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Castello di Masino: le vigne, il torchio, le cantine e il Nebbiolo

Castello di Masino: le vigne, il torchio, le cantine e il Nebbiolo

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Castello di Masino: le vigne, il torchio, le cantine e il Nebbiolo
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13 gennaio 2022

Oltre che sontuosa dimora di una delle più illustri casate piemontesi, il Castello di Masino è stato anche un importante centro amministrativo per la produzione agricola. Il FAI ha recuperato l’antico vigneto e presto avvierà la produzione di Nebbiolo, tra i più importanti vitigni autoctoni del territorio.

Il Castello e Parco di Masino (TO) – Bene di proprietà del FAI dal 1988 – domina da una collina l’anfiteatro morenico di Ivrea: nelle giornate serene, la vista si allunga fino a Torino e all'imbocco della Valle d'Aosta.

La posizione elevata, di indiscutibile fascino, ha avuto in passato grande importanza strategica per ragioni politiche ed economiche, perché Masino si trovava in un punto di snodo delle vie di comunicazione a ridosso dell'arco alpino. Di fatto, è stato il cuore pulsante del feudo appartenuto a uno dei rami più illustri della famiglia Valperga e fino alla metà del Novecento ha ricoperto anche un ruolo cruciale quale centro amministrativo per la produzione agricola. Al castello, infatti, facevano capo le "agenzie", vere e proprie aziende agricole sul territorio, dove si coltivavano frumento, canapa, riso – verso il Vercellese – e viti, sulle colline circostanti il Castello e nel territorio di Caluso.

La coltivazione della vite

La fama del marchese di Parella
la borsa del conte Perrone
i granai del marchese di Vische
le cantine del conte di Masino
non avranno mai fine.

Antico proverbio canavesano che attesta la fama delle cantine (crote) del Castello di Masino, tanto grandi da sembrare senza fine.

Le vigne ubicate nei pressi del Castello vengono citate in numerosi documenti d’archivio. Le prime notizie, attestanti la presenza di impianti lungo il versante di ponente nei pressi dell’Allea grande, sono presenti già negli Inventari del 1567. In questi documenti le camere degli appartamenti della manica di ponente sono descritte con la definizione di “camere verso le vigne”.

Dalla fine del Seicento i documenti d’archivio testimoniano la trasformazione del maniero da fortezza militare a residenza prediletta del feudo: alcuni ambienti, appartenuti ai primitivi insediamenti fortificati oggi ubicati ai piani primo e secondo interrato, vengono trasformati in depositi e cantine. Qui veniva portato tutto il raccolto del feudo di Masino per la torchiatura.

In questi spazi, di ampie dimensioni (circa 700 mq), erano conservati i vini: la cantina delle Donie, la cantina Grande e la cantina del Pozzo testimoniano l’intensa attività vitivinicola della zona di Masino. Negli ambienti del primo piano interrato si trova anche un grande torchio vinario "a leva", piuttosto diffuso nel territorio piemontese: la struttura risale al XVIII secolo, è in legno di rovere, misura circa 7 metri e si trova ancora in buono stato di conservazione.

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Il ripristino del vigneto storico

Nel 2018 il FAI, durante il restauro paesaggistico del bosco del Castello, ha scoperto l’antico vigneto dei Conti Valperga sepolto dalla vegetazione, anche grazie alle fonti conservate nell’Archivio. Si tratta di un ettaro di terreno a balze, attiguo alle mura, posto all'interno di una sorta di conca sotto la quale si apre la panoramica di Vestignè, un fondo soleggiato esposto a Sud Ovest, verso Torino. È iniziato così il progetto di recupero del vigneto storico, che ha visto il ripristino dei terrazzamenti coltivati: con l'ausilio dell’esperienza dell'azienda agricola La Campore, sono stati riposizionati i pali di castagno, come era in uso all'epoca dei conti, mantenendo varie piante del bosco per non compromettere la tenuta delle balze, il tutto con lavorazioni in massima parte manuali. All’interno del vigneto sono stati quindi trovati tre esemplari di Quercus Suber, un ritrovamento che spinge a ritenere che la corteccia di queste piante venisse utilizzata per produrre il sughero, necessario all’imbottigliamento dei vini prodotti dalla famiglia.

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La produzione di Nebbiolo ed Erbaluce

I primi frutti del vigneto storico sono arrivati l'ottobre scorso: probabilmente già dal prossimo autunno le viti daranno le prime uve utili per la vinificazione. Il Nebbiolo del Castello di Masino sta arrivando!

Il progetto di recupero del vigneto proseguirà con il ripristino di un’altra vigna appartenuta ai Valperga che si trova sul lato rivolto al Monviso: lì si produrrà Erbaluce, l’altro autoctono del Canavese.

Degustazioni

Anche le attività e gli eventi ospitati al Castello nel corso dell’anno concorranno a valorizzare gli impegnativi lavori di ripristino del vigneto. Da marzo il Castello ospiterà “Territori da gustare”: una serie di incontri che correrà lungo tutto l’anno, svolta in collaborazione con i Giovani Vignaioli Canavesani. I visitatori potranno godere di speciali percorsi di degustazione alla scoperta dei vitigni e dei cibi tipici del Canavese e scoprire così le eccellenze enogastronomiche degli antichi territori della Savoia.

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