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ABBAZIA BENEDETTINA DI RODENGO DEI SANTI NICOLA E PAOLO VI

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PONTE CINGOLI, BRESCIA

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ABBAZIA BENEDETTINA DI RODENGO DEI SANTI NICOLA E PAOLO VI

Anche se la storia dell’abbazia di Rodengo affonda le sue radici nel lontano Medioevo, gli scavi archeologici condotti nell’ultimo ventennio del secolo scorso hanno dimostrato che la zona su cui sorse il complesso monastico venne frequentata già dal II sec. a.C. Nello specifico, nella parte orientale del sagrato e nella zona del campo sportivo sono state rinvenute parti di una villa romana del I secolo, tra cui resti di intonaci dipinti, mosaici e l’impianto di riscaldamento; probabilmente, tra il IV e il V sec., a causa della crisi dell’Impero – economica e sociale – la villa subì un progressivo degrado anche se non fu mai abbandonata, infatti risalgono all’Alto Medioevo alcuni resti in legno di ulteriori insediamenti che costituirono l’abitato fortificato di questa zona. Successivamente, fondamentale per la fondazione del complesso monastico fu il monachesimo cluniacense, uno dei fenomeni più importanti della storia della Chiesa e del monachesimo occidentali. La riforma cluniacense prese le mosse dall’abbazia di Cluny, fondata in Borgogna (Francia) nel 909 da san Bernone di Gigny, e si diffuse in modo capillare in tutta Europa tra il X e il XII secolo, impregnando ogni territorio coinvolto di un nuovo spirito religioso, uno spirito che contribuì a preparare la rivoluzione della riforma gregoriana (XI secolo). In Lombardia, lo spirito cluniacense si diffuse proprio mentre infuriava la lotta per le investiture, alla fine dell’XI secolo. La data di fondazione del complesso monastico non è nota e le sue origini non sono ancora del tutto chiare, tuttavia un primo riferimento rilevante potrebbe risalire al 1085, anno in cui il cenobio risultava constructum nel castrum vetus di Rodengo intitolato agli apostoli Pietro e Tommaso e alla Vergine Maria, come si evince da un documento datato 4 aprile 1085, in cui si dà conto di una donazione fatta da Lanfranco de Rodingo e da sua moglie al cenobio, per la salvezza della loro anima. L’intitolazione a San Nicola di Bari subentrò accanto a quella di San Pietro qualche anno dopo e divenne definitiva a partire dalla fine del XII secolo. Nei decenni successivi, la comunità monastica cluniacense di Rodengo crebbe grazie ad ulteriori donazioni e alle opere di bonifica e di coltivazione delle terre circostanti; tuttavia, i primi segni di decadimento cominciarono a registrarsi tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, a causa della crisi religiosa vissuta dall’ordine monastico francese che stava ormai perdendo il ruolo centrale avuto fino a quel momento. Gli anni della decadenza proseguirono e il monastero venne utilizzato per usi profani e abbandonato a se stesso, fino al 1446, quando papa Eugenio IV decise di affidare il monastero di Rodengo ai monaci di Monte Oliveto, decretando l’estinzione dei cluniacensi a Rodengo. Il loro arrivo comportò la rinascita della comunità e una profonda ristrutturazione dei suoi ambienti, a partire dal 1478. I monaci senesi ressero il monastero fino al 1797, anno in cui l’arrivo delle truppe napoleoniche a Brescia portò alla soppressione degli ordini religiosi e gli spazi di San Nicola furono così destinati dal governo repubblicano all’Ospedale delle donne di Brescia. Con l’abbandono dell’abbazia, i suoi ambienti attraversarono con non poche difficoltà il XIX e il XX secolo, segnati dalle guerre e dal degrado, fino all’8 febbraio 1969, quando finalmente i monaci Olivetani poterono farvi ritorno grazie all’intervento del papa bresciano Paolo VI, che sempre aveva avuto a cuore questo luogo.

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Anche se la storia dell’abbazia di Rodengo affonda le sue radici nel lontano Medioevo, gli scavi archeologici condotti nell’ultimo ventennio del secolo scorso hanno dimostrato che la zona su cui sorse il complesso monastico venne frequentata già dal II sec. a.C. Nello specifico, nella parte orientale del sagrato e nella zona del campo sportivo sono state rinvenute parti di una villa romana del I secolo, tra cui resti di intonaci dipinti, mosaici e l’impianto di riscaldamento; probabilmente, tra il IV e il V sec., a causa della crisi dell’Impero – economica e sociale – la villa subì un progressivo degrado anche se non fu mai abbandonata, infatti risalgono all’Alto Medioevo alcuni resti in legno di ulteriori insediamenti che costituirono l’abitato fortificato di questa zona. Successivamente, fondamentale per la fondazione del complesso monastico fu il monachesimo cluniacense, uno dei fenomeni più importanti della storia della Chiesa e del monachesimo occidentali. La riforma cluniacense prese le mosse dall’abbazia di Cluny, fondata in Borgogna (Francia) nel 909 da san Bernone di Gigny, e si diffuse in modo capillare in tutta Europa tra il X e il XII secolo, impregnando ogni territorio coinvolto di un nuovo spirito religioso, uno spirito che contribuì a preparare la rivoluzione della riforma gregoriana (XI secolo). In Lombardia, lo spirito cluniacense si diffuse proprio mentre infuriava la lotta per le investiture, alla fine dell’XI secolo. La data di fondazione del complesso monastico non è nota e le sue origini non sono ancora del tutto chiare, tuttavia un primo riferimento rilevante potrebbe risalire al 1085, anno in cui il cenobio risultava constructum nel castrum vetus di Rodengo intitolato agli apostoli Pietro e Tommaso e alla Vergine Maria, come si evince da un documento datato 4 aprile 1085, in cui si dà conto di una donazione fatta da Lanfranco de Rodingo e da sua moglie al cenobio, per la salvezza della loro anima. L’intitolazione a San Nicola di Bari subentrò accanto a quella di San Pietro qualche anno dopo e divenne definitiva a partire dalla fine del XII secolo. Nei decenni successivi, la comunità monastica cluniacense di Rodengo crebbe grazie ad ulteriori donazioni e alle opere di bonifica e di coltivazione delle terre circostanti; tuttavia, i primi segni di decadimento cominciarono a registrarsi tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, a causa della crisi religiosa vissuta dall’ordine monastico francese che stava ormai perdendo il ruolo centrale avuto fino a quel momento. Gli anni della decadenza proseguirono e il monastero venne utilizzato per usi profani e abbandonato a se stesso, fino al 1446, quando papa Eugenio IV decise di affidare il monastero di Rodengo ai monaci di Monte Oliveto, decretando l’estinzione dei cluniacensi a Rodengo. Il loro arrivo comportò la rinascita della comunità e una profonda ristrutturazione dei suoi ambienti, a partire dal 1478. I monaci senesi ressero il monastero fino al 1797, anno in cui l’arrivo delle truppe napoleoniche a Brescia portò alla soppressione degli ordini religiosi e gli spazi di San Nicola furono così destinati dal governo repubblicano all’Ospedale delle donne di Brescia. Con l’abbandono dell’abbazia, i suoi ambienti attraversarono con non poche difficoltà il XIX e il XX secolo, segnati dalle guerre e dal degrado, fino all’8 febbraio 1969, quando finalmente i monaci Olivetani poterono farvi ritorno grazie all’intervento del papa bresciano Paolo VI, che sempre aveva avuto a cuore questo luogo.

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