto», una «barzelletta». Sebbene questo obiettivo rappresenti il triplo della precedente somma di 100 miliardi fissato 15 anni fa durante l’Accordo di Parigi, è ben al di sotto dei 1.000 miliardi di dollari annui che gli esperti considerano necessari per finanziare le azioni per il clima in tutto il mondo, dalla mitigazione all’adattamento.

Il testo finale uscito a COP29 fa tuttavia una debole proposta in questa direzione: invita tutti i Paesi a contribuire all’obiettivo complessivo di 1.300 miliardi di dollari entro il 2035. Ma come raggiungerlo?

Questi finanziamenti dovrebbero provenire da una vasta gamma di fonti: pubbliche e private, da banche bilaterali e multilaterali, da fonti alternative come la filantropia e dalle possibili tasse che i governi potrebbero porre sulle transazioni finanziarie, sul trasporto marittimo e aereo, oltre a quelle derivanti dalle emissioni.

Ma in uno scenario globale in cui gli Stati Uniti, ancora considerati la principale potenza mondiale, si ritireranno dalla scena negoziale, resta da capire se Europa e Cina sapranno collaborare per guidare l'azione globale contro il cambiamento climatico. Questi due blocchi saranno chiamati a condurre il mondo verso un percorso di trasformazione che garantisca la possibilità di non superare la soglia critica di 1,5 gradi di riscaldamento, un obiettivo fondamentale per preservare la stabilità del nostro pianeta.

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Un impegno che deve essere corale

L’unica via percorribile è accelerare l’abbandono del carbone, del gas e del petrolio attraverso l’efficienza energetica, il passaggio a fonti di energia rinnovabile e la trasformazione del sistema finanziario internazionale globale. E in tema di mitigazione (ovvero come riduciamo le nostre emissioni) il testo preparato dai negoziatori ha proposto alcune soluzioni generali, ponendo grande attenzione sull’edilizia: tra le proposte emergono la progettazione di edifici a basso impatto energetico, la riduzione delle emissioni incorporate nei materiali da costruzione, una lungimirante pianificazione territoriale, l’adozione di tecnologie pulite, oltre al miglioramento della capacità di immagazzinare il carbonio attraverso la tutela e il ripristino delle risorse naturali come foreste, terreni agricoli, zone umide e oceani. A fronte di queste soluzioni messe per iscritto, è però chiaro che l’impegno deve essere e dovrà restare corale.

Non solo i Ministri dell’Ambiente

«La COP rimane il principale forum per trovare soluzioni condivise per il clima», ha commentato Luca Bergamaschi, Direttore e Co-fondatore di ECCO, il think tank italiano per il clima. «Tuttavia, nonostante il compromesso raggiunto sulla finanza, riscontriamo che i Ministri dell’Ambiente stanno esaurendo il loro margine di azione.

Senza l'impegno diretto dei Ministri delle Finanze, dell'Industria e dei Capi di Stato e di Governo, l'azione per il clima non sarà sufficiente.

È necessaria una trasformazione radicale della finanza, dei modelli di produzione e consumo, e delle politiche sociali, per garantire che le categorie più vulnerabili non vengano escluse dalla transizione e possano difendersi dai devastanti impatti del cambiamento climatico.»

Un capodoglio spiaggiato come monito

Ora il vero banco di prova sarà il prossimo anno, a Belem in Brasile, in occasione della COP30, quando i Paesi presenteranno gli impegni concreti per la decarbonizzazione.
Intanto, sin dall'inizio della COP29, un capodoglio spiaggiato ha dominato il lungomare di Baku. Si tratta di un'installazione artistica straordinariamente realistica, creata dal collettivo belga Captain Boomer, che ha riprodotto con meticolosa attenzione le ferite sul corpo del cetaceo. Questa potente opera voleva essere un monito visivo, un richiamo urgente per aumentare la consapevolezza sulle devastanti conseguenze della crisi climatica. Mentre i leader mondiali si confrontavano su strategie e azioni da intraprendere per salvare il nostro Pianeta, l'immagine del capodoglio spiaggiato ricordava che il cambiamento climatico colpisce tutti e non ha confini, così come il mare. Ora tutti siamo chiamati a rispondere con urgenza e impegno, riconoscendo che ogni azione conta in questa battaglia globale.

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