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Può Venezia diventare un modello di città sostenibile del futuro?

Può Venezia diventare un modello di città sostenibile del futuro?

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Può Venezia diventare un modello di città sostenibile del futuro?
Focus

15 settembre 2021

Venezia sta perdendo la sua identità di città. Grazie alle capacità di innovazione attuali si può ribaltare il paradigma del suo sviluppo e guardare alla città lagunare come un modello di città del futuro intrinsecamente sostenibile?

Nel 2015 il FAI lanciò dal Negozio Olivetti in Piazza San Marco un grido di allarme per la salvaguardia della città e della Laguna con la mostra delle scioccanti fotografie delle Grandi Navi di Gianni Berengo Gardin. Il decreto governativo di quest’estate ha vietato finalmente quel transito devastante nel cuore di Venezia (ma non ancora nella Laguna): un passo decisivo, ma non sufficiente.

Dallo stesso Negozio Olivetti oggi il FAI coglie l’occasione di un’altra mostra, dedicata alle architetture dell’abitare collettivo intitolata “Together” - “How will we live together?” è la domanda posta dalla Biennale in corso -, per ribadire che l’origine dei mali di Venezia risiede in un fenomeno ben più ampio e radicale, di cui le Grandi Navi sono solo un aspetto: Venezia sta perdendo la sua identità di città, sacrificata a un modello di sviluppo che punta tutto sull’economia del turismo di massa.

Abitare a Venezia oggi è sempre più difficile, e da qui l’emorragia inesorabile dei suoi abitanti. I 51 mila cittadini di Venezia (174 mila settanta anni fa, 1000 in meno ogni anno) devono fronteggiare ondate di turisti (35 milioni nel 2018) e di acqua alta (+187 cm a novembre 2019), oltre alla carenza di servizi (dai trasporti pubblici ai negozi di prossimità), all'impoverimento delle economie tradizionali (con mancanza di lavoro e opportunità per i giovani) e al degrado del tessuto urbano (dal traffico ai rifiuti, al proliferare di affittacamere, bar, ristoranti e vendite di scadenti souvenirs).

Ad avvilire i cittadini è la perdita perfino del titolo di città. Proprio mentre si festeggiano i 1600 anni dalla mitica fondazione, Venezia, con la sua gloriosa storia urbana, viene ormai identificata non più come città bensì come “centro storico” di un’area sempre più estesa e urbanizzata sulla terraferma, a Mestre, dove si concentrano massicci investimenti per nuovi progetti intitolati, ancora una volta, solo e soltanto alla monocoltura turistica. Venezia e Mestre sono due realtà - due città - profondamente diverse, che meriterebbero amministrazioni dedicate.

È giusto che Venezia, consumata dal turismo di massa e svuotata di cittadini e di vitalità, divenga una curiosità per visitatori, un museo a cielo aperto, o addirittura un sito archeologico che testimonia soltanto il suo passato? Oppure, grazie alle capacità di innovazione oggi consentite e sull’onda della transizione ecologica, si deve ribaltare il paradigma del suo sviluppo e guardare a Venezia come un modello straordinario di città del futuro intrinsecamente sostenibile? Le città a venire dovranno essere small, smart and sustainable: a misura d’uomo e in relazione diretta con la natura, più pedonali, lente e silenziose, rigenerate nel tessuto, senza nuovo consumo di suolo, creative dal punto di vista culturale e favorevoli al contatto sociale, e più salutari, dedicate alla qualità della vita e non al solo sviluppo dimensionale e quantitativo. Venezia è già tutto questo, per natura e per storia, ed è un valore straordinario a beneficio di chi la abita e di chi la visita.

Ecco allora che la domanda posta dalla Biennale in corso, cui questa mostra prova a rispondere con una sezione speciale sul “vivere a Venezia”, sostenuta da una chiamata dell’Ordine degli Architetti di Venezia a progettare in forme nuove il vivere in questa città, è una imperdibile occasione per rimettere al centro della riflessione e delle politiche di intervento il problema di Venezia come città, da abitare e riabitare.

“Abitare a Venezia”, nella storia e ancor più oggi, è il tema cui il FAI ha intitolato la valorizzazione culturale di Casa Bortoli: una dimora storica sul Canal Grande, con affaccio assiale sulla Basilica della Salute, donata al FAI dai coniugi Bortoli per divenire “un museo particolare della vita a Venezia nel XX secolo”. Una casa privata, che oggi, affidata al FAI, acquisisce una funzione pubblica, e si candida a divenire la sede permanente di un dibattito costruttivo su questa città e la sua Laguna, e sul modello di città nel XXI secolo, alla ricerca di un equilibrio tra Uomo e Natura, vitale per il futuro del Pianeta, e caratteristico di Venezia, fino agli ultimi cento anni della sua storia. Prossimo appuntamento il 21 novembre a Casa Bortoli, Festa della Madonna della Salute, per aprire ufficialmente alla città e al mondo le porte di questo luogo di riflessione collettiva, come un nuovo “salotto culturale” veneziano.

Il FAI si rivolge infine al Ministro Renato Brunetta che, con entusiasmo di cittadino oltre che nel ruolo ministeriale, ha recentemente sottoscritto il progetto della Fondazione Venezia Capitale mondiale della Sostenibilità, e bene ha detto:

“Sostenibilità: è questa la chiave per rendere Venezia la più antica città del futuro”.

Augurando successo a questa iniziativa, invitiamo il Ministro a presentarla a Casa Bortoli il 21 novembre prossimo, sperando che nel frattempo nomini come promesso la nuova Autorità della Laguna che avrà competenze fondamentali per la tutela della Laguna e di Venezia, a cominciare dalla gestione del MOSE, risolvendo così, almeno in parte, l’anomalia dei numerosi commissariamenti che finora non hanno portato i benefici sperati ai tanti problemi di questa meravigliosa città.

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