23 gennaio 2026
Questi quattro luoghi, che trovano nell’acqua la loro ragione di esistenza, fanno parte dei venti progetti sostenuti attraverso il Bando I Luoghi del Cuore.
7° classificato con 31.490 voti al 12° censimento
In funzione da almeno cinque secoli, il Traghetto di Leonardo da Vinci, simbolo di Imbersago, è stato mezzo di trasporto tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia fino alla fine del Settecento, quando il fiume Adda ne segnava il confine e, ancora per un secolo, avrebbe rappresentato un imprescindibile collegamento per il transito di persone e merci tra le due sponde. Questa tipologia di traghetti, un tempo utilizzata in diversi punti del fiume, era già esistente nel Quattrocento, ma certamente colpì Leonardo, in un periodo in cui si dedicava con intensità agli studi idraulici. Il disegno del traghetto compare, infatti, in un foglio del Codice Windsor datato 1513, dopo i soggiorni dell’artista fiorentino a Vaprio d'Adda, ospite nella villa del duca Gerolamo Melzi. La data del disegno coincide con il riavvio della gestione del porto di Imbersago da parte della famiglia Landriani, che ottenne il diritto di traghettamento col relativo pedaggio.
Passata a diverse famiglie nobili, la gestione del porto e del traghetto è infine pervenuta al Comune e oggi è l’unico esemplare ancora in funzione, sebbene a uso principalmente educativo e turistico.
Il meccanismo di funzionamento è tanto ingegnoso quanto semplice: tra le due sponde è teso un cavo – oggi d’acciaio, un tempo si trattava di una semplice fune – al quale il traghetto è fissato. L’imbarcazione, manovrata da una sola persona, trae il proprio movimento direttamente dalla corrente: è sufficiente disporre i due scafi in posizione obliqua rispetto al flusso dell’acqua perché la spinta naturale permetta la traversata, senza bisogno di un motore. Costruito in legno, se lo si legge in una prospettiva contemporanea risulta essere un mezzo pienamente ecologico e sostenibile, che si inserisce perfettamente nel contesto ambientale.
Rimasto senza traghettatori, nel 2024 il sindaco di Imbersago ha preso il brevetto per mantenerlo in utilizzo, ma anche renderlo più conosciuto è un obiettivo per continuare ad assicurare il suo funzionamento.
Il progetto candidato dal Comune di Imbersago al Bando I Luoghi del Cuore ha proprio questo scopo: prevede la realizzazione di un racconto che incrocerà storia, ingegneria e paesaggio, attraverso un breve documentario in italiano e inglese che verrà proiettato in via permanente nella casetta in legno posta all’attracco del traghetto, che diventerà anche un punto di noleggio e-bike, ricaricate con pannelli fotovoltaici, per scoprire i tanti percorsi lungo l’Adda.
Il progetto, del costo totale di 40.000 euro, ottiene un contributo di 32.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
24° classificato con 17.251 voti al 12°censimento
Il Parco degli Acquedotti è uno dei polmoni verdi del quadrante sud-est della città di Roma che si estende per circa 240 ettari e dal 1988 fa parte del Parco Regionale Suburbano dell’Appia Antica.Il nome deriva dagli imponenti resti di sei degli undici acquedotti che resero celebre la città: Anio Vetus, Aqua Marcia, Aqua Tepula, Aqua Iulia, Claudio e Anio Novus, cui si aggiunge l’acquedotto Felice, ancora in uso per l'irrigazione. Ai margini del condotto di quest’ultimo, una diramazione alimenta un laghetto che ha permesso a flora e fauna di proliferare. Il laghetto, che ospita una famiglia di tartarughe, costituisce la memoria del passaggio delle linee d’acqua che si formavano negli ambiti depressi del terreno limitrofi al Casale di Roma Vecchia. È attualmente alimentato da un flusso proveniente dall’acquedotto dell’Acqua Marcia che, dallo specchio d’acqua, prosegue verso il centro di Roma sul tracciato dell’Acqua Mariana, realizzato da Papa Callisto II nel 1122 per aumentare la disponibilità d’acqua della città.
Il progetto, candidato dall’Associazione Retake Roma al bando I Luoghi del Cuore e cofinanziato dal Comune, ha l'obiettivo di riqualificare l’area attraverso l’allestimento di aree dedicate alla socialità, con la creazione di una “aula aristotelica” naturale sotto gli alberi, il rafforzamento della biodiversità attraverso un corridoio per gli insetti impollinatori e la valorizzazione della memoria storica.
Il progetto, del costo totale di 106.000 euro, ottiene un contributo di 36.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
77° classificato con 6.418 voti al 12° censimento
Un’area naturalistica che attraversa il territorio del borgo di Amato, nell’entroterra della provincia di Catanzaro, testimonianza della tradizione molitoria che ha caratterizzato il luogo nei secoli passati: camminando lungo il sentiero, che percorre in costa un versante scosceso, si incrociano i ruderi di sei mulini – tutti di proprietà privata – sorti fra Sei e Settecento e un tempo fulcro dell'economia locale, immersi in un contesto naturale suggestivo.Tra i meglio conservati c’è il “mulino di Caligiuri” chiamato anche “mulino dei Greci”: il nome rimanda all’insediamento nel XV secolo di un gruppo di albanesi, impropriamente chiamati “Greci” dagli abitanti locali. Rimasto in funzione fino alla metà del XX secolo, era il più importante della zona per coloro che volevano far macinare il proprio grano, ma rappresentava anche il punto di incontro per chi, durante l'estate, desiderava fare un bagno, data la presenza nell’area di cascate di diversa altezza: un vero e proprio elemento identitario, in cui tutti si riconoscevano. Alla storia centenaria di questo luogo si affianca la natura, elemento centrale del Percorso dei Mulini di Amato: una faggeta secolare, pini, querce, lecci e felci costituiscono un patrimonio ambientale rilevante. Essenze naturali e specie animali interagiscono tra loro in un ambiente connotato dalla presenza del torrente di fondovalle, la cui acqua, un tempo copiosa, veniva sfruttata dai mulini.
A lungo in abbandono, la riscoperta della valle si deve a Mattia Servino, cittadino di Amato ed ex studente del Liceo Scientifico Siciliani di Catanzaro, il quale, grazie alla partecipazione nel 2022 al “Torneo del Paesaggio” un concorso per le scuole organizzato proprio dal FAI, ha progressivamente attivato cittadini e istituzioni per la riscoperta e la valorizzazione di quest’area.
Il progetto candidato dal Comune di Amato al Bando I Luoghi del Cuore ha l'obiettivo di rendere percorribile in sicurezza, e di valorizzare il tratto di sentiero che parte dalla località Greci e conduce ai mulini. Il progetto, del costo totale di 30.000 euro, ottiene un contributo di 22.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
46° classificato con 8.965 voti al 12° censimento
Lunga 24 metri e larga 4.40, la motonave, in origine piroscafo a vapore, è stata costruita nel 1926 nei Cantieri Cerusa di Genova Voltri per la Società di Navigazione a Vapore del Lago d’Iseo e oggi vanta il titolo di battello più antico del bacino ancora navigante.
Porta il nome di Bartolomea Capitanio, una religiosa di Lovere, beatificata nello stesso anno e successivamente canonizzata, fondatrice, con Vincenza Gerosa, della Congregazione delle Suore di Maria Bambina.
L’imbarcazione, ben presto trasformata con un motore diesel (attualmente naviga con uno del 1958), ha funzionato come trasporto passeggeri, rimorchiatore adibito al traino delle chiatte per trasporto di carri ferroviari, imbarcazione privata. Dismessa dal servizio nel 1965, fu acquistata in successione da diversi armatori privati, che con grande passione la salvarono dal disarmo. Nel 2023 è stata fondata ad hoc l’associazione “La Capitanio APS”, che annovera tra i propri soci, oltre a tre nuovi armatori, istituzioni come i Comuni di Lovere e Pisogne e l’Accademia Tadini, ma anche la società di navigazione Lago d’Iseo, il porto turistico e diverse aziende locali. Con l’intento di arrivare a un pieno recupero dell’imbarcazione per il 2026, data del centenario del varo e di diventare in tal modo “patrimonio del Lago d’Iseo”, l’associazione ha avviato un intenso lavoro di manutenzione, con più di 700 ore di volontariato e l’aiuto di professionisti, per continuare a far navigare questo storico veicolo.
L’obiettivo dichiarato è quello di fare della Capitanio un vero e proprio museo itinerante, che possa spostarsi tra tutti i sedici Comuni del Sebino.
IIl progetto candidato dalla Capitanio Aps al bando I Luoghi del Cuore, che si distingue per l’originalità della visione per il battello e al contempo la sua concretezza, riguarda la manutenzione straordinaria dello scafo in lamiera chiodata: lo stesso del 1926, a testimonianza dell’incredibile abilità dei mastri chiodatori che l’hanno realizzato con una tecnica che nel 1931 venne utilizzata anche per costruire l’Amerigo Vespucci. I
l progetto, del costo totale di 40.700 euro, ottiene un contributo di 22.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo.
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