SANTUARIO DEI SANTI COSMA E DAMIANO IN MONTE JATO

MONREALE, PALERMO

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SANTUARIO DEI SANTI COSMA E DAMIANO IN MONTE JATO
SANTUARIO DEI SANTI COSMA E DAMIANO IN MONTE JATO Oggi sono visitabili i ruderi del santuario, con annesso eremo, oggetto di recente restauro conservativo da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali. La Chiesetta è ricavata da un cavità naturale sorge a 3 Km dal paese, a mezza costa sul versante meridionale del Monte. Conserva frammenti di affreschi tardo settecenteschi uno in particolare ben conservato rappresenta Tobia guidato dall'angelo ; Sul davanti del Santuario che si erge su uno sperone di roccia, sopra la masseria Perciana, c’è un pianoro delimitato da un bastione Normanno-Svevo a semi cerchio è dotata di una sorgente d'acqua che sgorga dalla roccia. Oggi è facilmente raggiungibile dalla strada d’accesso agli scavi archeologici, subito dopo l’ingresso del parco archeologico. La chiesa, orientata ad est, è ricavata da un anfratto naturale e per il resto costruita in pietra locale divisa in due navate. Attraverso dei gradini in pietra si varcava l’ingresso principale, che aveva porte a riquadri con stemma sul portale, orientato a sud che corrispondeva all'arco centrale. Nella navata principale, l’altare maggiore, per l’esattezza ciò che ne resta, in muratura si erge su tre gradini circolari in pietra, l’arco in stucco sopra l’altare incornicia ciò che resta dell’affresco dei santi COSMA e DAMIANO, ritratti incoronati sui quali troneggia la Vergine incoronata dal Cristo e dal Padre Eterno (non è del tutto casuale la scena considerando che la Chiesetta fu donata alla cattedrale di Monreale nel giorno in cui la chiesa festeggia l’assunzione della Madonna); L'altare nasconde un vano angusto e buio, accessibile da un’apertura alla sua destra, dove si trova una fonte ricavata dalla roccia dove si raccoglie l’acqua che fuoriesce dalla montagna, i resti di una condotta in terracotta murata nella roccia fanno rilevare che quest’acqua arrivava in chiesa raccolta in un altro fontino ricavato nella parete rocciosa. Le due navate sostenute da quattro colonne due delle quali addossate alle pareti (rivelatesi doriche dopo il crollo) con capitelli disuguali, uno dei quali di stile corinzio composito trafugato di recente, sostenevano tre archi a tutto sesto. Di fronte l’altare si ergeva la cantoria, nell’altra navata adiacente l’ingresso principale, una nicchia e a destra un affresco raffigurante l’Arcangelo Raffaele che tiene per mano un bambino (Tobiolo) indicandogli la madonna della provvidenza, un gabbiano in volo assiste alla scena, mentre il Padre Eterno benedicente appare in alto ,Tobia e Raffaele sono legati alle guarigioni vedi Tobia 6.4,9;11.8.
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