Arroccata su un poggio panoramico che domina la Val Taro, alle porte di Fornovo, tra campagna e boschi, Villa Carona è un palcoscenico che racchiude più di otto secoli di storia. Crocevia storico tra Parma e l’Appennino, vi troviamo la prima testimonianza di vita nel 1230: si cita l’esistenza di un oratorio dedicato a S. Stefano, fatto erigere da Andrea Rossi, la cui famiglia fece costruire in questo luogo, nel XV secolo, il proprio Castello. La famiglia Rossi lo possedette per tutta la sua esistenza e fu per generazioni un arcigno baluardo conteso tra guelfi e ghibellini. Affrontò numerose guerre e assedi che, raggiunsero l’apice del dramma quando venne dato alle fiamme durante la Battaglia di Fornovo. Da qui si decretò la sconfitta della famiglia e l’inizio del declino del Castello di Carona. La vera magia del luogo risiede però nella sua straordinaria metamorfosi. Nel Seicento, il rudere fu acquistato dai Gesuiti del Collegio di San Rocco che compirono un autentico miracolo: trasformare un’architettura di guerra in un tempio di pace, studio e villeggiatura. Sulle fondamenta della roccaforte plasmarono un sontuoso gigante, destinato a fungere da residenza estiva per il prestigioso Collegio Gesuita. Per oltre due secoli, i corridoi della villa risuonarono delle voci dei padri e della giovane aristocrazia che, immersi nella frescura della vallata, trascorrevano i mesi caldi dividendo le giornate tra studio e momenti di pace immersi nella natura. La villa attraversa poi un’alternanza di gestioni pur sempre mantenendo la sua funzione di collegio e luogo d’accoglienza familiare per la villeggiatura estiva. Finché, nel 1888 la Villa viene acquistata dallo Stato fungendo inizialmente sempre da collegio e in seguito da rifugio militare e dimora per gli sfollati durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, decretando il ritorno degli scenari bellici nei corridoi di Villa Carona. Dagli anni ‘70 inizia purtroppo la fase di progressivo e profondo abbandono. Oggi l’immobile risulta di proprietà del Convitto Nazionale Maria Luigia, istituzione scolastica pubblica, ed è assoggettato a vincolo "ope legis" ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Dal punto di vista scenografico, l’edificio è un capolavoro di equilibrio. Il complesso non si limita alla Villa principale, la quale abbraccia con la sua conformazione a ferro di cavallo il giardino nobile a sud; ma attorno a essa gravitano fabbricati secondari di enorme fascino; dando vita ad un insieme di entità in continuo dialogo, tra interno ed esterno, tra costruito e natura. L’apoteosi si ha varcando il portale del giardino nobile a esedra: un parco a più livelli si apre come un teatro naturale. Al centro, in asse con l’ingresso principale della Villa, troneggia un monumentale Ninfeo, decorato con un fittissimo mosaico in sassi fluviali, concepito per inquadrare le colline circostanti. Passeggiando nei corridoi della villa possiamo vedere ancora i resti degli affreschi che decoravano gli spazi comuni e di rappresentanza, le ricche finiture degli elementi di pregio e la cura della composizione prospettica; la quale tocca il massimo sforzo nel loggiato a nord che si apre con grandi volte sulla vallata di Fornovo. Camminare a Villa Carona significa farsi rapire da una dolce malinconia: un luogo sospeso dove la pietra sussurra ancora la grazia di un’estate infinita. Questa Villa è stata oggetto di numerose Tesi e attività laboratoriali all'interno del percorso di studi promosso dall'Università degli Studi di Parma, ma non solo. Ciò con la viva speranza che possa essere salvata e restituita alla comunità, tornando ad essere un gigante silenzioso che, vegliando dall'alto del Colle di Carona, può finalmente trasmetterci la sua memoria.
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