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Polizza vita: assicurare un futuro al patrimonio del nostro Paese

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Polizza vita: assicurare un futuro al patrimonio del nostro Paese
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13 giugno 2022

Indicare il FAI come beneficiario di una polizza vita è un modo semplice di donare. Ne parliamo con un nostro affezionato sostenitore, che, iscritto alla Fondazione da tanti anni, ha deciso di compiere questo gesto generoso, per amore del nostro Paese.

Sostenere il FAI, indicandolo come beneficiario della propria polizza vita o di un altro prodotto bancario, significa riconoscere il valore della nostra missione.

Un nostro affezionato sostenitore iscritto alla Fondazione da 25 anni, ci racconta perché ha deciso di indicare il FAI come beneficiario di una polizza vita, illustrando i vantaggi e le opportunità della sottoscrizione e aggiungendo qualche consiglio a chi pensa di compiere questo gesto, perché non è solo un “ulteriore riconoscimento a chi si prodiga con impegno e amore al recupero e al mantenimento del nostro patrimonio”, ma anche un atto di generosità a beneficio delle nuove generazioni.

Come si è avvicinato al FAI?

Ho conosciuto il FAI nel 1997, attraverso un coupon inserito nella rivista “Bell’Italia” e ne ho fin da subito approvato le finalità e gli scopi che si prefiggeva riguardo al recupero e alla tutela del nostro patrimonio artistico e paesaggistico. Questo è stato sufficiente per convincermi all’iscrizione; successivamente, la visita al Castello di Avio – il primo Bene del FAI che ho visitato – mi ha dato la certezza di avere fatto la scelta giusta: lì, ho avuto modo di toccare con mano la cura, la dedizione e l’impegno con cui la Fondazione, che avevo deciso di appoggiare, perseguiva gli obiettivi che si era posta di raggiungere. Una tale passione, competenza e serietà ho riscontrato, naturalmente, anche negli altri Beni visitati successivamente, per cui posso dire che il sostegno al FAI è stata una cosa del tutto naturale.

Come è nata l’idea di indicare il FAI come beneficiario di una polizza o di un prodotto bancario?

Dopo molti anni di iscrizione ordinaria e alcuni di “Speciale”, alla luce dei tanti importanti progetti che il FAI ha realizzato e di quelli previsti per il futuro, mi sono sentito di fare qualcosa di più. Ritengo che il bello richiami il bello e l’esperienza di questo percorso lo dimostra: non si può rimanere insensibili di fronte a chi si prodiga con tanto impegno e amore al recupero e al mantenimento del nostro patrimonio storico e artistico. In questa luce ho pensato che una polizza ne fosse il giusto riconoscimento. Se guardo oltre, poi, la intendo anche come un percorso formativo portato avanti e sviluppato con serietà da valenti professionisti: i Beni del FAI parlano da soli e con questo ulteriore sostegno mi sento di contribuire a rimettere in piedi un passato che altrimenti andrebbe perduto. Ritengo, inoltre, che debba essere opportuno confidare nella Fondazione in una prospettiva futura, per lasciare alle nuove generazioni, non solo la memoria storica e artistica della nostra Italia, ma anche lo stimolo per la prosecuzione della sua missione. Alla fine, già con la sola iscrizione, ma con la polizza ancora di più, mi sento parte di questo grande progetto, il cui traguardo non considero mai definitivo, perché basta guardarsi attorno per vedere quante cose ancora si possono fare e il FAI, ho avuto modo di constatarlo, sa lavorare molto bene in questa ottica.

Compiendo questo gesto generoso, quali vantaggi ha ottenuto?

Dal punto di vista economico una polizza vita è un investimento a tutti gli effetti perché genera un rendimento annuo con il vantaggio di essere esclusa dall’asse ereditario, quindi è esente dalla tassa di successione. Il FAI, a questo proposito, ne può usufruire integralmente e questo è uno dei motivi per cui l’ho sottoscritta. Personalmente mi consente di godere di una tessera di iscrizione omaggio per tutti gli anni della durata della polizza a favore del FAI: è molto comodo perché evita il rinnovo annuale, questo senza escludere eventuali aiuti straordinari alla Fondazione, che rimane, in primis, l’Ente a cui deve arrivare il beneficio. Il FAI mi mette a disposizione, inoltre, quattro biglietti omaggio per l’ingresso in uno dei Beni aperti al pubblico; questo mi permette di distribuirli a conoscenti e amici che sono così incentivati a visitare i Beni aperti in tutta Italia e a interessarsi alle vicende storiche e artistiche che li contraddistinguono. Il merito primario, naturalmente, va alla Fondazione e alla particolare attenzione con cui gestisce il proprio patrimonio, nonché alla competenza e professionalità delle guide che, ho notato, l’osservatore attento apprezza e alla fine plaude. Non bisogna comunque tralasciare poi la parte sentimentale, che va ben al di là di qualsiasi vantaggio materiale e che, almeno da parte mia, mi fa sentire decisamente più vicino alla Fondazione e più partecipe alle iniziative che promuove. Alla fine questa è la cosa che mi dà più soddisfazione, insieme all’occasione di conoscere ottime persone vicine al FAI, il cui entusiasmo, serietà e professionalità, giustificano e appagano la scelta che ho fatto.

Per chi sta pensando di compiere questo gesto generoso, ma ancora non è sicuro, quali consigli può suggerire?

Penso che se una persona ama l’arte e la bellezza del proprio Paese, deve averne a cuore anche la salvaguardia e la conservazione e gioirne quando altre persone le possono ammirare. Chi è iscritto al FAI conosce il lavoro che svolge la Fondazione e le difficoltà che deve superare per portare a termine i progetti prefissati e permettere a tutti noi, poi, non solo di poterli visitare, ma anche di viverli e goderli nella loro bellezza e originalità. Chi già la sostiene ha certamente, nel suo DNA, una spiccata sensibilità verso il bello e ama profondamente il proprio Paese: sostenerla con un gesto importante che rimarrà anche dopo di noi è una grande gioia e un modo per dare lustro, in questi tempi un po’ tristi, alla nostra Italia. A chi è ancora incerto io dico, senza retorica, di sottoscrivere tranquillamente una polizza a favore del FAI: sarete accolti da professionalità e trasparenza (riceverete anche il Rapporto Annuale, l’aggiornamento sul bilancio e i progetti della Fondazione) e, oltre al lato concreto che si tocca con mano visitandone i Beni, sarete ampiamente ripagati della scelta e della fiducia che avrete riposto nella Fondazione.

Quale è il suo Bene FAI preferito e perché?

Indubbiamente Villa Fogazzaro Roi a Valsolda, affacciata sul lago di Lugano in provincia di Como. Ho sempre amato quei luoghi ancora prima di visitarli, attraverso le pagine di Piccolo mondo antico. Conoscendo le vicende del romanzo e la vita di Antonio Fogazzaro, di cui sono sempre stato un estimatore, il connubio con la Villa è un tutt’uno. L’influenza che hanno avuto su di me le tante letture che ho fatto sullo scrittore vicentino, mi fanno vivere la Villa come un’immersione in quel magico mondo ottocentesco in cui si muovevano i tanti personaggi, non del tutto inventati, a cui lo scrittore ha dato vita. L’atmosfera che si respira sembra quella di allora, tanto che partecipo ogni anno agli aperitivi serali che il FAI organizza regolarmente in estate nel giardino pensile. In quelle occasioni, complice anche l’organizzazione impeccabile del personale che la gestisce, quel luogo diventa un mondo a sé, completamente distaccato dalla realtà esterna. In particolare ricordo con piacere una cena con una bella e diligente compagnia organizzata nella sala da pranzo con la porta aperta sul giardino e le luci che davano al lago un aspetto sognante: sembrava di sentire ancora le voci di Fogazzaro e dei suoi numerosi amici, che regolarmente invitava in Villa, finché non compariva la moglie, Margherita Valmarana, che, da padrona di casa li mandava tutti a letto. Io ho avuto la fortuna di visitare la Villa quando ancora era in vita il Marchese Roi e ho sempre pensato che, nel futuro, il FAI potesse esserne il più valido custode della memoria. Così fortunatamente è stato e ne sono felice.

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