16 febbraio 2026
Il Negozio Olivetti ospitò una mostra di Carlo Mattioli nel 1979. A ricordarla è un piccolo catalogo, Ritratti per una bambina, e una splendida foto di Giorgio Soavi scattata sull’uscio, il giorno dell’inaugurazione, da cui è tratto uno tra i quadri più noti dell’artista, l’autoritratto custodito agli Uffizi di Firenze. A ricordarla a me, un paio di anni fa, è stata quella stessa bambina nella foto in braccio al nonno, Anna Mattioli Zaniboni, che oggi dirige la fondazione che tutela e gestisce le opere dell’artista, e a cui si deve l’idea di un ritorno su queste scene.
Allora, nel 1979, il Negozio era ancora della Olivetti, che vi organizzava piccole mostre d’arte, come quella dedicata l’anno prima a Dino Buzzati. Qualche fotografia rubata all’affollata inaugurazione mostra il Negozio trasformato in un piccolo museo.
Dal 1997 il Negozio sarebbe stato chiuso e poi, acquisito da Generali, affidato al FAI nel 2011. Da allora anche il FAI organizza alcune mostre d’arte al Negozio Olivetti.
Non solo perché in questo spazio l’arte sta bene, è valorizzata, e valorizza a sua volta lo spazio, in un dialogo sempre diverso con l’architettura di Carlo Scarpa, ma anche perché di questo spazio l’arte è una parte strutturale, da progetto.
È incastonata nella composizione, ed è un suo fulcro, l’opera Nudo al Sole di Alberto Viani, che dà luce all’atrio e riflette il legame con l’esterno, nell’oro che richiama la facciata della Basilica di San Marco e nello specchio d’acqua nero della sua base, che rievoca la laguna.
L’arte, del resto, ha una posizione centrale, strutturale, anche negli altri Negozi Olivetti nel mondo, così come nelle tante iniziative che l’Olivetti intraprese a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale, da restauri di edifici e opere, a mostre e raccolte d’arte, a ricerche e pubblicazioni che hanno fatto la storia dell’arte italiana, affidate ai migliori nomi della storia della cultura italiana.
L’arte ha avuto un ruolo e una chiara funzione, in generale, nella visione e nella missione della Olivetti, che fu capace come pochi al mondo non solo di produrre oggetti, ma di offrire in essi, e con essi, un’esperienza estetica, un contenuto culturale e perfino un messaggio etico.
Questa breve premessa per ricordare a chi legge i cardini su cui anche il FAI costruisce la sua proposta di valorizzazione del Negozio Olivetti. Lo chiamiamo lo spirito del luogo: il suo senso autentico, la vocazione originaria di questo luogo, da non tradire, e anzi da ribadire. E tuttavia, al FAI, per missione, spetta un compito ulteriore. Preservare questo spazio per sempre e per tutti nella sua integrità, quale monumento, testimonianza storica, patrimonio culturale. Ecco perché cerchiamo di non “usare” questo luogo come un contenitore per iniziative varie, pur belle, ma di trattarlo come un contenuto che ha molto da esprimere in sé, ed ecco perché le mostre che facciamo qui sono piccole, discrete, e non intaccano gli spazi, né l’allestimento permanente della collezione di macchine da scrivere.
Le mostre che facciamo qui, anzi, sono pensate proprio per aiutare a cogliere lo spirito autentico di questo luogo, ma attraverso sempre nuove e diverse letture.
Così abbiamo immaginato questa mostra, con Anna Mattioli, come l’occasione per raccontare non solo Carlo Mattioli a un pubblico che magari oggi non lo conosce o non lo ricorda abbastanza, ma anche il Negozio Olivetti, come uno spazio concepito e architettato per includere appositamente l’arte, e l’Olivetti come un’azienda che, come poche altre al mondo, ha dato grande spazio e concrete occasioni agli artisti.
La mostra di Venezia, del resto, fu per Mattioli solo l’inizio di una collaborazione con la Olivetti che sarebbe sfociata in più grandi e ben rinomati eventi, e tuttavia proprio per questo ha segnato la sua carriera.
Siamo felici e grati di poter rievocare questo momento proponendo oggi, qui, dopo 46 anni, un’estrema sintesi del suo lavoro: poche e significative opere, che appena punteggiano l’architettura capolavoro di Scarpa, lasciando al Negozio Olivetti il suo pieno spirito, e anzi valorizzandolo. Ecco perché questa è una mostra, ma questo non è un museo. È anche di più…
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