09 marzo 2026
Ai piedi della Basilica di San Francesco c’è un antico bosco dove natura, storia e spiritualità si fondono in un percorso alla scoperta di una Assisi inedita.
Un luogo di armonia e di silenzio capace di rievocare il messaggio di San Francesco.
Dalla Piazza della Basilica Superiore in Assisi attraverso un portone si accede al Bosco di San Francesco, Bene del FAI dal 2008, e superato l’ingresso, all’improvviso si passa dalla piazza piena di turisti a un sentiero verdeggiante e silenzioso nell’affascinante atmosfera di un bosco secolare.
Dall’alto di una torre si può ammirare un oliveto molto speciale: in un’ampia radura si estende l’opera di land art Terzo Paradiso del Maestro Michelangelo Pistoletto. L’opera è costituita da 121 piante di olivo disposte a doppio filare a formare tre ampi elementi circolari tra loro tangenti a simboleggiare l’unione tra cielo e terra.
Immerso nel verde, il complesso, situato su una collina a circa un chilometro da Montefalco, il Convento di San Fortunato unisce architettura romanica, affreschi rinascimentali e testimonianze antiche in un percorso di visita che racconta secoli di storia. La chiesa e il convento di San Fortunato furono uno dei luoghi religiosi più importanti della diocesi spoletina durante il Medioevo e il primo Rinascimento. Sulle rovine del castello dei Trinci che sorgeva accanto alla chiesa, fu edificato il convento dei frati Minori dell'Osservanza Francescana, su richiesta di frate Antonio da Montefalco, all'epoca generale dell'Ordine. I frati furono anche i primi a richiedere l'intervento del pittore rinascimentale Benozzo Gozzoli per decorare la chiesa nel 1450. Si potranno visitare, nel bosco del convento, le cosiddette “Grotte di San Fortunato", vani scavati in un banco di breccia ed argilla, probabilmente usati in origine per riti pagani legati al culto di Mitra e poi come oratorio paleocristiano: un ambiente sotterraneo forse collegato alla “cella” del santo evocata dalla leggenda.
«Come Delegazione abbiamo scelto il convento e le grotte di San Fortunato quale apertura delle Giornate FAI di Primavera, perché risponde in primo luogo al desiderio di celebrare la ricorrenza degli 800 anni dalla morte di San Francesco e in secondo luogo alla volontà di condividere con i visitatori l’esperienza della meraviglia di fronte a luoghi sconosciuti, ma fortemente carichi di valore identitario e di bellezza. Il convento, edificato per volere dei Frati minori dell’Osservanza francescana tra il 1442 e il 1448, con la sua particolare ubicazione, fuori dalle mura della città, la sua storia e le magnifiche opere che custodisce, realizzate dai grandi maestri Benozzo Gozzoli e Tiberio d’Assisi, è uno scrigno di tesori e storia. Le grotte, vani scavati nella breccia ed argilla, rappresentano un esemplare antichissimo e quasi unico, forse cella del santo come si ricorda in un’antica leggenda». Maurizio Tozzi, Capo Delegazione FAI di Foligno
La Chiesa di San Francesco di Cagli è strettamente legata alle vicende religiose, civili e urbane della città nel XIII secolo. L'insediamento dei Frati Minori è attestato dal 1234, quando viene avviata la costruzione della chiesa extra moenia, conclusa entro il 1240 con il concorso del Comune e il sostegno di importanti famiglie cittadine, tra cui il casato Berardi. È, peraltro, documentata la presenza di cittadini cagliesi sulla nave che da Ancona condusse San Francesco d'Assisi verso la Terra Santa, circostanza che rende verosimile un contatto diretto tra il Santo e membri della comunità locale. La chiesa di San Francesco costituisce uno dei più significativi esempi di architettura francescana duecentesca nelle Marche.
«Abbiamo scelto di aprire la monumentale chiesa di San Francesco di Cagli perché è l’elemento catalizzatore da cui prende corpo una sorprendente visione urbana.
Nel 1289 il primo papa francescano della storia, Papa Niccolò IV, rifondò d’imperio l’antica città pentapolitana portandola ad abbracciare, nel pianoro sottostante, la preesistente chiesa francescana del 1234. La nuova pianta, per la quale si avanza il nome di Arnolfo di Cambio, anticipa un’idea moderna di spazio civico: la piazza è dominata dal Palazzo Pubblico del libero Comune, mentre la Cattedrale posta fuori dal perimetro, appare decentrata rispetto al governo dei cittadini. Un impianto così avanzato potrebbe aver ispirato la quattrocentesca tavola della “Città ideale” di Urbino, sul cui sfondo si direbbe dipinta l’inconfondibile sagoma di monte Petrano».
Alberto Mazzacchera, Capo Gruppo FAI di Cagli – Terra Catria e Nerone
Montesilvano Colle, conosciuto dai suoi abitanti come “la Rocchetta”, è un antico borgo abruzzese sorto su un colle panoramico che domina l'Adriatico.Durante le Giornate FAI, una passeggiata di circa un chilometro nel borgo di Montesilvano Colle si trasforma in un invito a scoprire storia, arte e panorami di rara suggestione. Il percorso conduce alle chiese della Madonna della Neve e di San Michele Arcangelo, autentici gioielli che custodiscono secoli di devozione e raccontano l’evoluzione spirituale del territorio.In particolare, la chiesa della Madonna della Neve, già dedicata a San Nicola, rappresenta una delle testimonianze più antiche del patrimonio religioso del borgo. La sua storia si intreccia con il passaggio di Francesco d'Assisi lungo la costa adriatica nel 1216 e nel 1222, un evento che lasciò un segno profondo nella devozione locale e contribuì alla nascita di un primo nucleo francescano nel territorio.
«In occasione delle Giornate FAI di Primavera 2026, la Delegazione FAI di Pescara apre le porte della chiesa della Madonna della Neve. Dopo il passaggio di San Francesco, secondo la memoria locale, qui si insediò una comunità francescana che trasmise mestieri, saperi e valori, contribuendo alla crescita del borgo e creando un forte senso di appartenenza. La chiesa, costruita insieme da frati e abitanti con materiali semplici e di recupero, è il simbolo concreto di una comunità unita nel fare. Aprirla oggi significa riaffermare ciò che il FAI promuove: il patrimonio come bene comune, nato dalla collaborazione e custodito dalla cura collettiva, eredità viva del territorio». Giorgia Di Clemente, Capo Delegazione FAI di Pescara
Il Santuario di San Donato, decorato con affreschi del Cinquecento e gemellato con la Basilica di San Francesco in Assisi tanto da ricevere in dono una reliquia del corpo del Santo Patrono d'Italia, è definito anche la «piccola Assisi lucana»; nel 2010 è stato riconosciuto dall'UNESCO «monumento messaggero di cultura di pace» per i profondi valori spirituali.
È adiacente il Giardino storico di San Francesco, divenuto villa comunale, che si caratterizza per la presenza di esemplari arborei pluricentenari, due pini secolari che ombreggiano padiglioni in pietra, un doppio viale con filari di lecci e frassini, ippocastani, magnolie e un maestoso pino d'Aleppo di oltre tre secoli di vita, uno degli esemplari di questa specie più grande d'Europa: un seme o una piccola pianta portata da lontano da un frate o da un pellegrino, secoli fa.
«Ricordare la più grande figura religiosa e spirituale della storia italiana nell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi è stata irrinunciabile ispirazione in Basilicata, dove il suo culto si diffuse a partire dalla metà del Duecento e il clima freddo, la scarsità di strade, la distanza tra i centri abitati favorirono la fondazione di insediamenti e conventi. Le Giornate FAI di Primavera 2026 offrono un'occasione unica per scoprire due gioielli di Ripacandida, la Piccola Assisi lucana. La Chiesa di San Donato, scrigno medievale, custodisce un imponente ciclo di affreschi quattro-cinquecenteschi che le è valso il soprannome di Bibbia di Ripacandida. L'annesso Giardino storico di San Francesco completa l'esperienza con il suo patrimonio botanico secolare, offrendo un percorso di bellezza naturale e spirituale», Rosalba Demetrio, Presidente Regionale FAI Basilicata e Paola D’Antonio, Capo Delegazione FAI Vulture Melfese e Alto Bradano
Frate Bernardino, dell'Ordine dei Minori, arrivò in terra bergamasca nel 1419 e con la sua sapiente oratoria pose fine alle sanguinose liti tra le popolazioni di Treviglio e Caravaggio. Nel 1472, grazie alla donazione dei terreni da parte della famiglia Secco, anche a Caravaggio venne eretto un convento dei frati Minori dedicato a San Bernardino. La chiesa di San Bernardino, aperta al pubblico solo per saltuarie funzioni religiose, potrà essere visitata secondo un percorso lineare che partirà dalla facciata esterna e il portale in cotto, passerà per la navata e le cappelle ricche di affreschi ed opere dei più importanti artisti lombardi dal secolo XVI ad oggi, si soffermerà ad ammirare il Ciclo della Passione dipinto nel 1531 da Fermo Stella, per terminare nel magnifico presbiterio, realizzato dai fratelli Galliari nel 1759.
«Il Complesso francescano di San Bernardino a Caravaggio (BG) è luogo caro alla comunità, di grande valore storico e spirituale legato alla tradizione francescana e alla devozione popolare del territorio. Il complesso custodisce un patrimonio artistico e religioso significativo, che racconta secoli di presenza francescana e di vita comunitaria. Abbiamo scelto questo luogo francescano perché racconta spiritualità e arte: aprirlo significa restituire al territorio una pagina preziosa della sua storia. Inoltre, è un Luogo del Cuore, che il FAI ha sostenuto, assieme ad altri finanziatori, con il restauro, della zona clericale con gli affreschi dei fratelli Galliari. L’apertura rientra perfettamente nel tema delle Giornate FAI di Primavera 2026 “Sulle tracce dei Galliari”, un itinerario nella Bassa bergamasca alla scoperta delle loro opere, con 8 luoghi visitabili sparsi su quattro comuni», Pierangela Giussani, Capogruppo FAI Bassa Bergamasca
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