Carlo Mattioli. Textures  al Negozio Olivetti

Carlo Mattioli. Textures al Negozio Olivetti

A cura della Fondazione Carlo Mattioli

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Texture. Carlo Mattioli a Negozio Olivetti
Negozio Olivetti - Dal 13 febbraio al 26 aprile 2026

Informazioni per la visita

dal 13 febbraio al 26 aprile

Da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.30. Ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura.

Intero € 10; Ridotto (bambini 6-18 anni, studenti universitari fino ai 25 anni) € 6; Famiglia (2 adulti e figli 6/18 anni) € 27; Iscritti FAI e National Trust gratuito; Residenti Comune di Venezia € 5

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Lo vediamo subito, taglia, scava, ingozza, incide, pugnala, opera, affonda, offende, strazia, sgualcisce
(René Char: "giorno che splende di sopra la sera gualcita la sua soglia di agonia").

Carlo Mattioli raccontato da Marco Vallora

Il FAI presenta dal 13 febbraio al 26 aprile 2026, a cura della Fondazione Carlo Mattioli e in collaborazione con gli Archivi Olivetti, la mostra Carlo Mattioli. Textures allestita al Negozio Olivetti in piazza San Marco a Venezia - di proprietà di Assicurazioni Generali e affidato dal 2011 alla cura e alla gestione del FAI.

È un ritorno a Venezia quello di Carlo Mattioli (Modena, 1911 - Parma, 1994), che nel 1979 proprio al Negozio Olivetti in Piazza San Marco espone una decina di opere in una mostra organizzata dai Servizi culturali Olivetti, Ritratti per una bambina, di cui è rimasto un piccolo catalogo e una fotografia scattata da Giorgio Soavi che diventerà uno dei dipinti più famosi dell’artista, custodito alla Galleria degli Uffici di Firenze; la foto ritrae sull’uscio del Negozio lo stesso Mattioli con in braccio la nipote, una bambina dai capelli rossi, che oggi è una curatrice d’arte e dirige la fondazione che tutela e gestisce le opere dell’artista: Anna Zaniboni Mattioli. A lei si deve l’idea di questa mostra, che il FAI ha accolto con entusiasmo perché, oltre all’occasione di far conoscere un pittore forse meno noto oggi, che ha la-sciato un segno nel panorama dell’arte del Novecento, la sua è una storia che si intreccia con questo luogo, con la Olivetti, con Venezia, e oggi anche con il FAI.

Estimatori, collezionisti, amici e datori di lavoro di Carlo Mattioli furono Giorgio Soavi, Renzo Zorzi, Pier Carlo Santini, Carlo Ludovico Ragghianti e Licisco Magagnato: i più stretti collaboratori di Adriano Olivetti, artefici con lui di quella "cultura" aziendale che ha fatto della Olivetti un’avanguardia di intelligenza, eccellenza e stile in ogni ambito, dall’architettura al design, all’arte, sempre presente e valorizzata nei negozi Olivetti, e anche in questo di Piazza San Marco, che già vede dialogare strutturalmente l’arte di Alberto Viani – l’opera Nudo al sole che accoglie all’ingresso – con l’architettura di Carlo Scarpa. Proprio dalla mostra del 1979, sarebbe nata una collaborazione solida tra Mattioli e la Olivetti, culminata in una grande esposizione a Palazzo Reale a Milano nel 1984, ma il pittore si era affermato da anni, e proprio a Venezia, partecipando con le sue opere a varie Biennali, dal 1940 al 1968, e vincitore consacrato da Roberto Longhi nel 1956, del Gran Premio per il disegno.

"In questa mostra si ritrovano una trama, un tessuto di relazioni, tra i personaggi, i luoghi, i soggetti e le occasioni: alcune puntuali, come il legame tra Mattioli e la Olivetti, o con Venezia, per via della sua carriera, ma altre suggestive, evocate dalle opere, come il tema dell’acqua, che si vede e si sente nei legni raccolti dal fiume o dal mare, e poi scolpiti e dipinti da Mattioli, o come l’oro di una statua nella vetrina rivolta alla facciata dorata della Basilica di San Marco; o ancora come il paesaggio, il tema forse più caro all’artista, e al FAI, che appare ovunque, dalle tele consunte o dalle carte antiche, e che si scorge perfino nei nudi ricavati dai legni levigati dall’acqua, dove il bello è non capire, come sempre accade nel paesaggio, cosa ha fatto l’uomo, qui la mano dell’artista, e cosa la natura" dichiara Daniela Bruno, Direttrice Culturale FAI.

Carlo Mattioli Nudo legno dorato 1973 © Fondazione Carlo Mattioli
Carlo Mattioli Paesaggio olio su tela 1986 © Fondazione Carlo Mattioli
Carlo Mattioli Ginestre olio su tavola 1979 © Fondazione Carlo Mattioli
Carlo Mattioli Paesaggio olio su tela 1986 © Fondazione Carlo Mattioli
Carlo Mattioli Albero vetro colorato e dorato 1982 © Fondazione Carlo Mattioli
Giorgio Soavi Carlo Mattioli con Anna, davanti al negozio Olivetti di Venezia in occasione dell’inaugurazione della mostra del 1979 © Fondazione Carlo Mattioli

Prima disegnatore, poi pittore, illustratore, incisore, grafico, Mattioli sul finire degli anni Settanta chiude la stagione dei ritratti, e mentre inaugura la mostra al Negozio Olivetti, inizia a lavorare sulla serie delle Aigues Mortes e delle Ginestre, tra le protagoniste di questa esposizione, che raccoglie una selezione di ventisette opere realizzate dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Novanta, che testimoniano una fase della ricerca dell’artista caratterizzata da una sensibilità nuova e vibrante verso la materia e il colore. Il percorso espositivo prova a instaurare un dialogo ideale con il luogo: attraverso l’uso sapiente del legno, in cui si incontrano architettura, scultura e pittura, o della iuta e del vetro, fuso a Murano, la mostra instaura un gioco di rimandi, nelle superfici e nei materiali, che omaggia non solo la lezione scarpiana ma anche Venezia, i colori e le atmosfere della laguna.

"Questo progetto espositivo restituisce la figura di un Mattioli capace di far vibrare la materia in un confronto serrato con lo spazio circostante, rendendo ogni opera un frammento di architettura pittorica. Il FAI che oggi meravigliosamente conserva e valorizza il Negozio Olivetti insieme a moltissimi altri luoghi di Bellezza d’Italia modellati dalla Natura e dalla Storia, ha compreso il senso ultimo di questo progetto e per primo, con noi, ha accettato di ascoltare il dialogo di due maestri del Novecento, un dialogo fatto di pietre e legni, di lento sgocciolare dell’acqua, lo stormire di fronde e infine il silenzio, più forte di tutti" le parole di Anna Zaniboni Mattioli, Fondazione Carlo Mattioli.

Il percorso sperimentale dell’artista si manifesta poi nell'uso di supporti rari, come le vecchie copertine di libri cariche di storia, e nell’uso del vetro con le tre sculture realizzate a Murano, gli Alberi, capaci di intrappolare la luce veneziana e di ricordare la ricchezza dei mosaici dorati di San Marco. Di particolare rilievo sono le opere su tavola e le sculture, tra cui spiccano due Nudi coricati del 1973 realizzati in cemento colorato e dipinto, dove la matericità del materiale edile viene trasfigurata dalla sensibilità cromatica del pittore. Tra le opere in mostra figura il celebre dipinto Papaveri in Versilia donato nel 1977 e conservato negli uffici della Biennale di Venezia, che lascia la sua sede storica per la prima volta. La presenza di quest'opera evoca il lungo rapporto tra il maestro, Venezia e la sua Biennale.

La mostra

Questa mostra è un’occasione per il FAI per raccontare non solo Carlo Mattioli ad un pubblico che magari oggi non lo conosce o non lo ricorda abbastanza, ma anche il Negozio Olivetti, come uno spazio concepito e architettato per includere appositamente l’arte, e l’Olivetti come un’azienda che, come poche altre al mondo, ha dato grande spazio e concrete opportunità agli artisti. In questo spazio l’arte sta bene, è valorizzata, e valorizza a sua volta lo spazio, in un dialogo sempre diverso con l’architettura di Carlo Scarpa, di cui è una parte strutturale, da progetto. L’arte, del resto, ha una posizione centrale, strutturale, anche negli altri Negozi Olivetti nel mondo, così come nelle tante iniziative che l’Olivetti intraprese a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale: l’arte ha avuto un ruolo e una chiara funzione, in generale, nella visione e nella missione della Olivetti, che fu capace come pochi al mondo non solo di produrre oggetti, ma di offrire in essi, e con essi, un’esperienza estetica, un contenuto culturale e perfino un messaggio etico, gli stessi cardini su cui anche il FAI costruisce la sua proposta di valorizzazione del Negozio Olivetti: preservare questo spazio per sempre e per tutti nella sua integrità, quale monumento, testimonianza storica, patrimonio culturale.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo a cura della Fondazione Carlo Mattioli con testi di Daniela Bruno, Alberto Manquel, Sandro Parmiggiani, Alberto Saibene, Marcella Turchetti, Anna Zaniboni Mattioli e citazioni di Gaston Bachelard, Maurizio Calvesi, Cesare Garboli, Alberico Sala, Vittorio Sgarbi, Giorgio Soavi, Roberto Tassi, Marco Vallora e Renzo Zorzi.

L'artista

Carlo Mattioli nasce l’8 maggio 1911 a Modena, da una famiglia di artisti. Il padre Antonio, insegnante di disegno, si trasferisce con l’intero nucleo familiare a Parma, dove Carlo può seguire regolari studi all’Istituto di Belle Arti. Diplomatosi, comincia immediatamente a insegnare in Istria, ad Arezzo, a Parma, all’Accademia di Firenze e, infine, a quella di Bologna. Intanto a Parma frequenta e ritrae i giovani intellettuali che allora gravitavano nella vivace orbita culturale della città: Ugo Guanda, Oreste Macrì, Pietrino Bianchi, Mario Luzi, Attilio Bertolucci e altri ancora. Molto riservato e geloso di una dimensione privata e solitaria del proprio lavoro, Mattioli riesce, comunque, a rimanere aggiornato sugli sviluppi dell’arte contemporanea e a coltivare lo studio e l’amore per l’arte antica di cui è un profondo e attento conoscitore. Dalla fine degli anni Trenta Lina, sposata nel 1937, è l’assoluta protagonista dei suoi dipinti; sono i primi nudi e i primi ritratti cui si affiancheranno quelli dell’unica figlia Marcella. Si apre anche, negli anni Quaranta, la stagione della grafica che avrà poi altre straordinarie parentesi, come quella delle numerose illustrazioni degli anni Sessanta, testimonianza del suo interesse mai sopito e della sua profonda conoscenza della letteratura europea. Vedono la luce Vanina Vanini e la Chartreuse de Parme di Stendhal (dal 1961), i Ragionamenti dell’Aretino (dal 1960 al 1964), le Novelle del Sermini (1963), il Belfagor del Machiavelli. Culmina nel 1968 il Canzoniere del Petrarca e la Venexiana. La grafica, tuttavia, lascia gradualmente il posto preminente alla pittura. Ai nudi, in piedi o coricati, dal 1960 al 1963, si aggiungono i nuovi Ritratti, (celebri quelli dedicati a Giorgio De Chirico, Roberto Longhi, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Giorgio Morandi e Renato Guttuso) che compariranno di tanto in tanto lungo l’arco decennio e poco oltre. Dal 1962 la natura morta affianca e poi sostituisce gradualmente il nudo, e a sua volta lascia il posto, a partire dal 1967, agli studi sulla Canestra di frutta di Caravaggio, destinati alla tribolata Biennale di Venezia del 1968. Nati dalla frequentazione con Roberto Longhi i “Cestini” si prolungano, in una riflessione complessa che riguarda anche l’amato Tiziano, fino al 1974 anno in cui si affermano finalmente le vedute del duomo di Parma adagiato sui tetti della città. Ritornando alle mostre, del 1943 è la prima personale, su sollecitazione di Ottone Rosai, alla Galleria del Fiore di Firenze. Dal 1948 Mattioli è puntualmente presente alle varie edizioni della Biennale di Venezia dove riceve, nel 1956, dalla commissione presieduta da Roberto Longhi, il Premio Comune di Venezia per un disegnatore. Lo stesso anno vince anche la Quadriennale di Roma. Agli inizi degli Anni Settanta compaiono i celeberrimi Notturni, talvolta impreziositi da un albero o come cielo soltanto, attraversato da nubi e illuminato dalla presenza della luna; o come cielo alto sopra il dorso del duomo, o al di la’ di una siepe; o ancora, come notte che scurisce una spiaggia; o infine, notte che avvolge un nudo femminile disteso, inarcato come il profilo di una collina.

Fondazione Carlo Mattioli è nata nel 2018 per volontà della famiglia del Maestro e ha da alcuni anni, inaugurato un nuovo corso nella ricerca esegetica e nel compito di promozione e diffusione della memoria e dell’opera di Carlo Mattioli. Fedele a un artista che ha interpretato con lucida consapevolezza e modernità le contraddizioni più attuali del suo secolo, un Novecento lungo e tortuoso, la Fondazione si propone di cogliere, attraverso nuove concezioni espositive che si avvalgono inoltre dell’apporto di tecnologie multimediali, gli aspetti contemporanei ascrivibili all’opera di Mattioli: la profonda riflessione sulla Natura dei molti paesaggi, l’amaro disincanto della lettura dell’animo umano dei ritratti e l’ineluttabile confronto con il proprio passato, sia nella profonda complessità del rapporto con i grandi Maestri, sia nell’inesorabile trascorrere della Storia e dei suoi segni sui materiali prediletti dall’artista.

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