VALLE SANTA CROCE

MISSAGLIA, LECCO

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VALLE SANTA CROCE
La Valle Santa Croce si trova a Missaglia, nel Parco di Montevecchia e della Valle del Curone. Dal 2005 è riconosciuta come S.I.C. Sito ad Interesse Comunitario poiché è area ad alto valore storico e naturale. Ampia circa 1200 ettari. Il territorio del parco si estende dal comune di Sirtori a Lomagna, caratterizzato prevalentemente dal susseguirsi di colline; trattasi di antichi sollevamenti marini, culminanti con Montevecchia alta. Sui lati del principale crinale collinare si insinuano due valli: la Valle del Curone percorsa dal torrente Curone e la Valle Santa Croce percorsa in parte dal torrente Molgoretta. Entrambi i torrenti sono alimentati da sorgenti perenni, arricchiti dalla fitta rete di piccoli immissari. Il Parco venne istituito nel 1983 ed è una delle aree di maggior valore storico e ambientale. Il borgo di Valle Santa Croce rientra fra gli aggregati storici e nuclei di antica formazione, riconosciuti dal P.T.C. La Valle Santa Croce rientra tra i 2700 siti Italiani di interesse comunitario; un’inclusione certificata da un decreto del Ministero dell’ambiente datato 25 maggio 2005. Nella Valle sono ben distinguibili le diverse localizzazioni delle attività agricole e forestali: sulle pendici troppo scoscese per le attività agricole e soggette a rischio di dissesti idrogeologici domina il bosco visto come sussidio all’attività agricola tradizionale (legna da ardere e paleria ad uso agricolo), laddove la pendenza si riduce l’attività umana ha creato una serie di terrazzamenti. Nel fondovalle dominano campi coltivati anche se la presenza di boschetti e siepi creano un ambiente molto variegato di elevato valore paesaggistico e naturalistico. Tornando indietro nel tempo possiamo immaginare il mondo di questi campi che i contadini lavoravano, c’era tanto rosmarino. Il raccolto veniva portato ai mercati settimanali; le primizie venivano ben pagate sui mercati cittadini di Monza e Milano. LA CHIESA La cappella di Santa Croce è documentata dal XIII secolo (1289) nel “Liber Sanctorum” come “Ecclesia Sancte Crucis”. Nel 1398 figura nell’Archivio Storico Lombardo con il nome di “Cappella S. Crucis”. La toponomastica lega il nome della Valle alla chiesetta, fatta costruire sulle rovine di una precedente ara pagana, da un nobile crociato a ricordo delle gesta compiute in Terrasanta, e in questa chiesina venne custodita una reliquia della Santa Croce, da cui derivò il nome. La reliquia fu donata dal Cardinale Ildefonso Schuster in occasione di una sua visita pastorale. Esempio di architettura romana minore, presenta ancora gran parte della struttura originaria, l’aula rettangolare conclusa da un abside semicircolare alleggerita da una cornice di archetti cechi pensili e finestre sguanciate in pietra locale (molera) lavorata. Le pareti del corpo longitudinale sono impreziosite da tre monofore, mentre le volte di sostegno del tetto sono state aggiunte a metà del 1800. La facciata ha architettura semplice, due lesene angolari in pietra locale squadrata. Sopra la porta di ingresso, vi è una finestra semicircolare; il frontone è triangolare. La costruzione è realizzata in pietra e laterizi; la partitura architettonica presenta angoli in pietra lavorata che formano sottili pilastri con funzioni ornamentali. Un primo restauro dell’edificio risale al quindicesimo secolo, opera di impegno collettivo. Intorno alla metà del 1900, il tetto della chiesina era in cattive condizioni, la contessa Rachele Sormani, proprietaria della chiesina, incaricò il missagliese Gerardo Ornaghi, esperto coltivatore di rosmarino ed erbe aromatiche anche presso l’orto della Villa Reale di Monza, capace anche nella manutenzione degli edifici rurali, di riunire alcuni uomini per mettere in sicurezza il tetto della chiesina. La chiesa dal 1700 è proprietà della famiglia Sormani di Missaglia come testimoniano due lapidi in marmo nero murate all’interno, attestanti il passaggio di proprietà a Cesare Sormani.
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