Conoscenze tradizionali e zone umide: un equilibrio storico

Conoscenze tradizionali e zone umide: un equilibrio storico

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Conoscenze tradizionali e zone umide: un equilibrio storico
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30 gennaio 2026

Riconosciute per la loro importanza ecologica e per i benefici offerti alle comunità umane, le zone umide sono anche paesaggi culturali plasmati da conoscenze tradizionali. Le Saline Conti Vecchi rappresentano un esempio emblematico di questo legame, grazie al lavoro dei salinieri, i “contadini del mare”.

Il 2 febbraio 1971, a Ramsar, una città dell’Iran affacciata sul Mar Caspio, venne firmato un trattato internazionale – il primo nel suo genere – dedicato alla conservazione e alla gestione di un particolare ecosistema: le zone umide. La Convenzione di Ramsar riconosceva un principio sempre attuale: l’interdipendenza tra l’uomo e il “suo” ambiente, sottolineando la necessità di tutelare aree caratterizzate da un’elevatissima biodiversità, che offrono importanti benefici per le comunità umane.

Proprio per ricordare questo storico accordo, il 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle zone umide.

Zone umide e conoscenze tradizionali

Il tema scelto quest’anno dall’UNESCO è “Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale”. Il legame tra zone umide e patrimonio culturale emerge in quei territori modellati nel tempo dalla mano dell’uomo e dalla sua fatica, attraverso pratiche e saperi tramandati di generazione in generazione, capaci di integrarsi in modo equilibrato con l’ambiente circostante. Sono quei paesaggi culturali, che custodiscono tradizioni e conservano allo stesso tempo un alto valore naturalistico. Ne sono esempi le risaie e le saline, due forme di coltivazione strettamente connesse agli ecosistemi delle zone umide. Il FAI, dal 2017, ne valorizza un esempio emblematico: le Saline Conti Vecchi vicino a Cagliari.

Le Saline Conti Vecchi si trovano all’interno dello Stagno di Santa Gilla, una vasta zona umida, ricchissima di biodiversità e, appunto, protetta dalla Convenzione di Ramsar. Realizzate negli anni Trenta del Novecento, le saline nacquero dalla scelta dell’ingegnere Luigi Conti Vecchi di avviare nell’area del cagliaritano un’attività economica capace di generare lavoro e benessere. Una visione innovativa che trasformò un’area malarica in un motore di sviluppo, che vide anche la costruzione di un villaggio residenziale per dipendenti e operai, con tanto di scuole e strutture ricreative. Qui gli operai erano chiamati “salinieri”.

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I salinieri, “contadini del mare”

La coltivazione e la raccolta del sale sono pratiche tradizionali, un vero e proprio patrimonio culturale immateriale, portate avanti dai salinieri, chiamati anche “contadini del mare”, perché il sale, proprio come la terra, si coltiva.

La sua produzione avviene nel delicato spazio di confine tra terra e mare e richiede la costruzione di una serie di vasche riempite con acqua marina, dove il processo di evaporazione sfrutta esclusivamente energie pulite, come il sole e il vento. Ne nasce un paesaggio unico, fatto di canali, tessere d’acqua – le caselle salanti – e, durante il periodo della raccolta, di bianche montagne di sale.

Negli anni Trenta e Quaranta le Saline Conti Vecchi impiegavano circa 500 operai durante tutto l’anno, che diventavano fino a 1.500 nel periodo della raccolta, tra settembre e novembre. I salinieri lavoravano in squadre, armati di picconi, pale e carriole, formando piccoli cumuli di sale che venivano poi trasportati su vagoncini lungo binari a scartamento ridotto, trainati da muli. Il sale veniva successivamente lavato e trasferito al porto di Cagliari. Da novembre a marzo, invece, i lavoratori si dedicavano alla pulizia dei bacini e delle caselle, preparando le vasche per il nuovo ciclo produttivo.

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Oggi la raccolta avviene con mezzi moderni, ma questo non compromette né il paesaggio storico né la convivenza con le altre specie. Le saline, infatti, garantiscono la presenza di una straordinaria biodiversità: all’interno delle caselle salanti si sviluppa un’alga specifica – la Dunaliella salina - che garantisce a sua volta la presenza di un’altra specie, tra le più emblematiche delle zone umide, i fenicotteri rosa. A partire dagli anni Novanta, le zone umide del cagliaritano rappresentano una delle principali aree di nidificazione di questi uccelli nel bacino del Mediterraneo.

Ma tornando ai salinieri, per conservare la memoria del loro lavoro e delle pratiche tradizionali, alle Saline Conti Vecchi sono state allestite videoproiezioni negli spazi dell’Officina e dell’ex falegnameria, dedicate alla storia, al funzionamento delle saline e al loro paesaggio, ma con una novità. A partire da settembre 2026, è prevista una nuova iniziativa: i visitatori avranno l’opportunità di sperimentare in prima persona la tradizionale raccolta del sale, all’interno di una vasca appositamente dedicata. Un’esperienza immersiva che permette di riscoprire e rivivere le pratiche e le tecniche di un tempo, celebrando il patrimonio culturale di questa preziosa area umida.

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