01 ottobre 2026
In occasione della XV edizione delle Giornate Fai d’Autunno – presentata a Palazzo Piacentini a Roma, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e tra i luoghi visitabili sabato 10 e domenica 11 ottobre – il FAI riserva una particolare attenzione all’artigianato italiano e al Made in Italy valorizzando, attraverso oltre 75 aperture e visite speciali, i saperi, gli antichi mestieri, le tradizioni manifatturiere, la creatività e le eccellenze produttive che, insieme ai beni storici, artistici e paesaggistici, concorrono alla definizione dell’identità dei territori, e rendono l'Italia un punto di riferimento in tutto il mondo.
La Fondazione si impegna a raccontare e a far conoscere questi luoghi e queste storie a un pubblico sempre più ampio, anche grazie alla collaborazione con Confindustria e Museimpresa, e all'attenzione e curiosità inesauste della Rete territoriale del FAI che le ha scovate e scelte per queste Giornate d’Autunno.
Il patrimonio culturale è fatto anche di botteghe e di imprese, di prodotti e di storie, di famiglie e di persone che, talvolta eroicamente, tramandano per sempre e per tutti competenze rare e imperdibili.
Palazzo Piacentini-Vaccaro unisce architettura razionalista e arte del Novecento, in un unicum che rappresenta un pregevolissimo esempio di recupero della tradizione delle tecniche artistiche italiane. Varcato l'ingresso monumentale si ha la sensazione di entrare in una “cattedrale laica”, grazie alla vetrata policroma "Carta del Lavoro" di Mario Sironi, simbolo del palazzo per dimensioni e forza cromatica. La si ammira da vicino salendo la scalinata centrale, per poi giungere al Salone degli Arazzi, un tempo Salone d'Onore, che impreziosito dagli arazzi di Ferruccio Ferrazzi è tra gli ambienti più scenografici dell'edificio. In occasione delle Giornate FAI di Autunno il percorso prosegue sino alla terrazza panoramica, con vista magnifica sui monumenti di Roma. Tappa conclusiva è il Parlamentino, sala a emiciclo per le riunioni istituzionali, che conserva l'atmosfera austera voluta dagli architetti. Un itinerario che intreccia la storia istituzionale del palazzo al patrimonio artistico che custodisce.
Durante le Giornate FAI d’Autunno, i nostri volontari vi accompagneranno dietro le quinte del grande cinema, laddove la magia prende vita: nella storica attrezzeria E. Rancati. Fondata nel 1864, l'azienda è oggi un punto di riferimento mondiale per il cinema, il teatro e la televisione. Ripercorreremo la straordinaria storia della famiglia Sormani che, giunta alla quinta generazione, ha attraversato oltre 160 anni superando guerre, bombardamenti e incendi pur di preservare un patrimonio artigianale unico.
Il nostro percorso farà tappa nel laboratorio, dove maestri artigiani plasmano e creano da zero gli oggetti di scena, per poi addentrarsi nell'immenso magazzino: un vero e proprio tesoro che custodisce un numero inimmaginabile di arredi, armi e gioielli legati alle più grandi produzioni internazionali. Ci soffermeremo su alcuni pezzi iconici, svelando aneddoti e apparizioni sul grande e piccolo schermo. Un'occasione unica per toccare con mano l'eccellenza del Made in Italy che ha conquistato Hollywood e i palcoscenici di tutto il mondo.
Il provvedimento di tutela emesso nel 1987 e il concorso internazionale a inviti lanciato dalla proprietà hanno trasformato le funzioni dell’edificio ma non la sua eccezionale presenza architettonica grazie alla straordinaria professionalità di Renzo Piano, al quale fu affidato il progetto esecutivo e la Direzione Lavori. Negli spazi dell’ex fabbrica hanno sede un prestigioso Auditorium, uffici, un centro commerciale e una università (la Dental School) e spazi espositivi che costituiscono un ulteriore attrattore per la qualità del costruito.Nel 1994 sulla manica trasversale sud Renzo Piano costruì la “Bolla”, iconica sala Convegni in acciaio e vetro con vista sulle Alpi ed annessa piattaforma per l’atterraggio di elicotteri: due piatti della stessa bilancia in bilico su di un unico enorme braccio. La “Bolla” è diventata immediatamente un elemento caratterizzante della nuova identità del Lingotto, controbilanciata nella manica nord dallo “Scrigno”, realizzato nel 2002 quale sede della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli.
La visita attraverserà le storiche sale del museo e gli antichi laboratori delle Scuole Officine, dove generazioni di artieri si sono specializzate nella ceramica, nella lavorazione dei metalli, nell'ebanisteria e nell'oreficeria. Saranno raccontati il modello educativo ispirato al movimento Arts and Crafts e il principio che coniuga bellezza e utilità. Il percorso permetterà inoltre di ammirare la sezione delle Collezioni, con reperti archeologici della Magna Grecia e preziosi manufatti antichi e moderni, e di conoscere la sezione Produzioni, testimonianza dell'eccellenza raggiunta dagli allievi e dai maestri, custode del "sogno del principe": fare del museo un luogo vivo, capace di ispirare, formare e tramandare il sapere delle arti applicate.
Il panificio Cuti e l'annesso Museo del Pane si trovano oggi nella zona industriale di Piano Lago, a pochi chilometri dal centro abitato di Rogliano. L'attività di panificazione nasce sul finire degli anni '70 e la sua sede storica è nel quartiere Cuti di Rogliano con un piccolo forno a legna. Nel 2018 all'interno dell'antica azienda di Cuti nasce il Museo del Pane, e ad agosto 2025 entra ufficialmente a far parte della rete di Musei d'Impresa di Calabria Sud Heritage, prima rete regionale dedicata alla valorizzazione del patrimonio industriale, culturale e produttivo calabrese.
Il Museo rappresenta un importante presidio culturale dedicato alla conservazione della memoria materiale e immateriale legata al pane, alimento simbolico per eccellenza. È espressione di una missione condivisa: preservare oggetti, usanze, linguaggi, riti e abitudini che raccontano l’identità di una comunità. Il Museo negli anni ha attratto l’interesse di studiosi, antropologi di prestigio e visitatori da ogni parte, con eventi culturali e rassegne letterarie, dando visibilità a case editrici e autori calabresi e nazionali. Svolge inoltre un ruolo fortemente educativo e sociale, collaborando con istituti scolastici, proponendo laboratori pratici a ragazzi e diffondendo la cultura del cibo consapevole, radicata nella tradizione ma proiettata verso il futuro.
Visitare il Museo d'impresa del Lanificio Leo è importante perché non si visita semplicemente un museo: si entra dentro un'impresa ancora viva, dove il patrimonio storico continua a dialogare con la produzione contemporanea. Si comprende come è cambiato il modo di produrre tessuti dall'Ottocento a oggi e come un'impresa possa attraversare oltre 150 anni di trasformazioni. Il Museo conserva un vero e proprio ciclo produttivo non una semplice esposizione di oggetti, osservare macchinari della fine dell'Ottocento ancora inseriti nel processo produttivo permette di capire concretamente il rapporto tra uomo, macchina e innovazione. Si scoprono gesti, tecniche e competenze tramandate nel tempo, come la stampa manuale attraverso antichi calchi in legno di pero. La storia del Lanificio racconta anche la storia economica e sociale della Calabria e di una comunità che ha costruito intorno al tessile parte della propria identità. Il museo insegna, inoltre, che conservare il passato non significa fermarsi al passato perché macchine storiche, lavoro manuale, design e tecnologie contemporanee possono convivere e generare nuovi prodotti. La visita che sarà guidata da esperti del settore e vedrà la presenza del dott. Emilio Leo, sarà un'esperienza unica fatta di suoni, materiali, profumi, movimento e racconto capace di mettere in relazione passato e presente.
Ci sono luoghi che si visitano e altri che invece si scoprono. Nel cuore di Lucca, dietro al portone di Palazzo Cittadella, ora Mazzarosa, si apre un ambiente inaspettato: sale affrescate, volte decorate, marmi, colori e tessuti, convivono in un’atmosfera magica dove storia, arte e alta sartoria artigianale raccontano oltre 350 anni di vita del palazzo e della città: è l'Atelier Ricci. Non è una ricostruzione, né un museo, ma un luogo vivo e pieno di charme, la cui atmosfera renderà la visita un'esperienza molto particolare: non è solo un atelier in un palazzo storico, ma un vero e proprio “scrigno”, dove si intrecciano moda, architettura e creazione artigianale.
Panorama mozzafiato, villa cinquecentesca, e tutto un mondo di Vespe da scoprire: la nostra proposta per i visitatori del FAI è un bellissimo mix di natura, arte, storia e cultura popolare, veramente imperdibile!
La collezione di Dario Ghiglia è incredibilmente ricca di pezzi: a oggi conta ben 85 Vespe, partendo da quella del 1948, una delle più "preziose", insieme ad altri modelli rari come la Vespa U e la 90 ss. Vedremo esposti oltre un migliaio di modelli statici, a cui si aggiungono mirabiglie, gadgets, giocattoli, accessori e materiale cartaceo a volontà, provenienti da tutto il mondo. L'ultima arrivata nella collezione è veramente speciale: dopo molte ricerche è entrata nell' ''alveare'' di Dario la Vespa 400 del 1958, l'unico modello a 4 ruote, costruito e venduto solo in Francia, per non far concorrenza alla Fiat. Il luogo sarà raggiungibile solo tramite la navetta dedicata (oppure a piedi) e i gruppi di visita saranno contenuti, per via degli spazi ristretti in cui muoversi.
La struttura rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura industriale del secondo Novecento in Veneto. L’apertura consentirà di visitare un complesso industriale normalmente non accessibile al pubblico e illustrerà la storia dell’azienda e della famiglia Carraro, la figura di Gilda D’Agaro – brillante allieva di Carlo Scarpa – e l’evoluzione del sito produttivo. I visitatori potranno accedere agli spazi direzionali, agli ambienti rappresentativi e ad alcune aree normalmente riservate all’attività aziendale, osservando da vicino il dialogo tra il progetto originario del 1967-68 e gli interventi di riqualificazione più recenti. Particolare attenzione sarà dedicata al tema della qualità degli spazi di lavoro, al rapporto tra architettura e produzione industriale e alla valorizzazione del patrimonio architettonico del secondo Novecento.
L’apertura rappresenta inoltre un’occasione unica per riscoprire l’opera di una progettista, Gilda D’Agaro, poco conosciuta ma di grande rilievo nel panorama architettonico italiano.
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