L'area dell'abbazia mostra tracce di insediamenti fin dal II sec. a.C., evolvendosi da villa romana ad abitato fortificato altomedievale prima della fondazione cluniacense, nell XI sec. Il complesso crebbe grazie a donazioni e bonifiche, per poi decadere alla fine del XIV secolo. Affidato agli Olivetani nel 1446, il monastero si ampliò ulteriormente fino alla soppressione del 1797. Seguirono anni segnati dal degrado, fino al ‘69, quando il bene demaniale fu affidato alla custodia dei monaci Olivetani facendolo rinascere. Nonostante i consistenti restauri iniziati negli anni '70, alcune aree di questo monastero, tra i più grandi dell'Italia settentrionale, restano inaccessibili necessitando di urgenti interventi. Tra i più significativi spiccano l'infermeria (stanza di Giobbe) e l'appartamento dell'Abate (camera di Tobia e sala di Jefte) — con i preziosi affreschi e soffitti a cassettoni deteriorati —, il battistero con un fonte battisimale medievale e varie cappelle della chiesa abbaziale. Il complesso è un autentico "luogo del cuore" per la comunità locale: ha rappresentato per secoli non solo una fondamentale risorsa spirituale, essendo anche sede parrocchiale, ma anche lavorativa per numerose generazioni di nostri antenati, impegnati nelle vaste proprietà agricole, negli estesi vigneti, nelle cantine, negli allevamenti, nei numerosi mulini, nei magli e nella costante cura e modififica dei numerosi edifici; quindi un'operosissima realtà in cui affondano anche le nostre radici. E' stato, inoltre, per un cinquantennio, luogo di vita di molte persone nel quale si sono anche consumati episodi dolorosi avvenuti nell’ultimo conflitto mondiale diventando quindi anche “luogo della memoria".