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Giorgio Colombo. Intervista al fotografo della Collezione Panza

Giorgio Colombo. Intervista al fotografo della Collezione Panza

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Giorgio Colombo. Intervista al fotografo della Collezione Panza
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10 giugno 2022

«I molti anni che ho lavorato per Giuseppe Panza sono stati anni felici. Con lui ho potuto dedicarmi quasi esclusivamente all'Arte, tramite lui ho potuto conoscere in modo più approfondito il lavoro degli artisti che collezionava». Giorgio Colombo

Fino al 25 settembre è esposta, negli spazi delle scuderie di Villa e Collezione Panza a Varese, la mostra Giorgio Colombo. Fotografie dalla Collezione Panza 1975-1992, dedicata all’intero corpus di centotredici fotografie che documentano alcune delle opere d’arte collezionate da Giuseppe Panza di Biumo.

L’idea e le ragioni della mostra sono da ricondurre all’affinità di pensiero e di sensibilità e alla condivisione di intenti, che contraddistingue la trentennale collaborazione tra uno dei più sensibili interpreti dell’arte attraverso la fotografia, Giorgio Colombo, e il celebre collezionista di arte americana contemporanea, Giuseppe Panza di Biumo.

Per comprendere meglio lo sguardo del fotografo sulla collezione Panza presentiamo un estratto dell’intervista della direttrice di Villa Panza e curatrice della mostra Anna Bernardini a Giorgio Colombo, pubblicata integralmente nel catalogo della mostra, edito da Magonza editore e disponibile nel bookshop di Villa e Collezione Panza a Varese.

[…]
A.B. | Tu sei stato il fotografo ufficiale della collezione di Giuseppe Panza di Biumo dal 1975 al 2004. Hai rappresentato l'occhio che ha trascritto in modo puntuale il pensiero e lo sguardo del collezionista nella sua instancabile ricerca. Una condivisione assoluta nell'idea e nella visione?

G.C. | L'inizio della mia collaborazione con Giuseppe Panza è avvenuto tempo dopo un servizio fotografico su «Casa Vogue». Panza mi chiedeva di vendergli alcune delle fotografie pubblicate nella rivista. Ufficialmente il primo incarico è stato fotografare una mostra allestita al Museum fur Gegenwartskunst di Basilea, con opere prevalentemente di Minimal e Conceptual Art. Se si guardano le fotografie si capisce che la nostra visione dell’opera d’arte coincideva. È stato in quel momento che sono diventato, come diceva Panza, il fotografo della Collezione. La collaborazione e l’amicizia tra di noi è durata per molti anni. Giuseppe e Pupa venivano spesso a cena e anche con mia moglie Piera si parlava molto di arte ma non solo, anche la musica era molto presente, in qualche occasione si aggiungevano amici artisti, critici o altri protagonisti del sistema dell’arte.

A.B. | Giuseppe Panza ti ha affidato numerose e importanti campagne fotografiche per la sua collezione esposta nella villa varesina, così come in istituzioni nazionali e internazionali: come si impostava di volta in volta il metodo di lavoro, di lettura e di interpretazione delle installazioni e degli ambienti curati dal collezionista? Quali erano i temi sui quali vi confrontavate per avere una comune visione?

G.C. | Le fotografie che sono esposte in mostra documentano le installazioni a Villa Panza e quelle nei vari musei. Panza non mi dava nessuna indicazione su come procedere nelle riprese, ero completamente libero di interpretare le opere negli spazi del museo. In particolare le luci. Un problema molto difficile da risolvere, spesso per un non oculato uso dell’illuminazione. Avevo conquistato la sua completa fiducia.

A.B. | Giuseppe Panza parlando delle tue caratteristiche tecniche diceva «Le qualità di Giorgio Colombo sono particolarmente visibili nelle stampe in bianco e nero dove l’uso dei grigi e delle ombre trasforma la fotografia e la fa diventare arte».

G.C. | Una affermazione che mi riempiva di soddisfazione, anche perché lui aveva una grande capacità di riconoscere le qualità del lavoro di un artista, come di un fotografo.

A.B. | II corpus di queste 113 fotografie che esponiamo per l'occasione a Varese documenta una commissione che Giuseppe Panza ti aveva fatto nel 1993. Ci puoi raccontare come è nata?

G.C. | Panza diceva spesso che le mie stampe erano di grande qualità; in effetti ho dato molta importanza al lavoro di stampa delle mie fotografie, ho sempre prodotto nella mia camera oscura, personalmente o con l’aiuto di un assistente. Solo il colore veniva sviluppato da laboratori esterni. Le stampe su cui dava il suo giudizio erano però di piccolo formato 18 x 24, o 24 x 30 cm, con una qualità buona ma limitata. Solo con carte di qualità superiore e con trattamento di sviluppo più elaborato è possibile produrre stampe Fine Art. Una volta mi ha chiesto di fargli vedere delle prove, per mostrargli la differenza. Quando le vide decise di procedere alla realizzazione delle stampe che sono ora per la prima volta esposte tutte insieme a Biumo.

[…]

A.B. | L'incontro con Giuseppe Panza che eredità spirituale ti ha lasciato come uomo e come fotografo?

G.C. | I molti anni che ho lavorato per Giuseppe Panza sono stati anni felici. Con lui ho potuto dedicarmi quasi esclusivamente all'Arte, tramite lui ho potuto conoscere in modo più approfondito il lavoro degli artisti che collezionava, e che per buona parte, erano gli stessi che seguivo, almeno dai primi anni Settanta. Il primo incontro con le opere della sua collezione è stato alla Biennale di Venezia del 1964 dove era esposta l’opera di Robert Rauschenberg, Gift for Apollo, di cui conservo in archivio la fotografia fatta in quella occasione. Ho sempre pensato che Panza fosse molto religioso e quando parlava di alcune opere si percepiva appunto una certa spiritualità. Penso ai lavori di Rothko dell’ultimo periodo, dove si percepisce, osservandoli a lungo, come una vertigine tranquillizzante e contemporaneamente una misteriosa energia che avvicina a un senso “spirituale”. La stessa cosa succede negli ambienti di Robert lrwin, James Turrell, Dan Flavin, Bruce Nauman, Eric Orr, Maria Nordman, Doug Wheeler. È un vero peccato che il progetto pensato da Panza per Villa Scheibler, dove egli avrebbe voluto installare le opere ambientali della sua collezione, non sia andato a buon fine. Come uomo mi ha lasciato la sua sapienza nel giudizio, arricchendo la mia idea dell’arte. Come fotografo il riconoscimento del mio lavoro e soprattutto la possibilità di fare delle buone fotografie, in particolare quelle che sono esposte nella mostra, che lui personalmente ha selezionato, voluto, approvato.

Prossimi appuntamenti

Durante l’estate e fino a settembre Villa Panza propone un ciclo di incontri ed eventi tematici per esplorare e approfondire la figura del fotografo della Collezione Panza.

Incontri al tramonto

Il 29 giugno alle ore 18,30 non perderti l’evento Giorgio Colombo per l’Olivetti Corporate Image. Un mondo tra cultura, innovazione e tecnologia; alla presenza del fotografo, sono previsti gli interventi di Alberto Saibene, saggista e curatore degli scritti di Adriano Olivetti, Marcella Turchetti, dell’Archivio Olivetti di Ivrea e Giuseppina Caccia Dominioni, Direttore dell'Archivio Panza Collection, Mendrisio.

Il 27 luglio alle ore 18,30 ti aspettiamo, invece, per l’incontro L’archivio fotografico come fonte per la storia dell’arte con Giorgio Colombo, Alessandra Pozzati, Archivio Ugo Mulas, Angela Madesani, Storica dell’arte e curatrice e Francesca Guicciardi, Archivio Panza Collection, Mendrisio.

Seguiranno nel mese di settembre altri due appuntamenti: Giorgio Colombo. L’editoria e i libri d’artista e Giorgio Colombo e La fotografia d’Arte.

Continua a seguirci per tutti i dettagli!

Giorgio Colombo. Fotografie dalla Collezione Panza 1975-1992
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