"Carlo Mattioli. Textures" al Negozio Olivetti a Venezia

"Carlo Mattioli. Textures" al Negozio Olivetti a Venezia

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"Carlo Mattioli. Textures" al Negozio Olivetti a Venezia
Appuntamenti

13 febbraio 2026

Fino al 26 aprile visita al Negozio Olivetti in Piazza San Marco a Venezia la mostra “Carlo Mattioli. Textures”. L’esposizione instaura un gioco di rimandi che omaggia non solo la lezione di Carlo Scarpa, ma anche Venezia, i colori e le atmosfere della laguna.
«Lo vediamo subito, taglia, scava, ingozza, incide, pugnala, opera, affonda, offende, strazia, sgualcisce». (René Char: «giorno che splende di sopra la sera gualcita la sua soglia di agonia»). Carlo Mattioli raccontato da Marco Vallora

È un ritorno a Venezia quello di Carlo Mattioli (Modena, 1911 - Parma, 1994), che nel 1979 proprio al Negozio Olivetti in Piazza San Marco espone una decina di opere in una mostra organizzata dai Servizi culturali Olivetti, Ritratti per una bambina, di cui è rimasto un piccolo catalogo e una fotografia scattata da Giorgio Soavi che diventerà uno dei dipinti più famosi dell’artista, custodito alla Galleria degli Uffici di Firenze; la foto ritrae sull’uscio del Negozio lo stesso Mattioli con in braccio la nipote, una bambina dai capelli rossi, che oggi è una curatrice d’arte e dirige la fondazione che tutela e gestisce le opere dell’artista: Anna Zaniboni Mattioli.

A lei si deve l’idea di questa mostra (a cura della Fondazione Carlo Mattioli e in collaborazione con gli Archivi Olivetti), che il FAI ha accolto con entusiasmo perché, oltre all’occasione di far conoscere un pittore forse meno noto oggi, che ha lasciato un segno nel panorama dell’arte del Novecento, la sua è una storia che si intreccia con questo luogo, con la Olivetti, con Venezia, e oggi anche con il FAI.

Estimatori, collezionisti, amici e datori di lavoro di Carlo Mattioli furono Giorgio Soavi, Renzo Zorzi, Pier Carlo Santini, Carlo Ludovico Ragghianti e Licisco Magagnato: i più stretti collaboratori di Adriano Olivetti, artefici con lui di quella “cultura” aziendale che ha fatto della Olivetti un’avanguardia di intelligenza, eccellenza e stile in ogni ambito, dall’architettura al design, all’arte, sempre presente e valorizzata nei negozi Olivetti, e anche in questo di Piazza San Marco, che già vede dialogare strutturalmente l’arte di Alberto Viani – l’opera Nudo al sole che accoglie all’ingresso – con l’architettura di Carlo Scarpa. Proprio dalla mostra del 1979, sarebbe nata una collaborazione solida tra Mattioli e la Olivetti, culminata in una grande esposizione a Palazzo Reale a Milano nel 1984, ma il pittore si era affermato da anni, e proprio a Venezia, partecipando con le sue opere a varie Biennali, dal 1940 al 1968, e vincitore consacrato da Roberto Longhi nel 1956, del Gran Premio per il disegno.

«In questa mostra si ritrovano una trama, un tessuto di relazioni, tra i personaggi, i luoghi, i soggetti e le occasioni: alcune puntuali, come il legame tra Mattioli e la Olivetti, o con Venezia, per via della sua carriera, ma altre suggestive, evocate dalle opere, come il tema dell’acqua, che si vede e si sente nei legni raccolti dal fiume o dal mare, e poi scolpiti e dipinti da Mattioli, o come l’oro di una statua nella vetrina rivolta alla facciata dorata della Basilica di San Marco; o ancora come il paesaggio, il tema forse più caro all’artista, e al FAI, che appare ovunque, dalle tele consunte o dalle carte antiche, e che si scorge perfino nei nudi ricavati dai legni levigati dall’acqua, dove il bello è non capire, come sempre accade nel paesaggio, cosa ha fatto l’uomo, qui la mano dell’artista, e cosa la natura», dichiara Daniela Bruno, Direttrice Culturale FAI.

Carlo Mattioli

Prima disegnatore, poi pittore, illustratore, incisore, grafico, Mattioli sul finire degli anni Settanta chiude la stagione dei ritratti, e mentre inaugura la mostra al Negozio Olivetti, inizia a lavorare sulla serie delle Aigues Mortes e delle Ginestre, tra le protagoniste di questa esposizione, che raccoglie una selezione di ventisette opere realizzate dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Novanta, che testimoniano una fase della ricerca dell’artista caratterizzata da una sensibilità nuova e vibrante verso la materia e il colore. Il percorso espositivo prova a instaurare un dialogo ideale con il luogo: attraverso l’uso sapiente del legno, in cui si incontrano architettura, scultura e pittura, o della iuta e del vetro, fuso a Murano, la mostra instaura un gioco di rimandi, nelle superfici e nei materiali, che omaggia non solo la lezione scarpiana ma anche Venezia, i colori e le atmosfere della laguna.

«Questo progetto espositivo restituisce la figura di un Mattioli capace di far vibrare la materia in un confronto serrato con lo spazio circostante, rendendo ogni opera un frammento di architettura pittorica. Il FAI che oggi meravigliosamente conserva e valorizza il Negozio Olivetti insieme a moltissimi altri luoghi di bellezza d’Italia modellati dalla natura e dalla storia, ha compreso il senso ultimo di questo progetto e per primo, con noi, ha accettato di ascoltare il dialogo di due maestri del Novecento, un dialogo fatto di pietre e legni, di lento sgocciolare dell’acqua, lo stormire di fronde e infine il silenzio, più forte di tutti», le parole di Anna Zaniboni Mattioli, Fondazione Carlo Mattioli.

Il percorso sperimentale dell’artista si manifesta poi nell'uso di supporti rari, come le vecchie copertine di libri cariche di storia, e nell’uso del vetro con le tre sculture realizzate a Murano, gli Alberi, capaci di intrappolare la luce veneziana e di ricordare la ricchezza dei mosaici dorati di San Marco. Di particolare rilievo sono le opere su tavola e le sculture, tra cui spiccano due Nudi coricati del 1973 realizzati in cemento colorato e dipinto, dove la matericità del materiale edile viene trasfigurata dalla sensibilità cromatica del pittore. Tra le opere in mostra figura il celebre dipinto Papaveri in Versilia donato nel 1977 e conservato negli uffici della Biennale di Venezia, che lascia la sua sede storica per la prima volta. La presenza di quest'opera evoca il lungo rapporto tra il maestro, Venezia e la sua Biennale.

Carlo Mattioli

Textures

Questa mostra è un’occasione per il FAI per raccontare non solo Carlo Mattioli a un pubblico che magari oggi non lo conosce o non lo ricorda abbastanza, ma anche il Negozio Olivetti, come uno spazio concepito e architettato per includere appositamente l’arte, e l’Olivetti come un’azienda che, come poche altre al mondo, ha dato grande spazio e concrete opportunità agli artisti.

In questo spazio l’arte sta bene, è valorizzata, e valorizza a sua volta lo spazio, in un dialogo sempre diverso con l’architettura di Carlo Scarpa, di cui è una parte strutturale, da progetto. L’arte, del resto, ha una posizione centrale, strutturale, anche negli altri Negozi Olivetti nel mondo, così come nelle tante iniziative che l’Olivetti intraprese a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale: l’arte ha avuto un ruolo e una chiara funzione, in generale, nella visione e nella missione della Olivetti, che fu capace come pochi al mondo non solo di produrre oggetti, ma di offrire in essi, e con essi, un’esperienza estetica, un contenuto culturale e perfino un messaggio etico, gli stessi cardini su cui anche il FAI costruisce la sua proposta di valorizzazione del Negozio Olivetti: preservare questo spazio per sempre e per tutti nella sua integrità, quale monumento, testimonianza storica, patrimonio culturale.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo a cura della Fondazione Carlo Mattioli con testi di Daniela Bruno, Alberto Manquel, Sandro Parmiggiani, Alberto Saibene, Marcella Turchetti, Anna Zaniboni Mattioli e citazioni di Gaston Bachelard, Maurizio Calvesi, Cesare Garboli, Alberico Sala, Vittorio Sgarbi, Giorgio Soavi, Roberto Tassi, Marco Vallora e Renzo Zorzi.

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