14 ottobre 2026
Ci sarà tempo fino a domenica 29 novembre 2026 per visitare la mostra Piero Portaluppi: l’arte del disegno a cura di Roberto Dulio, prima esposizione temporanea che il FAI ha organizzato per valorizzare il ricchissimo archivio di arredi, disegni, documenti e libri che gli è stato conferito dalla Fondazione Piero Portaluppi e che da maggio ha trovato la sua nuova casa in uno spazio appositamente allestito all’ultimo piano di Villa Necchi Campiglio a Milano, riallacciando il legame tra il celebre architetto e uno dei suoi progetti oggi più noti e ammirati, realizzato tra il 1932 e il 1935.
Inaugurata il 21 maggio scorso e inizialmente programmata fino al 18 ottobre, la mostra – molto apprezzata dal pubblico e con quasi 40.000 visitatori all’attivo – vede esposti 44 tra i più noti e significativi disegni di Portaluppi, che rivelano l’abilità del grande architetto milanese come disegnatore e l’utilizzo che faceva del disegno non come semplice strumento tecnico, ma come un modo di pensare, un espediente per deformare ironicamente la realtà: dalle caricature della gioventù ai progetti più maturi per case private e palazzi istituzionali, dai bozzetti per interventi su edifici storici della città alle tavole del Piano Regolatore del 1927, dai disegni di architetture realizzate a quelli per edifici futuribili, fino ai dettagli di arredi e decori che si ritrovano nella stessa Villa Necchi.
Negli anni della formazione al Politecnico di Milano, tra il 1905 e il 1910, Portaluppi lavorò come caricaturista, collaborando con riviste come «Guerin Meschino» e «Babau» e sperimentando nelle vignette la rapidità del segno, la capacità di ridurre un carattere a pochi tratti, l’arte di far parlare un profilo, un gesto, una sproporzione. Questa vena caricaturale è passata poi all’architettura, come si vede nelle opere esposte a Villa Necchi, in un percorso che si snoda in due ambienti distinti ma complementari, che accompagnano progressivamente i visitatori da una condizione di osservazione raccolta a una di immersione. In questi fogli, da cui emerge il gusto della battuta visiva e in cui non mancano riferimenti all’enigmistica e ai giochi linguistici, l’architettura disegnata è impeccabile: prospettiva, ombre, proporzioni e resa grafica sono controllatissime. Eppure, sotto la precisione, scorre una pungente ironia, una satira senza didascalia da cui la città futura emerge come paradosso che mette in crisi l’immaginario idealista della modernità.
Il progetto di allestimento della mostra è di Angelo Gramegna.
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